Cisl: «Personale sanitario al minimo, rischio burnout e servizi ridotti»

La Funzione Pubblica del sindacato bresciano è preoccupata: «Di questo passo temiamo la razionalizzazione dei posti letto, anche nell’ambito sociosanitario. Servono retribuzioni adeguate»
I rappresentanti di Cisl Funzione pubblica
I rappresentanti di Cisl Funzione pubblica
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La carenza di personale sanitario non è soltanto un tema da addetti ai lavori, ma una questione che incide sull’organizzazione dei servizi e sulla qualità dell’assistenza. Un fenomeno che riguarda l’intero Paese e che in Lombardia, dove la rete sanitaria è ampia e articolata e dove si concentrano strutture di eccellenza, assume contorni ancora più evidenti.

Tra aumento della domanda di cure, ritmi di lavoro sempre più sostenuti e difficoltà nel reperire nuove professionalità, il sistema si trova a fronteggiare una sfida importante. A richiamare l’attenzione su questa situazione sono Gianmarco Pollini, segretario generale della Funzione pubblica della Cisl di Brescia, e i componenti della segreteria Tatiana Vezzini e Marcello Marroccoli.

Innanzitutto i numeri: «Nel 2025 l’Ordine delle professioni infermieristiche ha registrato 230 nuove iscrizioni - osservano -. Le Asst, già in difficoltà sul fronte degli organici, stanno perdendo circa 200 infermieri per ragioni di pensionamento. A questo si aggiungono le dimissioni volontarie sempre più frequenti, il fatto che l’Università non riesca a coprire tutti i posti disponibili e che non tutti gli studenti portano a termine il percorso formativo. Un quadro che non può che destare forte preoccupazione».

Sia per il presente, segnato da «salti di riposo, difficoltà nella programmazione delle ferie e rischio burnout», sia per il futuro: «Proseguendo di questo passo, per continuare a garantire gli stessi standard qualitativi, si rischia seriamente di dover razionalizzare i posti letto, anche nell’ambito sociosanitario».

Case di comunità

A complicare ulteriormente la situazione si aggiungono altri due elementi. Il primo: «Le voci sul presunto disavanzo della sanità lombarda e il fatto che, pur non essendosi fermate le assunzioni indifferibili, non siano ancora state pubblicate le graduatorie relative a concorsi già conclusi».

Il secondo è legato «alla necessità di rendere operative le Case di comunità: non essendoci nuovo personale a disposizione, il rischio è quello di spostare operatori dall’ospedale, già in difficoltà, ai servizi territoriali. Sia chiaro: condividiamo pienamente l’importanza di seguire i pazienti cronici vicino a casa, ma temiamo che, in questa fase, sottrarre agli ospedali figure professionali rare e preziose non sia una scelta opportuna. Tanto più con l’avvicinarsi dell’estate».

Alla luce di questo quadro, la Funzione pubblica della Cisl ribadisce la necessità di una reale valorizzazione del personale sanitario a livello nazionale: «Servono retribuzioni adeguate e interventi capaci di rendere la professione più attrattiva. In queste condizioni è difficile andare avanti: registriamo una crescente demotivazione tra gli operatori, oltre a criticità organizzative che rischiano di rallentare l’avvio dei nuovi, e apprezzabili, modelli assistenziali».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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