Sfatare i falsi miti, promuovere la prevenzione e favorire diagnosi sempre più precoci. La Dermatologia è chiamata oggi non solo a curare, ma anche ad accompagnare i pazienti in un percorso di maggiore consapevolezza. Con questo spirito abbiamo parlato delle malattie della pelle con la professoressa Marina Venturini, direttrice della Struttura complessa di Dermatologia della Asst Spedali Civili e della Scuola di specializzazione in Dermatologia dell’Università di Brescia.
Professoressa Venturini, quali numeri descrivono l’attività della Struttura complessa di Dermatologia degli Spedali Civili?
Ogni anno eseguiamo circa 90mila prestazioni ambulatoriali, delle quali circa 50mila sono visite di follow up o screening per melanoma e tumori cutanei. I ricoveri sono circa 1.200 all’anno: disponiamo di sette posti letto per le degenze ordinarie e di altri due per il day hospital. Sul fronte chirurgico, eseguiamo ogni anno circa ottomila interventi per tumori cutanei.
Quali sono i tumori cutanei più diffusi?
Il melanoma, la cui incidenza in Italia e anche nel Bresciano si attesta sui 12 casi l’anno ogni 100mila abitanti. Il carcinoma squamocellulare con circa 20 nuovi casi ogni 100mila abitanti. E il basalioma, che è il più diffuso: colpisce una persona ogni mille.
In generale quali sono le patologie della pelle che vedete con più frequenza?
Possono essere ricondotte, in estrema sintesi, a tre grandi categorie: infiammatorie-immunomediate, tumorali e infettive. Tra le prime rientrano, per esempio, la psoriasi, la dermatite atopica, l’acne, gli eczemi, l’orticaria, le alopecie e la vitiligine. Dei tumori cutanei abbiamo già parlato. Le malattie infettive, infine, possono essere di origine batterica, virale, micotica o parassitaria. In questa terza categoria figurano anche malattie a trasmissione sessuale come la scabbia e la sifilide.

Tra queste malattie quali preoccupano di più?
Quelle tumorali. Nel melanoma l’incidenza è in aumento, con una crescita costante di circa il 5% all’anno, a fronte di una mortalità stabile. La diagnosi precoce è fondamentale: se individuato nelle fasi iniziali, il tumore può essere asportato chirurgicamente e la sopravvivenza supera il 90%. Quando invece la malattia viene diagnosticata tardivamente, le cellule tumorali possono diffondersi in altri organi dando origine a metastasi. Rispetto al passato, le Immunoterapie innovative hanno migliorato i tempi di sopravvivenza dei pazienti, ma si tratta comunque di una patologia che può avere conseguenze gravi.
Quali segnali devono spingere a controllare un neo (nevo)?
È importante prestare attenzione ai cambiamenti dei nevi. Un campanello d’allarme può essere rappresentato da una forma asimmetrica, da una crescita non omogenea o dalla comparsa di colori diversi all’interno dello stesso nevo, come nero, rosso, bianco o grigio. In presenza di questi segnali è opportuno rivolgersi innanzitutto al medico di famiglia, che potrà valutare la necessità di una visita dermatologica.
E se un neo compare improvvisamente?
Nei giovani può accadere e, nella maggior parte dei casi, non rappresenta un motivo di preoccupazione. Diverso è se la comparsa di un nuovo neo avviene dopo i 65 anni: in questo caso è opportuno effettuare un approfondimento specialistico. Potrebbe essere una semplice macchia legata al fotoinvecchiamento, ma se si tratta realmente di un neo è necessario escludere la presenza di un melanoma.
Ogni quanto andrebbe fatto il controllo dei nei? E a che età dovrebbe iniziare?
La risposta dipende soprattutto da diversi fattori fattori: la presenza di un alto numero di nei presenti sulla pelle o la presenza di nevi congeniti di dimensioni medio-grandi dalla nascita, associato ad una familiarità per melanoma nei parenti di primo grado. In presenza di uno o più di questi elementi è opportuno effettuare una prima visita in età pediatrica-adolescenziale. Sarà poi il dermatologo a indicare la frequenza dei controlli successivi. In generale, il melanoma è raro in età pediatrica e adolescenziale, mentre diventa più frequente nell’età adulta.
