È il mito della perfezione che si inizia a inseguire già in tenera età: pelle liscia, uniforme, modellata sui volti che scorrono ogni giorno su TikTok e Instagram. Con un rischio concreto: dermatiti, allergie e un rapporto sempre più fragile con la propria immagine.
Nelle profumerie capita sempre più spesso che bambine che frequentano ancora le scuole elementari stringano tra le mani dieci, anche quindici prodotti da applicare ogni giorno, dai sieri all'acido ialuronico e lozioni anti-età, prodotti formulati per contrastare il tempo che passa prima ancora di aver iniziato a viverlo.
Si chiama cosmeticoressia: l'ossessione per la cura della pelle che colpisce la Generazione Alpha, amplificata dai micro-influencer di TikTok e Instagram. Non è più il gioco innocente del rossetto rubato alla mamma: è una rincorsa alla perfezione digitale.
L'affondo dell'Antitrust
Il fenomeno, che va oltre la semplice skincare, ha ormai superato i confini della tendenza social per diventare un caso clinico ed economico globale, attirando l’attenzione di testate internazionali come il Financial Times e The Guardian.
La pressione commerciale è tale da aver spinto l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ad avviare due dettagliate istruttorie nei confronti di Sephora Italia, Benefit Cosmetics e LVMH Profumi e Cosmetici Italia. L’ipotesi è che siano state omesse o smorzate informazioni rilevanti sulle avvertenze d'uso di sieri, maschere e creme anti-age, favorendo l'acquisto compulsivo da parte di bambine e bambini (anche sotto i dieci anni), ribattezzati «Sephora Kids».
Sotto la lente dell'Antitrust c’è una strategia di marketing considerata occulta e insidiosa, strutturata attraverso il coinvolgimento di giovanissime micro-influencer per agganciare una fascia di consumatori estremamente vulnerabile.
I rischi per la salute
Oltre al tema commerciale, questa «frenesia cosmetica» apre un grande capitolo sulla salute, il benessere e la sicurezza delle giovanissime utilizzatrici.
L’uso frequente e combinato di formule complesse, non destinate né testate sui minori, rischia di innescare danni dermatologici reali. La validazione scientifica del disturbo psicodermatologico arriva d’altronde da una specifica ricerca clinica pubblicata su PubMed a firma del dermatologo e professore associato all’Università di Milano, Giovanni Damiani, e dello psicologo clinico bresciano Alberto Stefana. Nel loro studio, gli esperti delineano i contorni di «un’ossessione rinforzata culturalmente per il raggiungimento di una pelle impeccabile».
Una mappa del disagio globale che si riflette ormai in modo nitido anche nel nostro territorio.

Professor Damiani, partiamo dall’inizio: che cos’è la cosmeticoressia?
La cosmeticoressia è un utilizzo eccessivo di cosmetici per il viso, sia in termini numerici sia per quantità e tipologia di sostanze applicate. È un fenomeno che riguarda soprattutto la generazione Alfa, quindi bambini e preadolescenti tra gli 8 e i 14 anni.
Il tema è emerso con forza perché sempre più ragazzini adottano beauty routine molto complesse, spesso ispirate ai contenuti dei beauty influencer sui social.
Qual è il confine tra una normale crema, usata tutti i giorni, e la cosmeticoressia?
I criteri diagnostici sono ancora in fase di definizione: stiamo lavorando a un consensus per inquadrare meglio il fenomeno. Tuttavia, oggi si parla di cosmeticoressia quando bambini e preadolescenti arrivano a utilizzare anche 10 o 15 prodotti diversi sul viso ogni giorno.
Non si tratta quindi dell’uso occasionale di una crema idratante, ma di routine elaborate, ripetute quotidianamente e spesso non adatte all’età.
Perché abbiamo iniziato a parlarne, sempre di più, anche in Italia?
Il fenomeno ha cominciato ad attirare attenzione anche in Italia dopo alcune segnalazioni e denunce legate a campagne considerate aggressive verso i più piccoli, come nel caso dei cosiddetti «Sephora Kids».
A questo si aggiungono nuove tendenze: maschere viso pensate per bambini molto piccoli, skin beauty party e contenuti social che normalizzano pratiche cosmetiche tipiche dell’età adulta. Tutto questo contribuisce a rendere apparentemente normale l’uso precoce e intensivo di prodotti cosmetici.
Quali conseguenze può avere sulla pelle dei bambini?
Le più frequenti sono dermatiti irritative e dermatiti allergiche da contatto. Le vediamo soprattutto nella zona perioculare e sulle guance.
Il problema è che la pelle dei bambini è ancora in una fase delicata: sta imparando a proteggersi dall’ambiente esterno e a costruire una barriera cutanea efficace. Se in questa fase si utilizzano molti cosmetici, soprattutto non indicati per l’età, aumenta il rischio di sensibilizzazione.
