Salute e benessere

Diagnosi dei tumori: «Precisione e tempestività fanno la differenza»

Parla il dottr Claudio Bnà, responsabile della Radiologia della Poliambulanza di Brescia, tra i protagonisti della puntata di «Obiettivo salute» dedicata al nuovo Cancer Center
Daniela Affinita
Il dottor Claudio Bnà - © www.giornaledibrescia.it
Il dottor Claudio Bnà - © www.giornaledibrescia.it

La nascita del nuovo Cancer Center della Fondazione Poliambulanza è stata al centro della prima puntata della nuova stagione di «Obiettivo salute», registrata proprio all'interno dell'ospedale. Un percorso dedicato al viaggio del paziente oncologico, dalla diagnosi alla terapia, attraverso il lavoro di un'équipe multidisciplinare. E se la cura oncologica è il risultato del lavoro di molti specialisti, tutto parte da un momento fondamentale: la diagnosi. Capire dove si trova la malattia, da quale organo ha origine, quanto è estesa e se ha coinvolto altre strutture significa infatti mettere a disposizione dell'équipe le informazioni necessarie per decidere come intervenire. Per questo la diagnostica per immagini assume un ruolo centrale. Ne abbiamo parlato con il dottor Claudio Bnà, responsabile dell'UO di Radiologia di Fondazione Poliambulanza.

Dottor Bna, quanto è importante il momento della diagnosi in un Cancer Center?

È fondamentale, la nascita di un Cancer Center significa affrontare la patologia oncologica all'interno di un gruppo multidisciplinare altamente qualificato e, in questo percorso, la radiologia occupa un ruolo importante. Il radiologo si interfaccia con tutti gli specialisti che si occupano del paziente e deve garantire una diagnosi quanto più possibile accurata, precisa e tempestiva.

Che cosa significa, concretamente, fare una diagnosi radiologica accurata?

Significa riuscire a definire nel modo più preciso possibile la malattia. In oncologia i dettagli possono cambiare il percorso terapeutico, dobbiamo quindi identificare correttamente la sede della lesione, capire da quale organo origina, valutare se sono coinvolti i linfonodi e se sono presenti eventuali lesioni a distanza. Queste informazioni permettono di definire quella che chiamiamo stadiazione radiologica, che rappresenta una base fondamentale per impostare correttamente il successivo percorso terapeutico.

Quindi non si tratta semplicemente di «vedere» un tumore.

No, assolutamente, la diagnostica deve fornire un quadro il più possibile completo della malattia. Non basta sapere che esiste una lesione: dobbiamo capire dove si trova, quanto è estesa, quali strutture coinvolge e quali informazioni può fornire agli specialisti che dovranno poi intervenire. È proprio questa precisione che permette di costruire il percorso terapeutico.

Quanto conta il tempo in questa fase?

Conta moltissimo, in oncologia anche il tempo è un fattore fondamentale, perché prima arriviamo alla diagnosi e alla definizione della malattia, prima possiamo partire con la terapia. Per questo, oltre alla precisione, sono importanti anche la tempestività e la chiarezza della refertazione. Il nostro lavoro deve mettere gli altri specialisti nelle condizioni di avere rapidamente informazioni comprensibili e utili per decidere come procedere.

A quel punto entra in gioco il confronto con gli altri specialisti. Come avviene?

Attraverso il gruppo multidisciplinare, il cosiddetto Tumor Board. A seconda della patologia, il radiologo si confronta con tutti gli specialisti coinvolti nel trattamento di quel paziente. Il nostro compito è fornire informazioni che possono essere decisive, al chirurgo, per esempio, possiamo indicare la sede della malattia, l'eventuale infiltrazione dei vasi, la presenza di lesioni a distanza e tutti quegli elementi che possono aiutare a stabilire se è possibile procedere direttamente con la chirurgia oppure se è necessario prima un altro trattamento.

Quindi anche la radiologia può contribuire a decidere quale sarà il momento giusto per operare?

Certamente, le informazioni che emergono dalla diagnostica possono aiutare l'équipe a capire se è possibile procedere subito con la chirurgia oppure se sia necessario, per esempio, iniziare con una terapia chemioterapica neoadiuvante, con l'obiettivo di ridurre la massa tumorale e il nostro lavoro continua anche durante il trattamento.

In che senso?

Il radiologo dialoga con l'oncologo per valutare la risposta alla terapia, attraverso gli esami possiamo capire se la malattia sta rispondendo alla chemioterapia, se la risposta è quella attesa oppure se ci sono elementi che possono suggerire la necessità di modificare il trattamento. Ci confrontiamo poi con il radioterapista per valutare il trattamento di determinate lesioni e con l'anatomopatologo quando è necessario approfondire la natura della lesione.

Gli esterni della Poliambulanza - Foto © www.giornaledibrescia.it
Gli esterni della Poliambulanza - Foto © www.giornaledibrescia.it

Alla fine, quindi, la precisione della diagnosi si traduce in una cura più personalizzata?

Sì, l'obiettivo è arrivare a una terapia personalizzata, cucita sul singolo paziente, non soltanto sulla singola malattia, ma su quella malattia in quello specifico paziente. Per poterlo fare bisogna partire da una diagnosi precisa, completa e tempestiva, è da lì che comincia il percorso.

Quando una persona arriva per la prima volta con un sospetto oncologico, come si sviluppa il percorso dal punto di vista diagnostico?

Dipende naturalmente dal tipo di sospetto e dalla patologia, gli esami vengono scelti in base al quesito clinico e alle caratteristiche del paziente. L'obiettivo è raccogliere tutte le informazioni necessarie per arrivare a una diagnosi precisa e per definire l'estensione della malattia. Non esiste un unico esame valido per tutti: ogni strumento diagnostico ha le proprie caratteristiche e viene utilizzato in base a ciò che dobbiamo andare a cercare.

Dottor Bnà, spesso quando una persona sente parlare di un esame radiologico pensa soprattutto alla paura di quello che potrebbe emergere. Quanto è importante, invece, non rimandare una diagnosi?

È importante affrontare il percorso diagnostico senza rimandare quando esiste un'indicazione clinica a fare un approfondimento. La tempestività è uno degli elementi fondamentali in oncologia: prima abbiamo una diagnosi precisa e completa, prima possiamo mettere il paziente nelle condizioni di iniziare il percorso terapeutico più appropriato. Naturalmente questo non significa sottoporsi indiscriminatamente a esami, ma seguire il percorso indicato dal medico.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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