Stress, alimentazione e stile di vita possono incidere sulla salute della pelle?
Lo stress non è la causa diretta di alcuna malattia dermatologica, ma può favorirne l’esordio o determinarne un peggioramento. Questo avviene perché stimola la produzione di citochine infiammatorie, sostanze coinvolte nei processi infiammatori dell’organismo che hanno una ripercussione anche sulla cute, aumentandone lo stato infiammatorio. Per quanto riguarda l’alimentazione, non esistono cibi da eliminare a priori per prevenire o curare le patologie cutanee. È, però, raccomandata la dieta mediterranea, caratterizzata da un ridotto apporto di grassi saturi. Anche l’attività fisica regolare e il mantenimento di un peso adeguato sono fattori importanti, perché contribuiscono a ridurre il tessuto adiposo, che a sua volta produce citochine infiammatorie. Per questo motivo l’approccio alle malattie infiammatorie della pelle è oggi sempre più globale e tiene conto dello stile di vita nel suo complesso.
Siamo in estate, quali raccomandazioni si sente di fare ai bresciani?
Le raccomandazioni sono semplici, ma fondamentali: evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde, tra le 11 e le 16 in cui vi è il picco della radiazione UVA, utilizzare una crema solare ad ampio spettro, efficace sia contro i raggi UVA sia contro gli UVB, con un fattore di protezione di almeno 30, meglio se 50, e riapplicarla ogni due ore, soprattutto dopo il bagno o in caso di intensa sudorazione. Sono accorgimenti che aiutano a prevenire sia l’invecchiamento precoce della pelle sia il rischio di tumori cutanei.
E per i bambini?
Nei primi sei mesi di vita è bene evitare l’esposizione diretta al sole. La crema solare va applicata anche quando si resta sotto l’ombrellone, perché i raggi ultravioletti possono riflettersi sulla sabbia e sulla superficie dell'acqua e raggiungere comunque la pelle. Fino ai tre anni è preferibile utilizzare prodotti con filtri fisici, mentre successivamente si possono impiegare anche quelli con filtri chimici.
La Dermatologia degli Spedali Civili è centro regionale di riferimento per la psoriasi. Quanti pazienti state seguendo e con quale approccio?
Le novità terapeutiche degli ultimi anni hanno rivoluzionato la cura della psoriasi. Oggi disponiamo di due grandi categorie di farmaci innovativi: i biologici e le cosiddette small molecules. Si tratta di terapie molto efficaci, in grado di ridurre le lesioni cutanee fino quasi alla loro completa scomparsa e di migliorare sensibilmente la qualità di vita dei pazienti. Attualmente seguiamo circa mille persone con forme moderate o gravi di psoriasi. Prima di iniziare il trattamento, ogni paziente viene sottoposto a un percorso di valutazione e screening che ci permette di individuare la terapia più adatta alle sue caratteristiche cliniche.
Che differenza c’è tra i due tipi di terapia?
I farmaci biologici vengono somministrati tramite iniezioni sottocutanee e possono essere assunti con cadenza variabile, da una volta ogni 15 giorni fino a una volta ogni tre mesi. Le small molecules sono invece farmaci da assumere per bocca ogni giorno e rappresentano un’alternativa per i pazienti che non possono utilizzare i biologici, che hanno paura degli aghi o che hanno forme meno gravi di psoriasi.
Un falso mito sulla pelle che vuole sfatare?
Né il cioccolato né altri cibi sono responsabili dell’acne, come invece si pensa comunemente. Parliamo di una malattia infiammatoria multifattoriale che interessa l’unità follicolo-sebacea. Le forme lievi possono essere trattate efficacemente con i soli farmaci topici, mentre quelle più gravi richiedono un percorso specialistico che individui il trattamento più appropriato. Negli ultimi anni i retinoidi sistemici, prescritti sotto controllo medico, hanno cambiato in modo significativo la gestione della patologia, permettendo un controllo efficace della malattia e prevenendone gli esiti cicatriziali.




