Nasce in Parlamento un’ultradestra stile AfD

Non si può ironizzare sul furbesco atteggiamento parlamentare dei «futuristi vannacciani» che ieri alla Camera hanno votato no al decreto che rifinanzia l’aiuto anche in armi all’Ucraina, ma nello stesso tempo hanno espresso il «sì» alla fiducia al governo, giochetto che al Senato non funzionerà.
A Palazzo Madama in questi casi infatti il voto è unico, ecco forse più che fare delle battute sul loro trasformismo da piccolo cabottaggio, bisognerebbe riflettere sul fatto che nel Parlamento italiano ha debuttato ufficialmente un soggetto politico identico a quello che in Germania è Alternative für Deutschland. Osservateli da vicino e vedrete che sono identici: quelli non nascondono la nostalgia per il Nazismo come questi si gloriano della X Mas di Junio Valerio Borghese; quelli hanno inventato il termine «remigrazione», per non dire «deportazione» degli immigrati, e Vannacci l’ha subito adottato; quelli non riconoscono il carattere tedesco a chi ha un colore più scuro della pelle e Vannacci dice che la Egonu «non rappresenta l’italianità».
Quelli dicono che non tutto è vero di quel che si dice delle Ss, questi considerano Mussolini un grande statista. Prima non c’era in Parlamento un partito del genere. Ora c’è. Ce l’ha portato Matteo Salvini per il calcolo interessato di incamerare i voti del generale nero. Ma Vannacci prima si è fatto eleggere e poi ha fatto marameo e se ne è andato per i fatti suoi con «Futuro Nazionale». «Traditore!» dice adesso Matteo al quale i colonnelli leghisti hanno come altre volte perdonato l’errore tattico.
Certo, si può sempre continuare col sarcasmo e dire che i «futuristi» sono quattro gatti, e che erano già malsopportati nella Lega e in Fratelli d’Italia. Vero. Ma se andiamo indietro con la memoria anche Umberto Bossi in Senato nel 1987 era solo. I giornalisti parlamentari lo sfottevano per la canotta cafona e lo chiamavano «Senatur». Però Bossi aveva colto un movimento che c’era in tutto il Nord ed era vasto, sentito e partecipato da parecchi elettori, e fu così che la Lega si ingrossò, portò a Roma battaglioni di deputati e senatori ed entrò nei governi di Berlusconi. C’era poco da sfottere.
Le centinaia di migliaia di copie vendute del «Mondo al contrario» e il mezzo milione di voti che Vannacci ha raccolto alle ultime elezioni europee sono il sintomo di un vento che spira e aspetta solo che qualcuno se ne faccia riempire le vele. Obiezione: Bossi era un politico vero, abile e astuto, questo generale sembra più che altro un gaffeur con la sfumatura alta e un gusto per le vestagliette pon pon. Vero, ma noi giornalisti scrivemmo centinaia di pezzi per dire pressocché le stesse cose di quello strano soggetto di Cassano Magnago che alla buvette in Transatlantico inzuppava la mayonnaise nel cappuccino, e quanto ci sbagliavamo.
Oggi che viviamo in una stagione di leadership dalla vita breve, non possiamo escludere nulla. In Germania la potente Cdu è in gara affannosa con l’Afd a doppia cifra, e anche in Francia Macron è stritolato tra un’estrema sinistra e un’estrema destra che ama anch’essa il nero. Sicurezza, migranti e bassi salari sono una sfida che il governo non può perdere se non vuole avere un avversario a destra.
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