Come cambierà il lavoro del dentista con l’intelligenza artificiale? Come si possono rendere le cure più accessibili? E ancora: quali rischi nasconde il turismo dentale e che cosa significa l’ingresso di sempre più donne nella professione?
Sono alcune delle sfide che attendono l’odontoiatria e che oggi chiamano in causa non soltanto l’innovazione, ma anche la prevenzione, la sostenibilità e il rapporto di fiducia con i pazienti. A confrontarsi con questi temi è la bresciana Claudia Valentini, da maggio segretario di Andi (Associazione nazionale dentisti italiani).

Dottoressa Valentini, qual è stato il suo percorso formativo e professionale?
Mi sono diplomata al liceo Luzzago di Brescia e successivamente mi sono laureata con lode in Odontoiatria all’Università di Parma. Dopo la laurea ho iniziato a esercitare la professione nello studio di famiglia, affiancando fin da subito all’attività clinica una formazione continua attraverso corsi di aggiornamento. Parallelamente ho sempre dedicato molto spazio all’impegno associativo e sindacale.
Sono iscritta da oltre trent’anni all’Andi, realtà all’interno della quale ho ricoperto diversi incarichi: sono stata vicepresidente del consiglio provinciale e, dal 2022 al 2026, presidente della sezione bresciana. Ho maturato anche un’esperienza all’interno dell’Ordine professionale. Sono stata vicepresidente della Commissione Albo Odontoiatri dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Brescia e oggi ne sono segretario. Dal 2020, inoltre, faccio parte dell’assemblea nazionale dell’ Enpam, l’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri.
Da maggio è il nuovo segretario nazionale dell’Andi, che cosa rappresenta per lei questo incarico e quali saranno le priorità del suo mandato?
Per me è un grande onore essere stata eletta Segretario nazionale di uno dei principali sindacati medici italiani. L’ Andi conta circa 30mila iscritti e questo incarico mi permette di lavorare a stretto contatto con gli otto componenti dell’esecutivo nazionale. Il mio compito è soprattutto quello di coordinare le attività e affiancare il presidente nel lavoro dell’associazione. L’obiettivo dell’Andi è rappresentare e tutelare gli odontoiatri, sia a livello nazionale sia nei rapporti con le istituzioni europee e internazionali.
Tra le priorità ci sono la formazione continua e il sostegno agli iscritti nelle diverse attività legate alla professione. Non considero questa nomina un punto di arrivo, ma una nuova tappa di un percorso di crescita professionale e associativa. È anche il risultato di una maggiore consapevolezza dei cambiamenti che stanno interessando l’odontoiatria e della necessità di accompagnare la categoria in questa importante trasformazione.
A proposito di cambiamenti, quali sono le trasformazioni che stanno modificando il lavoro dei dentisti?
L’odontoiatria è una professione in continua evoluzione. Negli ultimi anni la tecnologia ha trasformato profondamente il modo di lavorare, modificando anche il rapporto e i flussi operativi tra studi odontoiatrici e laboratori odontotecnici.
La nuova sfida riguarda soprattutto l’intelligenza artificiale, che deve essere utilizzata in modo consapevole ed eticamente corretto. Può aiutarci a semplificare alcuni processi organizzativi e a rendere più efficiente il lavoro, ma non deve mai sostituire il ruolo del professionista. La diagnosi, la valutazione del singolo caso e la scelta del percorso terapeutico più adatto restano infatti responsabilità del medico.
Oltre a quella tecnologica, quali sono le principali sfide per la professione odontoiatrica sta affrontando?
Una delle sfide più importanti consiste nel conciliare l’innovazione tecnologica con la sostenibilità economica delle cure. Ma dobbiamo soprattutto rendere più efficace il messaggio della prevenzione, facendo capire ai pazienti che prendersi cura della salute orale significa ottenere benefici concreti sia in termini di risparmio sia di salute. Questi benefici non riguardano soltanto le patologie odontoiatriche o i tumori del cavo orale.
