Oltre 30mila bresciani sono senza medico di base
Oltre trentamila bresciani risultano senza medico di famiglia. Considerato lo scarso appeal della professione, viene spontaneo immaginare che il fatto sia riconducibile solo alla carenza di personale. In realtà la situazione è complessa.
Si può rimanere senza medico, ad esempio, quando il proprio va in pensione (o si è trasferito, è deceduto...) oppure quando si ha appena fatto un cambio di residenza. Per sceglierne uno nuovo bastano pochi clic sul Fascicolo sanitario elettronico, ci si può recare agli sportelli di «Scelta e revoca» (presenti nelle Case di comunità o nelle sedi degli ex distretti) o, in alternativa, nelle farmacie abilitate.
Non sempre, però, l’operazione va in porto: soprattutto nelle zone periferiche può accadere che nell’ambito di residenza non ci siano medici con posti liberi (per ottenerne uno in un altro ambito è necessario che costui accetti formalmente il caso) o che, in sostituzione del professionista andato in pensione, non siano ancora stati assegnati incarichi provvisori (e poi definitivi).
Capita a volte anche che, nonostante i posti liberi non manchino, sia la persona a non scegliere. I motivi possono essere molti: il medico disponibile si trova in un altro paese magari scomodo da raggiungere o non è di proprio gradimento e si preferisce aspettare; non si è consapevoli che il proprio medico sia andato in pensione o che si siano liberati posti che prima non c’erano; ci si è appena trasferiti in quel luogo. O si è in buona salute e si crede di non aver bisogno di un servizio di cure primarie.
Chi sì, chi no
Per una ragione o per l’altra questa situazione si presenta nel territorio che fa capo all’Asst Spedali Civili (fatta eccezione per l’ambito di Lodrino e Marcheno): i posti liberi sono superiori alle necessità (solo tra Brescia e Collebeato sono 26.472 eppure ci sono all’incirca quattromila persone senza medico) pertanto «tutti i cittadini hanno la possibilità di avere il medico nel proprio ambito di assistenza e – come sottolinea Elena Belli, direttore del dipartimento Cure Primarie – la mancata scelta è l’espressione libera e personale di un loro diritto, non di una carenza».
Complessivamente nella zona di competenza dei Civili che oltre a Brescia e hinterland comprende anche la Valtrompia ci sono 9.397 persone senza medico e 3.255 affidate a medici con incarichi provvisori (a seguito di pensionamenti) in attesa che si insedi un titolare: «Non si rilevano particolari criticità in merito alla garanzia di assistenza primaria – ribadisce la dottoressa Belli –. Laddove in un ambito non vi fossero sufficienti posti liberi tra i medici operanti, si provvede ad attivare temporaneamente ulteriori servizi di assistenza primaria quali ambulatori strutturati di continuità assistenziale dedicati, oltre alla possibilità di rivolgersi gratuitamente ai medici presenti mediante visita occasionale, in una progettualità che è frutto di una stretta collaborazione tra cure primarie e medicina generale, nelle more dell’inserimento di un medico dedicato. Ad oggi è una misura che nel territorio dei Civili è stata attivata in un solo ambito».

Nel territorio di Asst Garda le persone «orfane» di medico di base sono 13.100. Tra queste oltre 6.200 possono fare riferimento agli ambulatori medici temporanei (che si trovano negli ambiti di Acquafredda, Bagolino, Casto, Fiesse e Leno). Ulteriori 16.300 persone sono affidate a medici con incarichi provvisori. I posti liberi in totale sono quasi ventimila, ma risultano zero negli ambiti di Bagolino, Bione, Casto, Leno e Roè Volciano, uno ad Alfianello, 9 a Prevalle e 30 a Cigole. Questo nonostante alcuni medici di famiglia abbiano portato il massimale a 1.800 assistiti e, con i ricongiungimenti familiari, siano arrivati ad avere ben duemila pazienti.
«Asst Garda – commenta il direttore sociosanitario Paolo Schiavini – è sempre stata ed è impegnata a cercare di rispondere in maniera puntuale ai cittadini delle proprie realtà territoriali, in questo momento complesso, utilizzando tutti gli strumenti messi a disposizione dal contratto nazionale della medicina generale cercando di istituire, con le risorse possibili e disponibili, ambulatori medici temporanei, assegnando incarichi provvisori e potenziando la continuità assistenziale (ex guardia medica)». Gli ambulatori temporanei ci sono anche nel territorio di Asst Franciacorta (a Trenzano e Castelcovati) che conta complessivamente 6.894 assistiti «orfani» di medico di base e altri 15.416 seguiti da incaricati provvisori.
Il da farsi
«C’è sempre una percentuale di pazienti che non sceglie benché in vigore la prassi di informare il cittadino e invitarlo alla scelta ogni qualvolta cessi un medico – sottolinea anche Andrea Ghedi, direttore sociosanitario dell’Asst Franciacorta –. Potremmo valutare l’invio ripetuto di messaggi WhatsApp/Sms, questo potrebbe ridurre il numero di coloro che non effettuano la scelta volontariamente».
A suo avviso le criticità sono più d’una: «La normativa non consente un’assegnazione degli ambiti rispettosa dei fabbisogni dei territori; la carenza di medici riduce la possibilità di scelta e induce ad attendere fino al possibile inserimento di nuove figure; inoltre l’acquisizione di ambito titolare temporaneo da parte dei medici corsisti comporta la necessità di ridurre il numero di iscritti creando ulteriore criticità al sistema». Ammesso ciò, «abbiamo intenzione di rivedere i numeri e trasmettere un’informativa agli assistiti. Inoltre la possibilità di aprire ambulatori nelle Case di comunità offrirà un ulteriore supporto alla presa in carico di questi pazienti "orfani"».
Infine la Valcamonica: il direttore generale dell’Asst Corrado Scolari fa sapere che «qui sono sprovviste di medico di base 828 persone, ma ci sono posti liberi in tutti gli ambiti. Chi non sceglie lo fa per varie ragioni, come il fatto che il medico di base si trovi in un altro paese. La continuità assistenziale è potenziata in alta Valle. E gli ambulatori infermieristici delle Case di Comunità hanno tanto lavoro».
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