Salute e benessere

Tumori, cresce la speranza: oltre 70mila bresciani vivono dopo la diagnosi

Erano 54mila nel 2014. I nuovi casi sono 6.800 all’anno, in calo la mortalità. Tra i segnali positivi la riduzione dell’incidenza della neoplasia alla mammella. Emerge dai dati di Ats
Il 5,8% della popolazione vive dopo la diagnosi
Il 5,8% della popolazione vive dopo la diagnosi

Oltre 70mila bresciani vivono dopo una diagnosi di tumore. Sono il 5,8% della popolazione assistita da Ats Brescia, una quota cresciuta sensibilmente in undici anni: nel 2014 erano 54.405, il 4,5%. Un aumento legato al miglioramento delle cure e all’invecchiamento della popolazione, che si accompagna a un altro segnale positivo: la diminuzione della mortalità. Nel 2024 i tumori maligni hanno causato 2.925 decessi, contro i 3.723 del 2012. Resta consistente il peso delle nuove diagnosi, poco più di 6.800 ogni anno.

È da questi numeri, tra progressi e criticità ancora aperte, che emerge la fotografia dell’andamento delle patologie oncologiche nella nostra provincia, Valcamonica esclusa, che abbiamo scattato con l’aiuto di Cinzia Gasparotti, responsabile della struttura Epidemiologia di Ats Brescia.

A comporre il quadro sono tre fonti: la Banca dati dell’assistito (2014-2025), il Registro tumori (2011-2020) e il Registro nominativo delle cause di morte (2024). E tre sono anche gli indicatori attraverso i quali leggere l’andamento delle patologie oncologiche: prevalenza, incidenza e mortalità. Si parte dalla prevalenza, che misura quante persone vivono dopo una diagnosi di tumore.

Prevalenza

Nel 2025 sono 70.472 gli assistiti di Ats Brescia che hanno ricevuto una diagnosi oncologica nel corso della loro vita. Dentro questo numero ci sono situazioni molto diverse: persone in cura, altre che convivono con una malattia diventata cronica e altre ancora che sono guarite. Nel 2023 erano 69.905.

Le donne sono 36.944, il 52,4% del totale e il 6,1% della popolazione femminile; gli uomini sono 33.528, il 47,6% e il 5,5% della popolazione maschile. È soprattutto l’età a fare la differenza. Sotto i 45 anni vive dopo una diagnosi di tumore meno dell’1% della popolazione. La quota sale al 5,4% tra 45 e 65 anni, raggiunge il 13% tra 65 e 75 e arriva al 18,8% oltre i 75 anni. Significa che, tra i bresciani più anziani, quasi una persona su cinque vive dopo avere affrontato una diagnosi oncologica.

Incidenza

Il secondo indicatore è l’incidenza, cioè il numero di nuove diagnosi. Nel periodo analizzato dal Registro tumori (2011-2020) sono stati registrati 72.483 nuovi casi di tumore maligno, poco più di 6.800 all’anno, oltre la metà tra gli uomini.

Il tumore più frequente nella popolazione generale è quello della mammella, seguito da polmone (7.468 casi), prostata e colon retto. Le differenze tra i sessi sono nette: tra gli uomini prevale il tumore della prostata, tra le donne quello della mammella. L’incidenza aumenta con l’avanzare dell’età: la diagnosi arriva mediamente intorno ai 68 anni e negli ultimi anni tende a spostarsi più avanti, sia per gli uomini sia per le donne.

Guardando alle singole neoplasie, emergono anche segnali positivi. Il più significativo riguarda il tumore della mammella, che resta il più diagnosticato nel Bresciano: a fronte di un numero di nuovi casi sostanzialmente stabile, tra il 2011 e il 2020 il tasso di incidenza è progressivamente diminuito, passando da 182 a 150 casi ogni centomila abitanti.

Una tendenza al calo riguarda anche il tumore del colon retto, sia tra gli uomini sia tra le donne, dopo l’aumento delle diagnosi registrato nei primi anni di introduzione dello screening. In diminuzione anche l’incidenza del tumore della vescica tra gli uomini. Per il tumore della prostata, invece, il numero dei casi oscilla negli anni senza mostrare una tendenza definita.

Diverso l’andamento del tumore del polmone. Tra il 2011 e il 2020 l’incidenza è diminuita di circa un terzo negli uomini, mentre tra le donne è aumentata di quasi un quarto. I casi restano più frequenti nella popolazione maschile, ma la distanza tra uomini e donne si è progressivamente ridotta.

Mortalità

Infine la mortalità, che nel lungo periodo mostra un andamento favorevole, complici i progressi della medicina e il successo della prevenzione. Nel 2024 i tumori maligni, dicevamo, hanno causato 2.925 decessi, 1.610 tra gli uomini e 1.315 tra le donne; nel 2022 sono, invece, stati 3.646.

A provocare il maggior numero di vittime è il tumore del polmone e alla trachea: 578 nel 2024, quasi una morte oncologica su cinque. Seguono colon retto (274), pancreas (245), fegato e vie biliari (232) e tumori del sangue (231). Proprio il tumore del polmone fa emergere una delle differenze più significative tra uomini e donne.

Se tra gli uomini resta da tempo la prima causa di morte oncologica, più recentemente ha raggiunto il primo posto anche tra le donne: nel 2024 i decessi sono stati 215, più dei 197 causati dal tumore della mammella.

Un dato che assume particolare rilievo alla luce dell’andamento dell’incidenza, diminuita tra gli uomini ma cresciuta tra le donne nel periodo 2011-2020. Come fa notare, però, la dottoressa Gasparotti, incidenza e mortalità, non sono direttamente sovrapponibili: sui decessi incidono anche la prognosi, la sopravvivenza e le possibilità di diagnosi e cura.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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