Ventimila prestazioni l’anno, tremila visite ambulatoriali e 428 ricoveri, il doppio rispetto al periodo precedente alla pandemia. La Medicina nucleare dell’Asst Spedali Civili di Brescia cresce a ritmi sostenuti e si conferma una delle discipline con le prospettive più promettenti.
«È una specialità trasversale alle diverse branche della medicina – spiega il professor Francesco Bertagna, direttore della Struttura complessa e direttore della Scuola di specializzazione in Medicina nucleare dell’Università di Brescia – unisce diagnosi e terapia e ha davanti a sé grandi possibilità di sviluppo».
«È il futuro»
Nonostante la crescita e le opportunità offerte, la Medicina nucleare resta tra le specialità poco richieste dai giovani medici, ma Bertagna non ha dubbi: «È il futuro. Una disciplina intrinsecamente teragnostica che, grazie all’uso dei radiofarmaci, combina diagnosi e terapia in un’unica strategia personalizzata».

Sul fronte diagnostico, la Medicina nucleare rappresenta un punto di riferimento per numerose specialità: «Penso all’Oncologia, all’Ematologia, alla Neurologia ed alla Cardiologia, ma anche – prosegue il primario – all’Urologia con i progressi compiuti nell’imaging del tumore della prostata ed agli sviluppi nell’ambito delle patologie infettivo-infiammatorie».
Anche sul versante terapeutico le applicazioni sono in costante aumento. «I diversi radiofarmaci vengono impiegati nella cura di alcuni tumori maligni, come quelli della tiroide e, quando i trattamenti standard non hanno prodotto i risultati sperati, anche nei tumori della prostata e neuroendocrini».
Nuove apparecchiature
Di recente il reparto ha ricevuto la visita del ministro della Salute Orazio Schillaci, medico nucleare ed ex presidente della Società italiana di Medicina nucleare. L’incontro è stato l’occasione per presentare al ministro le grandi apparecchiature diagnostiche che di recente sono state completamente rinnovate.

«Il nostro Centro Pet dispone di due nuovi tomografi digitali, acquistati grazie ai fondi del Pnrr e a finanziamenti regionali – spiega il professor Bertagna –. La terza Pet sarà presto sostituita con un’apparecchiatura di ultima generazione (LAFOV), assegnata grazie a un finanziamento regionale da 10 milioni di euro. Con le risorse del Pnrr abbiamo inoltre rinnovato le apparecchiature per la diagnostica tradizionale (gamma camere): una destinata alla cardiologia nucleare e quattro ibride SPECT/CT».
Diagnostica e degenze protette
La sezione Diagnostica della Medicina nucleare occupa una superficie di duemila metri quadrati, è costituita da un’area per la diagnostica tradizionale, dal Centro Pet e dall’area di Radiofarmacia e Ciclotrone per la produzione dei radiofarmaci. La Sezione di Degenze protette della Medicina nucleare è, invece, il luogo dove vengono effettuati i trattamenti con radiofarmaci terapeutici e può contare su 16 posti letto accreditati, cosa che, precisa il professor Bertagna, la rende il reparto di Degenze protette più grande d’Italia».

Le attività di diagnostica e terapia sono affidate a uno staff dirigenziale comprendente dieci medici, un biologo e una farmacista, affiancati dai medici in formazione specialistica. Nella sezione Diagnostica lavorano inoltre 16 tecnici di radiologia, sei tecnici di laboratorio, sette infermieri e quattro operatori di supporto. Nella Sezione di Degenze protette, oltre ai medici, prestano servizio otto infermieri e sei operatori di supporto.




