Scuola

Perché a Brescia scuole vicine possono essere molto diverse: i dati

Nell'anno scolastico 2024/2025 il 23,6% degli alunni delle elementari avevano cittadinanza non italiana. Ma dietro la media provinciale ci sono differenze enormi tra territori, scuole e quartieri della città
Giovanna Zenti

Giovanna Zenti

Giornalista

Un'aula scolastica
Un'aula scolastica

Prima di tutto, una precisazione. Necessaria, quando si parla di studenti «stranieri». Per il Ministero dell’Istruzione sono gli alunni con cittadinanza non italiana: una definizione anagrafica dentro cui finiscono storie molto diverse.

Molti di quei bambini e ragazzi sono nati in Italia, qui sono cresciuti e hanno frequentato le scuole fin dall’infanzia. Parlano italiano come prima lingua e magari non hanno mai visto il Paese da cui sono arrivati i loro genitori. La cittadinanza, insomma, non misura né la provenienza effettiva né il grado di integrazione di uno studente.

Tuttavia, è necessario e importante per costruire le politiche di inclusione e di istruzione sapere come sono distribuiti. Nell’anno scolastico 2024/2025, nelle scuole bresciane dalla primaria alle superiori gli studenti con cittadinanza non italiana erano 27.678, pari al 19,2% dei 144.127 iscritti complessivi. Una presenza concentrata particolarmente nel primo ciclo: nelle primarie sono 12.806, il 23,6% del totale, quasi un bambino su quattro. Ma se si prendono in considerazione le sole scuole statali della città si arriva al 40,4%.

La media provinciale racconta insomma soltanto una parte della storia. La distribuzione cambia molto tra un ordine scolastico e l’altro e, soprattutto, tra territori e singole scuole: in alcuni plessi gli studenti con cittadinanza non italiana sono più di sette su dieci, mentre in altri rappresentano una presenza residuale.

Lo studio dei dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2024/2025, sia delle scuole statali che paritarie, restituisce una fotografia che cambia parecchio a seconda dell’età degli studenti, del Comune e persino della scuola frequentata.

Una provincia che cambia

Per capire il contesto bisogna partire dalla demografia. Al 1° gennaio 2025 in provincia di Brescia vivevano 154.525 cittadini stranieri, pari al 12,2% della popolazione.

Attenzione, però, a non sovrapporre automaticamente questa percentuale a quella della popolazione scolastica. Se la prima misura la popolazione residente, la seconda fotografa gli studenti iscritti: due dimensioni che nella declinazione territoriale non coincidono perfettamente. Un studente può abitare a Gussago e andare a scuola a Brescia, oppure attraversare la città per raggiungere il suo istituto. La mobilità aumenta di pari passo con l’età, diventando determinante alle superiori.

I dati demografici servono dunque a capire il territorio nel quale la scuola si inserisce, non a costruire un rapporto diretto tra composizione dei residenti e composizione degli studenti. Detto questo, la presenza di alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico bresciano è significativa. E, soprattutto, non si distribuisce allo stesso modo nei diversi ordini.

Alle elementari quasi uno su quattro

Partiamo dalle elementari: nell’anno scolastico 2024/2025 gli iscritti in provincia erano 54.293, dei quali 12.806 con cittadinanza non italiana. Ovvero il 23,6%, quasi un bambino su quattro.

Alle secondarie di primo grado la quota scende al 21,2%: 7.815 studenti con cittadinanza non italiana su 36.864 iscritti. Alle superiori cala ancora, fino al 13,3%, con 7.057 studenti con cittadinanza non italiana su 52.970.

Dentro ciascuno dei tre ordini emerge poi un’altra differenza: quella fra scuola statale e paritaria, dove la presenza di studenti con cittadinanza non italiana è decisamente inferiore.

Il divario attraversa tutti gli ordini scolastici: nelle primarie sono il 25% nelle statali e il 6,1% nelle paritarie, alle medie il 22,7% contro il 4,1%, alle superiori il 14,2% contro il 3,4%. 

Non è un dettaglio, soprattutto quando si prova a capire perché scuole con sedi nelle stesse zone hanno composizioni di utenza molto diverse. Il quartiere nel quale un bambino vive, con la sua offerta scolastica conta, ma non è tutto: contano anche le scelte e le valutazioni fatte all’interno della famiglia e la possibilità di spostarsi.

