Cronaca

Medici e infermieri in aumento, ma restano squilibri e preoccupazioni

Bettoncelli: «Carenze in alcune specialità, servono incentivi». Cresce la libera professione, mancano oltre mille infermieri
Medici in ospedale - © www.giornaledibrescia.it
Medici in ospedale - © www.giornaledibrescia.it

Con la popolazione che invecchia, i malati cronici in aumento, la domanda di salute in crescita e un sistema sanitario in via di riorganizzazione per avvicinarsi al cittadino – superando il modello ospedalocentrico –, le risorse umane in sanità diventano sempre più cruciali. Ecco perché, sebbene negli ultimi 10 anni il numero di medici e infermieri sia cresciuto, guardando al futuro preoccupano – e generano interrogativi – le borse vacanti di molte specialità fondamentali (come la medicina d’urgenza e la chirurgia generale) e la forte carenza di infermieri stimata nel Bresciano in oltre mille unità.

Confronto

Su scala nazionale a fornire una fotografia della situazione (datata 2023) è il rapporto Agenas sul personale del Ssn pubblicato nei giorni scorsi. Evidenzia che l’Italia ha un quantitativo di medici in rapporto alla popolazione superiore alla media d’Europa: 5,3 per mille abitanti contro 4,07. Rispetto al periodo pre-Covid, risultano in aumento, ma sono molti (39 mila su quasi 110 mila) quelli che andranno in pensione tra il 2026 e il 2038. Diversa è la situazione degli infermieri: nel Belpaese il rapporto è 6,8 per mille abitanti contro una media europea di 8,2. E nei prossimi 10 anni ad andare in pensione saranno 78mila dei 277mila contati nel 2023.

Una speranza è riposta nella legge di Bilancio 2026 che stanzia fondi per l’assunzione di ulteriori migliaia di medici e infermieri. Intanto per restringere il focus alla nostra provincia ci siamo affidati ai due Ordini i cui dati, ovviamente, non comprendono solo le figure legate al Ssn, ma anche i liberi professionisti. Contengono, inoltre, medici e infermieri iscritti a Brescia, ma operativi altrove ed escludono quelli iscritti altrove, ma operativi a Brescia. Fatta questa premessa l’Ordine dei Medici segnala un aumento del 23,8% degli iscritti sotto i 70 anni: erano 4.876 nel 2015, sono 6.041 nel 2025. La professione è sempre più al femminile: le donne erano il 49,5% allora, sono il 55,6% oggi. L’età media è inoltre scesa da 48,3 a 47,2 anni. Stando a questi dati si può indicativamente stimare che nel Bresciano ci siamo 5 medici per mille abitanti, in linea con la media nazionale.

Una sala operatoria
Una sala operatoria

Non mancano, però, le preoccupazioni: «Nonostante il numero dei medici sia in crescita – commenta il presidente dell’Ordine Germano Bettoncelli –, restano importanti criticità riguardanti la loro distribuzione: sempre meno giovani scelgono di dedicarsi alla medicina di famiglia, e questo porta alla carenza di professionisti su diverse aree del territorio. Lo stesso accade per alcune specialità ospedaliere come la Medicina d’emergenza. È urgente incentivare questi percorsi rendendoli attrattivi, anche economicamente, per arginare lo spostamento del baricentro della professione sull’attività esclusivamente privata».

Bettoncelli tocca due tasti dolenti: le incertezze sul futuro della medicina di base - confermate dall’ultimo test d’ingresso al corso di formazione regionale che ha visto presentarsi 304 candidati a fronte di 601 iscritti e 390 posti - e gli squilibri tra le varie specialità. Ricordiamo, a tal proposito, che nelle Scuole di specializzazione di UniBs lo scorso anno non sono state assegnate borse di Anatomia patologica (ce n’erano 5 disponibili), Medicina d’emergenza-urgenza (erano 21), Medicina nucleare (erano 5) e ne sono rimaste scoperte 28 su 43 per Anestesia-Rianimazione.

Trend

Passando agli infermieri, l’Ordine guidato da Stefania Pace mette in evidenza l’incoraggiante aumento degli iscritti: 2.349 unità in 10 anni (erano 8.485 nel 2015, sono 8.834 oggi), 1.132 in cinque anni (erano 7.702 nel 2020). Cresce anche il numero di chi sceglie la libera professione: oggi sono 970 (728 donne, 242 uomini, età media 48 anni), erano 667 nel 2022. La situazione è fatta di luci e ombre.

Iniziamo dagli elementi positivi: come fa notare Roberto Ricci, consigliere dell’Ordine delle Professioni infermieristiche (Opi), il fenomeno della fuga degli infermieri all’estero è limitato (i certificati di «good standing» rilasciati negli ultimi 3 anni a chi si trasferisce in un Paese extra UE sono solo 5). Altro aspetto: «In attesa di conoscere il numero effettivo di immatricolati – spiega –, le iscrizioni ai bandi per i corsi di laurea di Infermieristica dei due atenei cittadini (Università degli Studi e Cattolica) hanno visto un leggero aumento del numero di candidati, rispetto all’anno precedente, in controtendenza rispetto al dato nazionale». Terzo elemento positivo è l’età media degli iscritti all’Ordine: 47 anni, più bassa rispetto a quella nazionale (fascia 51-55). «La gobba pensionistica – osserva – per quanto riguarda gli infermieri bresciani rappresenterà sicuramente un momento critico, ma non nell’immediato».

Le preoccupazioni, però, purtroppo non mancano: l’incremento registrato nel decennio, infatti, non è sufficiente a rispondere ai fabbisogni del territorio. Lo sa bene Ricci: «Considerando la quota di infermieri che dovrebbero garantire lo sviluppo della medicina di prossimità, il crescente invecchiamento della popolazione, la prevalenza e l’incidenza delle malattie croniche, la necessità di garantire cure di qualità elevata ed economicamente sostenibili, si stima che nella nostra provincia manchino all’appello più di mille infermieri».

Resta, poi, l’incertezza relativa all’anno accademico iniziato: «Il dato dell’aumento delle iscrizioni ai bandi per i corsi di Infermieristica è incoraggiante – puntualizza il consigliere Ricci –, ma non abbiamo ancora il numero definitivo degli immatricolati. Le domande non copriranno nell’immediato i posti a bando, ma una quota di studenti potrebbe accedere a Infermieristica alla fine del semestre filtro introdotto quest’anno a Medicina».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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