Se un bambino sviluppa un’allergia a determinati componenti cosmetici, potrebbe non poterli utilizzare nemmeno in futuro.
I principi attivi più rischiosi quali sono?
Tra i più critici c’è sicuramente il retinolo, molto diffuso nei cosmetici per adulti. È una sostanza che può aumentare la sensibilità cutanea: se un ragazzo lo utilizza e poi si espone al sole senza un’adeguata protezione, può andare incontro a scottature, discromie del viso e vere e proprie ustioni superficiali.
Un altro aspetto riguarda i corticosteroidi, come l’idrocortisone, che in alcuni casi sono disponibili anche da banco. Se usati impropriamente possono peggiorare un’acne iniziale o favorire la comparsa di quadri simili alla rosacea anche nei bambini.
Perché lei e il dottor Stefana avete iniziato ad approfondire questa tendenza?
Nella pratica clinica ho iniziato a osservare un aumento significativo di bambini e ragazzini tra gli 8 e i 14 anni con dermatiti irritative da contatto. Era un dato insolito, soprattutto per frequenza e localizzazione.
Interrogandoli, emergeva quasi sempre lo stesso elemento: seguivano beauty routine molto elaborate, con 10, 15 o anche 20 prodotti diversi. Spesso erano prodotti visti sui social e consigliati da influencer del settore beauty.

Dunque è nata così questa «moda»?
I social hanno un ruolo centrale. Molti ragazzi vedono questi prodotti utilizzati dagli influencer e cercano di replicare routine pensate per adulti, senza avere consapevolezza dei rischi.
C’è poi anche un problema economico e di sicurezza. Poiché molti cosmetici hanno costi elevati, alcuni ragazzi li acquistano di seconda mano o attraverso siti stranieri. In questi casi l’origine può essere dubbia: i prodotti possono non essere originali o non avere gli stessi controlli dei cosmetici regolarmente distribuiti.
Il rischio nasce quindi dalla combinazione di più fattori: troppi prodotti applicati insieme, una pelle con barriera ancora immatura e cosmetici talvolta di qualità non verificata.
Gli effetti non sono solo sulla pelle: quali sono i risvolti psicologici?
Con Alberto Stefana, psicologo clinico che esercita a Brescia, abbiamo iniziato a raccogliere dati e a pubblicarli. Il lavoro ha avuto grande risonanza perché era tra i primi a valutare con metodologia scientifica un fenomeno di cui fino a quel momento si parlava soprattutto sui social.
La cosmeticoressia non riguarda infatti solo la pelle. L’utilizzo continuo di cosmetici, soprattutto quando altera la percezione dell’aspetto del viso, può portare il ragazzo a inseguire un ideale di bellezza immutabile. Questo è particolarmente problematico in adolescenza, quando il volto cambia fisiologicamente.
Qual è in questo frangete il rischio maggiore?
Che il ragazzo perda progressivamente la percezione naturale del cambiamento del proprio viso. Insegue un modello estetico fisso, mentre il corpo e le fattezze cambiano in modo dinamico.
Per questo abbiamo inquadrato la cosmeticoressia anche come fenomenologia psicologica che può avvicinare il ragazzo alla dismorfofobia, cioè a una percezione alterata del proprio corpo. In termini semplici, questi ragazzi possono vedersi più brutti di quanto siano realmente. Basta poco per perturbare la percezione che hanno di sé, con uno stress psicologico anche molto importante.
I genitori da un lato possono contribuire a creare questa dipendenza, assecondando le richieste di acquisto dei figli. Ma dall’altro e possibile che sottovalutino o non siano consapevoli dei rischi? Come possono intervenire?
L’isolamento o il divieto puro non sono la soluzione. La prima cosa da fare è aumentare la consapevolezza: bisogna parlare del fenomeno, spiegare che cosa sta accadendo e aiutare i genitori a interpretare comportamenti che magari vedono, ma non comprendono fino in fondo.
Molti genitori pensano che sia semplicemente un cambiamento generazionale o un interesse anticipato per la cura di sé. In realtà non è così: l’uso intensivo di cosmetici sulla pelle dei bambini può fare male.
Di cosa ha bisogno la pelle dei bambini di questa età?
In linea generale, sulla pelle dei bambini non andrebbe applicato nulla di superfluo. Al massimo un emolliente e una crema solare adeguata.
Anche per le creme solari esistono formulazioni specifiche per bambini, spesso con pigmenti minerali non assorbiti dalla pelle. È diverso rispetto agli adulti, che hanno una barriera cutanea più formata. Proprio perché la pelle del bambino è più labile, l’attenzione deve essere maggiore: meno principi attivi si utilizzano, meglio è.




