Politica

Piano Mattei, la risposta del governo italiano alla fragilità africana

I fatti di Ceuta sono un avvertimento per l’Europa e ci ricordano la necessità di trovare nuove soluzioni ad antichi problemi
Migranti sulla spiaggia di Ceuta - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Migranti sulla spiaggia di Ceuta - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Quanto accaduto a Ceuta nei giorni scorsi è cosa nota e, come è normale che sia, ha riportato al centro del dibattito il rapporto con l’Africa sul tema migratorio e non solo. Settantamila le persone in movimento verso il confine europeo nell’arco di poche ore, oltre ottanta le vittime accertate nel tentativo di raggiungere a nuoto la costa, una città paralizzata e un’allerta che non è ancora rientrata.

Ma tutto questo non è una vicenda di cronaca locale. È la fotografia di quattro fragilità che ci riguardano da vicino. La prima è quella di un Continente africano che continua a produrre pressione migratoria là dove non offre prospettive. La seconda riguarda un Paese considerato moderno e stabile come il Marocco, che si è rivelato assai più esposto di quanto la retorica lasciasse intendere.

La terza è quella spagnola: gli avvertimenti erano arrivati, anche dai servizi di informazione, e ciò nonostante il confine è stato colto impreparato. La quarta è europea, perché l’Unione non ha ancora trovato una strada concreta per proteggere i propri confini e per costruire un rapporto solido con l’Africa.

E il punto è esattamente questo: quando cede un tratto di frontiera esterna, il problema non resta di chi lo presidia, diventa immediatamente europeo. Bene ha fatto il Governo italiano a reagire con tempestività, portando la questione al tavolo comune e ottenendo un Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno convocato su richiesta di ventidue capitali.

Giorgia Meloni con il Presidente dell'Angola e Presidente di turno dell'Unione Africana João Lourenço e il Presidente della Commissione dell'Unione Africana Mahmoud Ali Youssouf - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Giorgia Meloni con il Presidente dell'Angola e Presidente di turno dell'Unione Africana João Lourenço e il Presidente della Commissione dell'Unione Africana Mahmoud Ali Youssouf - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Un incontro con Roma in prima fila, che ha riconosciuto ciò che l’Italia sostiene da anni: servono frontiere esterne più solide, rimpatri effettivi e partenariati veri con i Paesi africani.

Ma sarebbe un errore fermarsi qui. Le misure d’urgenza servono, non bastano. Non possiamo continuare a occuparci dell’Africa soltanto quando l’Africa bussa alla nostra porta nel modo più drammatico. È questa la ragione per cui il Piano Mattei resta una delle scelte più lungimiranti della nostra politica estera. Un provvedimento di cui ho avuto l’onore di essere relatore e che oggi mostra risultati concreti.

Diciotto Paesi partner, oltre settanta progetti avviati, quattro miliardi di garanzie a sostegno degli investimenti. Nelle scorse settimane, in Commissione Esteri, abbiamo ascoltato il coordinatore della Struttura di missione sulla terza relazione annuale, ora all’esame del Parlamento. Nei prossimi dodici mesi la priorità andrà ad acqua, formazione e minerali critici.

Non è assistenza, è cooperazione da pari a pari. Serve all’Africa, che ha un’età media di diciannove anni e che entro il 2050 conterà un abitante del pianeta su quattro. Ma serve prima di tutto a noi, perché la stabilità della sponda sud è una condizione della nostra sicurezza e della nostra prosperità, e lo sarà per i prossimi decenni.

Brescia, in tutto questo, non è spettatrice. Lo dimostra anzitutto il terzo settore. Il 5 agosto è stato firmato un memorandum tra il sistema ferroviario italiano e la Tanzania, e proprio in Tanzania, a Iringa, la Fondazione Tovini svolge da anni un lavoro encomiabile sul terreno decisivo della formazione, che conto di visitare personalmente il prossimo ottobre.

Penso poi al progetto all’ambizioso del prof. Gabriele Rosa, la Maasai Academy, che in questi giorni abbiamo sottoposto al nostro ambasciatore a Nairobi per la costruzione di un villaggio al servizio della popolazione locale. E penso all’aspetto economico e commerciale.

L’interessante convegno promosso da Confindustria Brescia nelle scorse settimane, al quale ho partecipato per inquadrare la genesi politica del Piano Mattei, ha visto la presenza di oltre sessanta aziende già operative in Africa. Una presenza che dimostra le potenzialità e la lungimiranza di un mondo produttivo capace di comprendere le sfide del futuro.

Terzo settore e sistema produttivo, insieme: è la cifra del nostro territorio, ed è la ragione per cui la nostra provincia può avere un ruolo primario dentro un progetto nazionale ed europeo. Perché la stabilità dell’Africa dipenderà anche dalle scelte che sapremo compiere, e in quelle scelte Brescia ha qualcosa da dire.

Giangiacomo Calovini  Capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Esteri alla Camera dei Deputati 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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