All’erboristeria c’è arrivata col tempo e pian piano. E forse per questo ha un approccio equilibrato a quello che è un sapere antico: ne riconosce con estrema oggettività limiti e potenzialità.
Irene Lanfranchi, 34 anni di Montichiari, dopo la laurea in lingue si iscrive a naturopatia, ma «dato che per me mancavano le basi scientifiche», mi sono iscritta a Scienze e tecniche erboristiche.
Il percorso
Una passione nata, come dicevamo, lentamente: «Fino ai 16 anni odiavo la natura e le piante erano folklore». Di contro leggevo molto e i rimedi naturali erano relegati ai miti».

Tutto cambia quando entra in un’erboristeria: «Da lì ho voluto capire di più». Con la laurea in erboristeria in tasca comincia a lavorare, ma si accorge «che le formule erano sempre le stesse» e per di più «in pacchetti grigi e anonimi».
Quella che Lanfranchi chiama «mancanza di personalità», la spinge ad aprire la sua attività: «Ho cominciato da un e-commerce (erboristeria Mirabilia) e, contemporaneamente, partecipo ai mercati perché trovo che il contatto umano sia fondamentale».
Il lavoro di erborista
«Dietro c’è una disciplina rigorosa – spiega –. Oggi, invece, in tanti erboristi, noto la scarsa voglia di cucire addosso il rimedio al cliente: questo vuole un rimedio veloce e standardizzato e alcuni si adeguano alle politiche commerciali e claim fasulli. Ma dobbiamo costruire sulla persona un protocollo tenendo conto che non siamo medici, siamo professionisti delle piante officinali. Riconosciamo il beneficio della pianta e lo inseriamo in una quotidianità».
Lanfranchi ha scelto di lavorare con le tisane perché «è più facile» e «sono un rimedio democratico e a basso costo».
Le piante che aiutano
Ci sono piante poliedriche, come la malva, «che può essere utile in caso di bruciori di stomaco e di intestino pigro perché crea delle mucillaggini che favoriscono il transito intestinale; è emolliente, molto utile anche in caso di gola irritata. E come passiflora e biancospino è molto studiata».
E aggiunge: «Nelle tisane e nei tè in bustina della grande distribuzione la materia prima, piante, radici o cortecce, sono spesso di scarsa qualità, residui di lavorazione con un taglio troppo fine e la maggior parte dei principi attivi è già volatilizzato tanto che si estraggono difficilmente in acqua. Se, quindi, è difficile incorrere in effetti collaterali è pure difficile trarne benefici».
Ci sono altre piante molto utili nella quotidianità come il tulsi, o basilico sacro: «È una pianta adattogena che lavora molto bene nel migliorare la risposta del corpo nei confronti dello stress. I farmaci sono straordinari, puntano dritti a un recettore e risolvono il problema. Il tulsi, invece, lavora come un’orchestra, non ha solo un obiettivo: lavora su picchi di cortisolo, riduce il nervosismo, soprattutto quando si va a somatizzare a livello di stomaco, è molto utile nelle tisane della buonanotte perché evita i risvegli notturni. Questo è il bello delle piante, lavorano a 360 gradi».
Come è intuibile la ricerca della materia prima, radici, foglie o fiori, è fondamentale: «Non vado io a raccogliere e poi ad essiccare perché devo garantire una sicurezza microbiologica al cliente: la pianta deve essere il più sicura e standardizzata possibile. Ci sono grandissimi produttori e rivenditori oppure ci si appoggia ad aziende agricole che hanno un laboratorio o che, comunque, le fanno testare».
