Ambiente

Fare foraging non è da tutti: i segreti delle erbe spontanee

La fitoalimurgia è una pratica antichissima, tramandata spesso dalle donne. L’esperta bresciana Cecilia Tanghetti, nipote della herbana e curandera di San Vigilio di Concesio, ci spiega cosa è meglio sapere
Elisa Rossi

Elisa Rossi

Giornalista

Raccogliere erbe spontanee richiede esperienza
Raccogliere erbe spontanee richiede esperienza

Una volta era una pratica piuttosto comune, un modo per sfamare la famiglia e curare le malattie. L’abitudine di raccogliere erbe spontanee, frutti, funghi, fiori e cortecce edibili si è persa con il boom economico, forse proprio perché ricordava quei tempi in cui non era sempre facile mettere qualcosa in tavola. Oggi, quando vediamo qualcuno che «fa cicorie» o spigola in un campo da poco trebbiato, pare una cosa curiosa e d’altri tempi.

Il «foraging», per dirla con il termine inglese «à la page» (e qui la finisco con le parole straniere), riavvicina ai ritmi stagionali e al cibo selvatico e sta tornando in voga: ci sono corsi, video su YouTube e pagine Instagram.

Tra le maestre della fitoalimurgia (questo il nome corretto in lingua italiana) c’è la bresciana Cecilia Tanghetti, fondatrice dell’associazione «Capraecavoli», che ha studiato medicina e chirurgia e si occupa da anni anche di divulgazione scientifica.

Cecilia Tanghetti © www.giornaledibrescia.it
Cecilia Tanghetti © www.giornaledibrescia.it

Cecilia, come ha iniziato ad occuparsi di piante spontanee?

Le donne hanno sempre raccolto, è una pratica antica, ed è stata portata avanti soprattutto dalle donne che dovevano arrangiarsi. Tozzetti, medico e botanico, ne scrisse anche un trattato rivoluzionario. Per me tutto nasce in famiglia, ho sempre raccolto con la nonna, che oggi ha 90 anni: era l’herbana e curandera di San Vigilio di Concesio, raccoglieva per mangiare e curare. Ho studiato medicina e ho approfondito la parte di farmacologia legata alle piante.

E come è arrivata a voler trasmettere queste conoscenze ad altri?

Ho una formazione scientifica e mi piace essere precisa nel parlare delle componenti chimiche delle erbe. Poi sentivo parlare delle piante in modo scorretto e mi infastidiva, quindi nel 2020 ho deciso di aprire un canale YouTube sul quale fare divulgazione. Non credevo piacesse e, invece, proprio questo approccio diverso ha interessato le persone. A questo si sono aggiunti i corsi e si sono unite a me altre persone.

Angela Veneziani, la nonna di Cecilia Tanghetti © www.giornaledibrescia.it
Angela Veneziani, la nonna di Cecilia Tanghetti © www.giornaledibrescia.it

Un altro motivo che mi ha spinto a fondare l’associazione Capraecavoli è stata la volontà di cambiare l’approccio alla natura: ho pensato di cominciare insegnandocome chiamare le piante perché credo che, imparando il nome di quella che chiamiamo «erbaccia» e le sue proprietà, cambi il modo di guardarla.

Una pratica, quella di raccogliere, che sta tornando.

Non può essere solo una moda, ma è la risposta a delle esigenze. La prima ragione è che siamo un po’ più poveri, la seconda è che le persone stanno cercando di riconnettersi alla natura. E raccogliere il proprio cibo lo consente.

Un corso sull'utilizzo delle piante spontanee © www.giornaledibrescia.it
Un corso sull'utilizzo delle piante spontanee © www.giornaledibrescia.it

Come scegliere il luogo dove raccogliere?

Io ne conosco molti fin da quando sono bambina, spesso mi sposto in montagna. Cerco di raccogliere in posti più puliti possibile, ma so che l’inquinamento è ovunque.

Abbiamo erbe in casa o in giardino che possiamo usare?

I video che piacciono di più sono quelli che spiegano le potenzialità di erbe che abbiamo in casa. Pensiamo all’alloro che aiuta nell’abbassare il colesterolo e la glicemia, oltre a far digerire. Scoprire una pianta già apparentamente nota piace molto, così come piace stimolare la capacità di osservazione.

Il timo ha molte proprietà, il suo sciroppo per la tosse è favoloso. Tutte le rose, non solo quella canina, hanno grandi potenzialità nella riduzione dei dolori articolari e sono commestibili: la parte più nobile è il cinorrodo, il falso frutto.

Altre piante?

Un’altra aromatica che abbiamo in giardino e che non usiamo è l’erba cedrina, in dialetto «perseghina», utilissima per dormire: i bresciani invece ci fanno solo il liquore. Il rosmarino è un fantastico antimicrobico, utilissimo per i suffumigi, come la camomilla, ottimo antivirale. Le nonne lo sapevano e infatti le nonne lo utilizzavano per far fare i fumenti ai bambini che avevano la bronchite.

Non si può però raccogliere tutto…

Alcune piante sono vietate: l’aglio orsino è protetto, si rischiano 5 euro di multa a foglia; poi a Brescia è vietato il pungitopo, la primula e il raperonzolo. Non dobbiamo lasciarci ingannare dal vedere abbondanza di certe piante in una determinata zona: se ne viene vietata la raccolta è perché queste piante crescono in un ambiente minacciato dalle azioni dell’uomo o del cambiamento climatico. Si cerca così, come nel caso dell’aglio orsino, di preservarle.

Per saperne di più

Cecilia Tanghetti con «Capraecavoli» organizza di frequente corsi, uscite e incontri. Il calendario è consultabile sul sito web e sui canali social.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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