«Prevenzione, i giovani devono perdere la paura dell’urologo»

Prof. Suardi (Spedali Civili): «Prima visita tra i 15 e i 20 anni». Lo screening gratuito alla prostata viene esteso fino ai 59 anni ed entro fine anno raggiungerà i 69enni
Nazareno Suardi, direttore dell'Urologia degli Spedali Civili
Nazareno Suardi, direttore dell'Urologia degli Spedali Civili
AA

La Regione Lombardia amplia il programma di prevenzione del tumore alla prostata. Partito con l’invito ai cinquantenni, lo screening viene ora esteso agli uomini fino a 59 anni. Da giugno 2026 coinvolgerà anche la fascia 60-64 anni, mentre da novembre arriverà fino ai 69enni. La novità accende i riflettori sull’importanza della prevenzione. Ne abbiamo parlato con Nazareno Suardi, professore associato dell’Università di Brescia e direttore della Struttura complessa di Urologia dell’Asst Spedali Civili. Una realtà, quest’ultima, tra le più grandi e tecnologicamente avanzate d’Italia: registra circa tremila ricoveri l’anno, adotta approcci mininvasivi in chirurgia e da anni viene certificata da Fondazione Onda con il Bollino azzurro.

Professor Suardi, gli uomini, più delle donne, tendono a evitare controlli e visite, perché?

È una questione culturale. Le donne sono abituate a sottoporsi a visite in condizioni di benessere: già in giovane età eseguono controlli ginecologici periodici. Gli uomini, invece, storicamente ricorrono al medico solo quando qualcosa non va.

A quale età è consigliabile iniziare a fare controlli urologici?

Un controllo uro-andrologico andrebbe eseguito da tutti i ragazzi in adolescenza, tra i 15 e i 20 anni. Si tratta di un passaggio importante per escludere patologie asintomatiche che potrebbero manifestarsi più avanti, come ad esempio il varicocele. La prevenzione oncologica urologica, invece, inizia a 50 anni per tutti gli uomini, ma si anticipa a 45 per chi ha una familiarità con il tumore alla prostata: in particolare, coloro che hanno avuto casi in famiglia - padre, zio o fratello - dovrebbero sottoporsi a controlli specifici già da quell’età. Il percorso consiste in una visita urologica e nell’esecuzione dell’esame del sangue per il dosaggio del Psa.

Avere un valore di Psa alto è indice di tumore?

No. Il Psa è un marcatore organo specifico, non tumore specifico. Può essere indice di un’infiammazione (prostatite), di un ingrossamento benigno della prostata o di un tumore prostatico.

L'ingresso degli Spedali Civili
L'ingresso degli Spedali Civili

Quali sono i campanelli d’allarme che non vanno ignorati, anche in giovane età?

Sangue nelle urine e disturbi urinari non vanno mai sottovalutati. Nei giovani è importante l’autopalpazione dei testicoli: il tumore del testicolo, infatti, può colpire gli uomini dai 20 ai 45 anni.

Quali sono oggi le patologie urologiche più diffuse nella popolazione maschile?

Ipertrofia prostatica, calcolosi urinaria, tumore alla prostata, che è il tumore più diffuso nella popolazione maschile, e altri tumori dell’apparato urinario, come quelli della vescica e del rene.

Ci sono nuove tecnologie diagnostiche?

Sì. Un tempo, in caso di sospetto di tumore alla prostata, si eseguivano biopsie random. Oggi, invece, prima di procedere si effettua una risonanza magnetica multiparametrica, che consente di visualizzare con precisione la ghiandola prostatica e di eseguire biopsie mirate sui punti sospetti, evitando spesso prelievi inutili. Tra i nuovi esami c’è anche la PET con PSMA, un tracciante specifico che viene utilizzato per la stadiazione del tumore alla prostata. Ne consegue una diagnosi migliore e, di conseguenza, una terapia più mirata.

E sul fronte interventistico, che impatto sta avendo la tecnologia?

Grazie alla chirurgia robotica, che è in uso al Civile sin dal 2010, eseguiamo interventi chirurgici sempre meno invasivi. La Regione Lombardia ha recentemente certificato il Civile come training center regionale per la chirurgia robotica, e ad oggi disponiamo di ben 5 sistemi robotici ad utilizzo multispecialistico. La radioterapia, inoltre, ha fatto passi da gigante: è sempre più precisa e gli effetti collaterali sono sempre più ridotti.

All’orizzonte ci sono nuove terapie?

Al Civile abbiamo da poco introdotto la terapia focale Hifu per pazienti selezionati affetti da tumore della prostata. Tale metodica permette di utilizzare gli ultrasuoni per trattare selettivamente solo la lesione tumorale della prostata, riducendo significativamente gli effetti collaterali di un trattamento radicale.

Alimentazione, attività fisica, fumo: quanto pesano questi fattori nella prevenzione?

Tantissimo. Una buona alimentazione (ricca di frutta e verdura e povera di carne rossa) e l’esercizio fisico sono alla base della prevenzione anche delle malattie urologiche. Il fumo, inoltre, è la prima causa di tumore alla vescica. Una volta era un problema perlopiù maschile, poi il fumo si è diffuso anche tra le donne e, a distanza di anni, ne vediamo le conseguenze. L’ambiente in cui si vive è importante. Complici i livelli di inquinamento, la Lombardia ha ahimè un’incidenza alta per alcuni tumori, come quello della vescica.

La familiarità incide?

Certo. Per il tumore alla prostata, ma anche, ad esempio, per quello al rene.

Se potesse dare un consiglio solo ai giovani, quale sarebbe?

Non devono avere timore dell’urologo: sottoporsi ai controlli deve diventare un gesto normale, parte della cultura della prevenzione. La Lombardia è stata la prima regione italiana ad aver attivato un programma gratuito di screening per il tumore alla prostata. Chi riceve l’invito vi aderisca senza esitazioni, con la consapevolezza che una diagnosi precoce permette di avviare cure efficaci nel 95% dei casi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...