Salute e benessere

Microbiota, perché serve capire il legame tra intestino e cervello

È il tema del seminario promosso dall’Irccs Fatebenefratelli l’11 giugno. La prof. Cattaneo sull’asse intestino-cervello: «Le evidenze scientifiche mostrano il ruolo rilevante di questi microrganismi. Si aprono nuove prospettive in prevenzione e terapia»
Il legame tra pancia e cervello è molto forte
Il legame tra pancia e cervello è molto forte

Comprendere come i microrganismi presenti nell’intestino influenzino la salute – anche mentale – dell’uomo è una delle sfide più affascinanti della ricerca biomedica. Al centro dell’attenzione c’è il microbiota, un ecosistema complesso che grazie alle tecnologie di sequenziamento di nuova generazione può essere studiato con un livello di dettaglio sempre maggiore. Un percorso che richiede però strumenti bioinformatici adeguati per interpretare correttamente i dati raccolti.

Il corso

Con questa consapevolezza e l’intento di «creare un linguaggio comune tra professionisti con competenze diverse» l’Irccs Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia ha organizzato un evento formativo dal titolo «Metagenomica a 360°: dalle comunità microbiche ai loro metaboliti» che si terrà giovedì 11 giugno nella sede di via Pilastroni 4 (per dettagli: uff.formazione.irccs@fatebenefratelli.eu e 030.3501639), iscrizioni sul sito.

Interverranno Silvia Alboni, professore associato ricercatore del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia; Francesco Asnicar, ricercatore Td del Dipartimento di Biologia cellulare computazionale e integrata dell’Università di Trento; Annamaria Cattaneo, vicedirettore scientifico e responsabile del Laboratorio di Psichiatria biologica del Fatebenefratelli nonché professore associato del Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano; Moira Marizzoni, ricercatrice del Laboratorio di Psichiatria biologica del Fatebenefratelli, e Maurizio Salamone, direttore scientifico di Metagenics Italia srl.

I temi caldi

Abbiamo affrontato il tema con la prof. Cattaneo, responsabile scientifico del seminario.

Prof. Cattaneo, cosa s’intende per Metagenomica?
La metagenomica è una disciplina che permette di studiare le comunità microbiche presenti in un determinato ambiente senza dover isolare e coltivare i singoli microrganismi. In pratica, consente di «fotografare» il microbiota nella sua interezza e di comprenderne la composizione e le potenziali funzioni.

Come è nato il bisogno di un evento formativo dedicato a questo tema?
Negli ultimi anni, lo sviluppo rapidissimo delle tecnologie di sequenziamento e delle analisi bioinformatiche ha permesso di far luce su importanti meccanismi che sottendono la stretta interconnessione tra microbiota e salute, sia mentale che fisica. Tuttavia, la grande quantità di dati generati è spesso complessa da interpretare. Da qui nasce l’idea non solo di promuovere un momento formativo che evidenzi l’importanza dello studio del microbiota in relazione alla salute mentale, ma anche di fornire strumenti concreti per leggere correttamente questi dati, comprenderne il potenziale e coglierne le implicazioni cliniche e quotidiane.

A chi è rivolto l’invito a partecipare?
Sebbene possa sembrare un corso rivolto esclusivamente a bioinformatici o esperti del settore, in realtà è destinato a diverse figure professionali. L’obiettivo è creare un linguaggio comune tra professionisti con competenze diverse, sempre più coinvolti nell’interpretazione dei dati legati al microbiota e alle sue applicazioni cliniche ed anche nutrizionali.
Oggi, in ambito medico infatti, si parla sempre più di approccio multidisciplinare. In questo contesto, il corso vuole favorire una visione condivisa del microbiota come componente fondamentale della salute umana, il cui equilibrio o squilibrio può essere coinvolto non solo in patologie gastrointestinali, ma anche in disturbi psichiatrici.

Perché in questi anni si parla tanto di microbiota?
L’importanza del microbiota per la salute, in realtà, è nota fin dall’antichità. Ippocrate, infatti, affermava che «tutte le malattie iniziano nell’intestino». Oggi, grazie, appunto, alle nuove tecnologie di sequenziamento e alle moderne tecniche di analisi, è stato possibile superare la visione tradizionale dei microrganismi come semplici «commensali», evidenziandone invece il ruolo attivo nei processi fisiologici. Si è anche sviluppato il concetto di asse intestino-cervello, e più in generale di rete di comunicazione tra intestino, sistema nervoso e altri organi. In questo campo, le evidenze scientifiche stanno, infatti, mostrando sempre più chiaramente come questi microrganismi possano avere un ruolo rilevante nella salute e aprire nuove prospettive in prevenzione e terapia.

Qual è il legame tra microbiota intestinale e malattie del cervello?
Come anticipato, negli ultimi anni si è affermato il concetto di asse intestino-cervello, che descrive una rete di comunicazione continua tra intestino e sistema nervoso centrale. Una delle domande che ci si pone riguarda proprio la direzione di questa comunicazione: il microbiota può influenzare il cervello e, allo stesso tempo, il cervello può modulare il microbiota? Le evidenze attuali sostengono l’esistenza di una comunicazione bidirezionale che coinvolge diversi sistemi dell’organismo, tra cui quello nervoso, immunitario, endocrino e metabolico. In questo quadro, è facile immaginare come alterazioni nella composizione del microbiota intestinale e condizioni di disbiosi possano associarsi a diverse conseguenze biologiche. A livello scientifico, infatti, sono state descritte modificazioni dello stato infiammatorio, un aumento della permeabilità intestinale e, di conseguenza, possibili effetti sul funzionamento del sistema nervoso centrale. Questi meccanismi sono oggi oggetto di grande interesse scientifico. Stanno portando a studiare il microbiota in relazione a diverse condizioni neuropsichiatriche e neurologiche, tra cui disturbi dell’umore, ansia, disturbi del neurosviluppo e malattie neurodegenerative.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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