Una città in cui il verde viene considerato una forma di prevenzione sanitaria, trovare casa non diventa una corsa a ostacoli e la manifattura continua a essere motore di sviluppo aprendosi, però, anche alla cultura e alla formazione.
È attorno a questa idea di «città della cura» che prende forma la Brescia immaginata dall’Agenda urbana 2050, realizzata dal Comune con il supporto del Laboratorio Brescia 2050 guidato dall’urbanista Valerio Barberis coinvolgendo Fondazione Campus Edilizia, Urban Center, università, imprese, terzo settore, Consigli di quartiere e giovani, in un percorso partecipativo durato quasi due anni.
Modello di riferimento
Una visione ampia, a tratti inevitabilmente astratta, che prova però a trovare una prima traduzione concreta nelle politiche e negli strumenti di pianificazione dei prossimi anni. «Raccontiamo un percorso molto coinvolgente e partecipato – ha spiegato la sindaca Laura Castelletti –. L’obiettivo è fare di Brescia un modello di riferimento per altre città medie italiane ed europee». Alla base del documento c’è un lavoro di ascolto accompagnato dall’analisi di oltre un centinaio tra piani e progetti già presenti in città. «Con l’Agenda Urbana facciamo un ulteriore salto di visione – ha sottolineato l’assessora alla Rigenerazione urbana Michela Tiboni –. Più che un piano è la condivisione di una traiettoria».

Missioni
Il percorso è partito da quattro missioni – Insieme, Sostenibilità, Lavoro e Cultura – alle quali si è aggiunta una quinta, la Governance, nata dalla consapevolezza che temi come mobilità, qualità dell’aria, abitare e sviluppo economico richiedono una prospettiva che supera i confini comunali. Il filo conduttore resta però la cura, indicata come una delle caratteristiche più radicate della storia cittadina. «Brescia lo ha già nel proprio Dna» ha osservato Tiboni, richiamando il ruolo di cooperative, fondazioni, volontariato, imprese e istituzioni.
Da qui derivano alcune delle direttrici individuate dall’Agenda: il verde come infrastruttura di salute, il rafforzamento dei servizi di prossimità, nuove forme dell’abitare accessibile e una maggiore attenzione al rapporto tra città e cambiamento climatico, con il tema dell’acqua e della cosiddetta città-spugna.
Ampio orizzonte
Sul fronte economico, invece, la scommessa è mantenere forte la vocazione manifatturiera accompagnandola nella transizione ecologica e digitale e favorendo un dialogo più stretto con cultura, ricerca e formazione. «La vera sfida di un documento di questo tipo è lasciare una visione anche alle future amministrazioni – ha spiegato Barberis –. Non a caso l’orizzonte scelto è il 2050, ben oltre le scadenze dei singoli piani oggi in vigore».
Il passaggio dalla visione alle scelte concrete sarà affidato soprattutto alla variante generale del Piano di governo del territorio, che l’Amministrazione intende presentare nei prossimi mesi e che sarà sottoposta alla Valutazione ambientale strategica. Sarà lì che molte delle indicazioni contenute nell’Agenda dovranno misurarsi con la pianificazione urbanistica e con le trasformazioni reali della città.



