Vannacci: «Via dalla Lega per coerenza e per essere una vera destra»

Nel 1909 quello di Tommaso Marinetti venne pubblicato su Le Figaro. Oggi il manifesto di Roberto Vannacci si costruisce tra interviste e tappe in giro per l’Italia. «Ci chiamiamo futuristi», dice il generale. I caratteri nel simbolo sono gli stessi. E poi «Due ali per farci volare alto e un’onda per travolgere». A Verolavecchia, in un incontro organizzato da Il Nord X Vannacci all’interno di una pizzeria, l’eurodeputato non si nasconde e afferma la sua identità.
Davanti a più di 200 persone parla dell’uscita dalla Lega e di un nuovo partito di destra. «Quella orgogliosa, che non si vergogna di esserlo». E se gli si grida all’estremismo? «Rispondete che il buon senso non è mai estremo. Noi non abbiamo paura di sporcarci le mani. I cittadini scontenti ci chiedevano un soggetto politico nuovo e noi l’abbiamo creato».
Generale, è appena tornato da Strasburgo, dove c’è stata la plenaria. Ha deciso se entrare nel gruppo delle Nazioni sovrane, quello guidato da AfD?
No. Al momento sono nel gruppo misto. Vedremo nelle prossime settimane, ma non aspetterò tanto, le decisioni verranno prese tra poco.
Parliamo del territorio. Il gruppo Brescia ai bresciani è stato promotore dell’iniziativa remigrazione e riconquista. Quanto è importante per voi?
È una delle battaglie che sto portando avanti. E sono contento che ci sia questo comitato per la remigrazione che difende i miei stessi principi. Poi certo, magari ci dovremo coordinare. Ho visto la loro iniziativa legislativa: è bellissima, ma magari deve essere accostata con tutte le altre simili, perché è una cosa che deve essere fatta in maniera olistica e che deve portare dei risultati.
Ricordiamo che si tratta del principio di far tornare nel Paese di origine gli stranieri che non hanno titolo di restare qua in Italia. Si basa essenzialmente sul ritorno volontario delle persone e non, come viene spesso descritta, sulla deportazione coatta. Molti non capiscono di cosa si tratta. Comunque, è certamente un mio cavallo di battaglia. Non è uno dei principi del partito che ho fondato: in quel caso parliamo di virtù, tradizioni e radici. Ma uno strumento per difendere tutto questo e la nostra identità è senza dubbio la remigrazione.

Qui ci sono tanti agricoltori e in Europa si è parlato tanto del Mercosur. Cosa deve fare l’Unione?
Io ho votato contro il Mercosur. Grazie ai nostri pochi voti siamo riusciti a rimandare il trattato sul Mercosur alla Corte di giustizia e mi auguro che la Corte di giustizia prenda dei provvedimenti. Intanto è stato bloccato, ma io speravo che qualcuno non insistesse per applicarlo in via provvisoria. Invece, purtroppo, in Italia abbiamo anche quelli e questo mi dà molto dispiacere.
Io difendo gli agricoltori non solo perché sono dei lavoratori, ma perché sono quelli che difendono una casa, difendono le radici e le tradizioni. Sono quelli che rappresentano la nostra identità. Senza di loro le eccellenze del comparto e del settore enogastronomico italiano, che sono riconosciute in tutto il mondo, non esisterebbero. E non esisteremmo noi come italiani. Perché l'italiano è accostato, guarda caso, proprio a queste eccellenze. Quindi non stiamo difendendo solamente un lavoratore, stiamo difendendo un pezzo d’Italia.
Ha parlato di destra pura. Cosa c’è di diverso rispetto al Governo attuale?
I principi di cui parlavo prima. Dall’altra parte c’è una coalizione di governo, quindi diversi partiti messi insieme. I miei principi che sono quelli che ho riassunto sotto l'acronimo di "vitale": virtù, identità, tradizioni amore, libertà, entusiasmo ed eccellenza. Sono quelli che caratterizzano questa destra vera e pura. Una destra che non ha vergogna a dire che è di destra, perché non si vergogna di sostenere principi sacrosanti. Soprattutto non vuole rappresentare una sinistra non alla moda, oppure progressista. È una destra orgogliosa.
C’è stato il divorzio dalla Lega. Quanto ha influito la distanza con i leghisti del Nord Italia?
È stata una componente. Ma la vera componente è stata la coerenza. Perché non possiamo imbastire una campagna politica dicendo «no alle armi in Ucraina» e poi votare a favore del decreto armi in Ucraina. Non possiamo dire di voler rottamare la legge Fornero e poi stare all’interno di un Governo che invece la inasprisce. Non possiamo stare con chi dice che la conferenza stampa del Comitato remigrazione all’interno di Montecitorio è inopportuna, come ha fatto il presidente della Camera, e poi lo stesso partito organizza una piazzata sulla remigrazione il 18 aprile a Milano. Io provengo da un ambiente diverso e quindi sono molto legato alla coerenza, ai principi, ai valori e agli ideali.
Per questo non potevo stare in un contenitore che ha cambiato direzione. Quando sono entrato nella Lega come indipendente ero convinto di andare in una direzione che tutelava e che promuoveva tutto quello in cui credo. Poi invece mi sono trovato in una situazione che, vuoi per convenienza o per negoziazione, non ha permesso di proseguire insieme. Ormai il nostro partito è una realtà: è stato decretato sabato scorso, lo abbiamo ratificato e adesso proviamo a farlo crescere.
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