Nei Comuni

Analizzando i paesi, la fotografia si frammenta. Ci sono Comuni in cui la presenza degli studenti con cittadinanza non italiana è molto superiore alla media bresciana e altri dove resta residuale. Non è distribuita insomma uniformemente nei 205 Comuni bresciani: si concentra in alcuni territori e, all’interno di questi, può concentrarsi ulteriormente in alcune scuole.

In alcuni casi basta attraversare un confine perché lo scenario cambi quasi completamente.

Succede, per esempio, tra Ospitaletto e Passirano. Nelle primarie di Ospitaletto gli studenti con cittadinanza non italiana sono il 35,5%: 269 bambini su 757. Nel Comune confinante sono appena il 7,9%, 27 su 343. Tra Gambara e Remedello, sempre alle elementari, si passa dal 14,2% al 40,5%; tra Borno e Piancogno dall’1,3% al 27,1%. E in Val Sabbia emerge soprattutto il caso di Vobarno: qui il 42,6% degli alunni delle primarie ha cittadinanza non italiana, contro il 14,8% della vicina Salò e il 15,5% di Sabbio Chiese.

Vobarno è interessante anche per un’altra ragione: la concentrazione resta anche con il passaggio alle medie. Nelle secondarie di primo grado gli studenti con cittadinanza non italiana sono ancora il 40,6%, mentre a Salò sono il 9%, a Roè Volciano il 9,2% e a Gargnano il 10,5%. 

E non è un caso isolato. Alle medie Prevalle è al 32,8% e Calvagese della Riviera al 5,7%; Coccaglio al 33,8% ed Erbusco al 12,2%; Gardone Valtrompia al 32% e Marcheno all’11,3%. Tra Palazzolo sull’Oglio e Adro si passa invece dal 24,7% al 4,5%.

Forbici che diventano visibili anche analizzando il contesto cittadino.

A Brescia città

A Brescia le differenze diventano evidenti tra un quartiere e un altro. Alla primaria Volta, nel quartiere di Fiumicello, gli studenti con cittadinanza non italiana sono il 75,1%, tre su quattro. Alla secondaria Romanino, alle Chiusure, sono il 73,5%. Seguono la primaria Ungaretti con il 72,2% e la Manzoni con il 69,8%. In altre scuole cittadine, invece, la quota scende sotto il 10%.

Per provare a capire quanto pesi la demografia del territorio abbiamo messo a confronto la composizione delle scuole con quella dei quartieri: nella mappa il colore indica la percentuale di residenti tra 0-14 anni con cittadinanza non italiana, mentre i punti rappresentano primarie e secondarie di primo grado e la relativa quota di studenti stranieri.

Quanto conta il quartiere

La demografia, come si può vedere, gioca un ruolo chiave, anche se non è sufficiente a spiegare la composizione della popolazione scolastica. Alcune delle scuole con le percentuali più elevate si trovano nelle zone della città dove è maggiore anche la presenza di bambini e ragazzi con cittadinanza non italiana, ma non è sempre così.

La relazione emerge soprattutto alle elementari, il periodo scolastico in cui conta la vicinanza casa- scuola. È il caso di Fiumicello, dove gli studenti di nazionalità stranieri rappresentano circa il 49% dei residenti 0-14 anni: alla primaria Volta la percentuale sale addirittura al 75,1% degli alunni, oltre 26 punti in più rispetto alla composizione demografica del quartiere.

Succede però anche che nel Centro storico Nord il 38,3% dei residenti 0-14 anni abbia cittadinanza non italiana, ma che alla primaria Arici gli studenti con nazionalità non italiana sono solo l’8,9%. 

Lo stesso vale all’interno degli istituti comprensivi. Volta e Romanino, rispettivamente al 75,1% e al 73,5%, appartengono entrambe al Colombo Ovest 1. Ma nello stesso comprensivo, alla vicina Torricella, la percentuale scende sotto il 40%. Uno scarto molto ampio tra scuole che si trovano nello stesso angolo di città e che dimostra come la composizione demografica del territorio, da sola, non sia sufficiente a spiegare quella delle classi.

A incidere sono infatti anche i bacini di utenza dei singoli plessi, l’offerta formativa, il tempo pieno, gli spostamenti e le scelte delle famiglie. Così, anche all’interno dello stesso istituto comprensivo, possono convivere scuole con una presenza di studenti di nazionalità straniera molto diversa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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