Segregazione è una bruttissima parola. In ambito scolastico soprattutto. Quindi sgomberiamo immediatamente il campo da ogni dubbio: non c’è nessun disegno, nessun piano, nessun complotto per dividere i cittadini italiani da quelli stranieri nelle scuole primarie e secondarie di primo grado della città. Appare però evidente che ci siano delle sproporzioni da scuola a scuola: in alcuni istituti la percentuale di studenti senza cittadinanza italiana supera il 70%, in altri casi non si arriva al 10%.
Il quadro
L’operazione che porta a questo risultato non è semplice. O meglio, a un calcolo semplice bisogna aggiungere alcune variabili che spesso vengono snobbate. Molte delle scuole che ospitano alte percentuali di studenti stranieri si trovano in quartieri popolati allo stesso modo. Il caso di Fiumicello è emblematico: 75% di studenti non italiani alla primaria Volta e 49% di ragazzi stranieri nella fascia 0-14 anni. Non è però sempre così: a Porta Venezia gli stranieri sono pochi, ma la primaria Ungaretti è molto popolata. Quindi sì, conta la demografia, ma ci sono troppi altri fattori che condizionano la situazione. Lo spiegano l’assessora all’Istruzione del Comune di Brescia Anna Frattini e Monica Terlenghi, responsabile Diritto allo Studio in città.
«È vero che in alcuni quartieri gli italiani sono pochi, ma il punto è che anche quei pochi spostano i figli in scuole più lontane perché conta molto la reputazione dell’istituto». E questa reputazione, spesso (o forse sempre) è data dalla quantità di stranieri che accoglie. È il segreto di pulcinella: molte famiglie preferiscono portare i figli lontani da casa piuttosto che in scuole considerate di serie B.
Per l’Amministrazione comunale, dunque, la sfida vera è far sì che le famiglie italiane tornino a considerare quelle scuole come una scelta possibile. Un salto che per essere costruito necessita però di alcuni aiuti. Orari e servizi, infatti, incidono sulla scelta dell’istituto e sono molti i fattori che si prendono in considerazione. Torniamo ancora sulla Volta di Fiumicello. Per abbassare i costi non sono previsti né il doposcuola né la mensa, un problema per chi lavora tutto il giorno e non può contare sui nonni. Anche se la reputazione della scuola è la condizione primaria, ci sono quindi altre tematiche da tenere in considerazione.
Il nodo vero di tutta la questione è rappresentato comunque dagli stranieri arrivati da poco tempo in Italia (i Nai). «Continui nuovi inserimenti di bambini e ragazzi che non parlano italiano chiaramente non rendono facile l’insegnamento – sottolinea Frattini –. Certo, un inserimento precoce e regolare nella scuola dell’infanzia aiuterebbe a limare il problema».
Quello dei giovani stranieri nelle scuole è sicuramente un tema, a cui il Comune dedica strumenti specifici: patti educativi territoriali, spazi per i genitori nelle scuole, coinvolgimento di mamme e papà, alfabetizzazione e mediazione linguistica. È evidente però che il problema non riguarda solo l’istituzione scuola. Parliamo di una città che cambia, di quartieri che si trasformano e di modi di fraternizzare che nascono in maniera differente. Elementi che hanno un peso sociale e che non possono essere ignorati.