Sta poi all’erborista formulare il proprio prodotto: «Io ho due indirizzi – spiega –: quelle che chiamo "infusi coccola", più dolci, ma sempre senza aromi o zuccheri aggiunti, che giocano su spezie, radici, cortecce e che vanno bene a tutti; e poi gli "infusi funzionali" con un sapore più stratificato e complesso alle quali non ci si approccia come se niente fosse, che lavorano meglio su determinati obiettivi. Posto che le persone sono tutte diverse ho tisane standard che coprono più necessità, poi a volte mi si chiede di lavorare su alcuni disturbi. Io non sono medico e a volte non intervengo, ma rimando al medico curante. Bisogna sempre chiedere se hanno problemi di salute, se assumono farmaci, se hanno interazioni particolari, il momento della giornata nel quale sono più liberi, se hanno problemi con certi gusti e cerco di costruire il prodotto adatto, tenendo conto che con i rimedi naturali non vanno bene per tutti, quindi bisogna avere la pazienza di assumere per diversi giorni il prodotto e valutarne l’efficacia e fare i dovuti aggiustamenti».
Le richieste
«La domanda che mi sento fare più spesso è se il te verde faccia dimagrire – spiega Lanfranchi – e io rispondo che lo fa solo se lo si va a raccogliere. I clienti si dividono in due, quelli che cercano il miracolo e velocemente, senza contare che spesso la difficoltà se la trascinano da tempo, e altri più consapevoli e abituati ai rimedi naturali che hanno pazienza e sanno che i rimedi naturali agiscono lentamente».
I vantaggi
E qui arriviamo al cuore dei rimedi naturali: «Apprezzo i farmaci e i rimedi naturali: come dicevo, il primo lavora su un recettore, e va diretto togliendo il sintomo. Il rimedio naturale è un lavoro lento, costante e quotidiano che evita riacutizzazioni o cronicizzazioni. Migliora la quotidianità. Faccio un esempio: se ho giornate pesanti, sono stressata, invece di andare a dormire con il "nodo allo stomaco", ci sono infusi con verbena, camomilla romana, malva e passiflora che aiutano ad avere un sonno più tranquillo. Il rimedio naturale lavora più lentamente, ma a 360 gradi».
Falsi miti
A proposito di camomilla, c’è chi dice calmi sono se lasciata in infusione meno di 4 minuti, viceversa avrebbe l’effetto contrario: «Nella realtà dei fatti è vero che per alcuni è stimolante e per altri calmante. Certo è che se si vogliono estrarre i flavonoidi deve restare in acqua almeno 5 minuti.

La camomilla, con la liquirizia, è la regina in caso di disturbi gastrici, l’olio essenziale ha effetti distensivi sulla muscolatura di stomaco e intestino, è ottima per gli impacchi oculari, in creme lenitive e in caso di couperose. C’è da stabilire il "fa dormire": non è ipnoinducente. Per questo ci sono piante più efficaci come la valeriana, il biancospino, il tiglio e il papavero. La camomilla ha un profumo che fa quietare e rilassando lo stomaco favorisce il sonno, ma non lavora sul sistema nervoso per il sonno.
Di falsi miti è pieno, io preferisco perdere una vendita piuttosto che vendere qualcosa fingendo che funzioni: il rusco va di moda, lo si trova in molte tisane per l’insufficienza venosa, ma in infuso se ne estrae pochissimo. Funziona meglio come estratto secco, lipofilo o in una crema».
E anche il mezzo, gel o crema, aiuta o meno a veicolare il principio attivo: «L’arnica in gel, per esempio, funziona meglio che in crema»
E per il colesterolo? «Le linee guida indicano le statine, stile di vita e il movimento. Non è un gioco. Non esiste la pianta che velocizza il metabolismo o elimina il colesterolo. Nel caso si può inserire per migliorare la produzione e la captazione del colesterolo con la berberina, ma senza eliminare le statine».
E aggiunge: «Il tiglio ha dimostrato nei ratti un effetto ipoglicemizzante, ma il ratto è piccolo, un essere umano come funziona? Gli studi sono da fare, è presto per dire che la pianta abbassa questo o quello».
Come orientarsi? «Affidarsi ad un professionista formato in ambito, un farmacista o un erborista. E diffidare di chi propone strade semplici, non chiede o non rimanda al medico».