La salute della bocca è strettamente collegata a quella generale e, in alcuni casi, il dentista può intercettare segnali riconducibili anche ad altre malattie. Per questo è fondamentale rafforzare l’alleanza con i pazienti e la collaborazione con gli altri medici. L’odontoiatra non deve essere considerato un professionista isolato, ma una figura inserita a pieno titolo nel percorso complessivo di prevenzione e tutela della salute.
I giovani continuano a scegliere questa strada?
Sì. Oggi l’accesso ai corsi di Medicina e Odontoiatria non avviene più attraverso il tradizionale test d’ingresso, ma con un semestre filtro che comunque conferma un numero programmato.
Negli ultimi anni, inoltre, è cresciuta in modo significativo la presenza femminile nella professione: dieci anni fa le donne iscritte all’Albo erano una su quattro, oggi sono una su tre e, tra gli odontoiatri con meno di 30 anni, rappresentano già più del 50%. È un cambiamento rilevante, perché l’odontoiatria sta diventando sempre più femminile.
La sfida, ora, è fare in modo che questa crescita si traduca anche in maggiore autonomia professionale, creando le condizioni perché sempre più odontoiatre possano diventare titolari di studio e non esercitare la professione soltanto nel ruolo di collaboratrici.
Il turismo dentale è un fenomeno sempre più discusso: quali sono i rischi per i pazienti e come si può promuovere una scelta consapevole delle cure?
È un tema a cui l’Andi presta molta attenzione. Chi sceglie di curarsi all’estero deve sapere che può rinunciare ad alcuni elementi fondamentali del percorso terapeutico. Il primo è il rapporto di fiducia con il proprio dentista, che permette di conoscere la storia clinica del paziente e di seguirlo nel tempo. C’è poi il problema della continuità delle cure. Un trattamento odontoiatrico non si esaurisce sempre in un singolo intervento: servono controlli, verifiche e tempi clinici precisi. Se questo percorso viene interrotto o concentrato troppo rapidamente, possono insorgere complicanze, anche di tipo infettivo, disagi postoperatori e, nei casi più seri, il fallimento del trattamento.
Quando emergono problemi, spesso il paziente torna poi a rivolgersi a un dentista in Italia, con costi ulteriori e con la difficoltà di intervenire su una situazione già compromessa. Prima di scegliere, quindi, è importante valutare non soltanto il prezzo e la velocità di intervento, ma anche le garanzie offerte: le procedure di sterilizzazione, la tracciabilità dei dispositivi medici, la possibilità di essere seguiti nel tempo e le tutele in caso di problemi.
La salute orale richiede, infatti, soprattutto continuità e fiducia. Per questo resta fondamentale il rapporto con un odontoiatra di prossimità che conosca il paziente, ne segua l’evoluzione clinica e possa accompagnarlo nel percorso di cura.
Sempre più persone rinunciano alle cure odontoiatriche per ragioni economiche: come si può rendere la salute orale più accessibile e ridurre questa distanza?
Il primo strumento resta la prevenzione, perché permette di intervenire prima, evitare cure più complesse e contenere i costi nel tempo. Un altro elemento importante è rappresentato dai fondi sanitari integrativi, cui nel nostro Paese risulta essere iscritto circa un cittadino su quattro. Su questo fronte, però, occorre prestare attenzione ad alcune criticità. In certi casi vengono posti limiti alla scelta dell’odontoiatra, mentre riteniamo fondamentale che il paziente possa rivolgersi liberamente al professionista di fiducia.
Sarebbe utile, inoltre, valorizzare modelli che incentivino la prevenzione e i controlli periodici, premiando i comportamenti virtuosi. Ne è un esempio il fondo Fas (Fondazione Andi Salute) di Andi, il primo fondo sanitario integrativo creato e gestito dagli odontoiatri, con piani sanitari offerti non solo a cittadini, ma anche ad aziende e collettività. Il tema dell’accessibilità è reso più complesso anche dall’aumento dei costi di gestione degli studi odontoiatrici. La sfida è quindi trovare strumenti che aiutino le famiglie a sostenere la spesa senza abbassare la qualità delle cure e senza ridurre la libertà di scelta.




