Sileo: «Le sfide? Nodo personale, attese per i controlli e ambiente»

Una sanità che ottiene riconoscimenti a livello regionale e nazionale, ma che è chiamata ad affrontare sfide complesse, dalle liste d’attesa alla carenza di personale, fino alla sostenibilità ambientale. A pochi mesi dalla conclusione del suo mandato, Claudio Sileo traccia un bilancio degli anni alla guida di Ats Brescia e indica le priorità su cui sarà necessario concentrare l’attenzione nel prossimo futuro.
Direttore generale Sileo, il portale statistico di Agenas certifica performance eccellenti per Ats Brescia, cosa ne pensa?
Ciò che emerge dalla fotografia scattata da Agenas è il frutto del lavoro di tutti gli attori del sistema sanitario e sociosanitario del territorio. Un vero «sistema Brescia» che funziona e cresce perché sia le Asst sia il privato accreditato perseguono obiettivi e strategie comuni. Un percorso reso possibile anche dalla regia efficace di Ats.
Nel dettaglio, quali sono, a suo giudizio, le scelte organizzative e strategiche che hanno inciso su questo risultato?
A rendere possibile questo traguardo è stata l’elevata qualità, sia sul piano quantitativo sia su quello organizzativo, dell’offerta sanitaria. Un livello che, anche nei mesi più duri della pandemia, ha evitato la necessità - a differenza di altri territori - di allestire un ospedale da campo. Alla base vi è una rete hub e spoke solida ed efficiente: accanto all’Asst Spedali Civili, riconosciuta come centro di riferimento in tantissimi ambiti, opera la Poliambulanza, hub per la cura dei tumori al pancreas e all’ovaio e centro di medicina materno-fetale. Il sistema è quindi in grado di garantire prestazioni di alto profilo, con una gestione oculata delle risorse pubbliche, puntando sulla presa in carico dei pazienti e sulla diffusione, a ogni livello (Ats e Asst), della cultura della prevenzione.
Il suo mandato si concluderà a dicembre e, nel rispetto della normativa, non potrà essere rinnovato per un terzo incarico. Qual è il bilancio complessivo di questi anni alla guida di Ats? Col senno di poi, c’è qualcosa che avrebbe voluto sviluppare ulteriormente?
Per sette anni consecutivi abbiamo centrato gli obiettivi fissati dalla Regione, collocandoci stabilmente ai vertici in Lombardia. Il riconoscimento certificato da Agenas non rappresenta l’exploit di una singola annualità, ma testimonia la solidità e la qualità dell’organizzazione e dei professionisti che ne fanno parte. Resta però la consapevolezza che si può e si deve fare di più sul fronte della prevenzione: avrei auspicato una maggiore efficacia dei messaggi rivolti alla comunità sulla promozione della salute, sugli stili di vita corretti e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Temi sui quali abbiamo investito energie e progettualità, ma che richiedono tempi lunghi e la collaborazione di tutti per tradursi in cambiamenti concreti nei comportamenti individuali e collettivi.
Il Servizio sanitario è alle prese con sfide rilevanti. Quali sono i temi più urgenti sul tavolo e quali risposte concrete state mettendo in campo?
Il nodo più evidente è quello delle liste d’attesa. Non riguarda tanto le prime visite, per le quali è previsto un percorso di tutela che i cittadini devono conoscere per poter far valere i propri diritti, quanto piuttosto i controlli successivi: è su questo fronte che occorre intervenire con decisione. Un altro capitolo cruciale è rappresentato dalla medicina del territorio. I medici di medicina generale devono poter dedicare più tempo alla dimensione clinica e alla presa in carico dei pazienti, che costituiscono il cuore del loro lavoro. Perché ciò sia possibile è necessario alleggerire il carico burocratico e rendere efficienti i sistemi informatici di supporto. C’è poi il tema del personale: si registra una carenza significativa di infermieri, di medici in alcune specialità e di altri professionisti sanitari, strategici per il funzionamento del sistema. Tra le priorità rientra anche la revisione del Decreto ministeriale 70, che rappresenta un’occasione importante per aggiornare un modello di offerta ormai datato e renderlo più coerente con i bisogni attuali. Infine, un’attenzione crescente è rivolta alla sostenibilità ambientale della sanità. In questa direzione è stata promossa una rete bresciana composta da diciotto enti, impegnati a sviluppare azioni concrete per ridurre l’impatto del sistema sul territorio.
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