Il nodo del Mercosur: il commercio deve stare dentro le regole europee

Mercoledì si è svolto al Parlamento europeo un voto importante sul Mercosur. Gli eurodeputati hanno deciso di richiedere un parere alla Corte di Giustizia europea sulla conformità dell’accordo con il diritto europeo. Molti lo hanno visto come uno «stop» malvenuto o un ulteriore indebolimento di Ursula von der Leyen. O addirittura la dimostrazione della forza di alleanze improprie fra destra nazionalista e sinistra estrema nell’ostacolare una delle poche buone idee che si possono mettere in pista nell’era Trump e cioè cercare nuovi partner economici e commerciali.
Francamente non sono d’accordo con questo punto di vista. Forse perché sono una ex parlamentare europea e penso che uno dei rischi che corre la Ue oggi, nella sua ansia di compiacere non solo Trump ma anche i suoi governi più forti e i vari interessi di potenti corporazioni, è quello di dimenticare non solo le perplessità di una parte importante dell’opinione pubblica dai due lati dell’oceano, ma anche trasparenza e rispetto di regole e procedure. Che non sono messe lì a caso.
A scanso di equivoci, comunque è importante chiarire che criticare questo accordo non significa essere contrari agli accordi commerciali in generale. In un contesto geopolitico sempre più instabile, per l’Unione europea è anzi fondamentale diversificare i rapporti economici con altre regioni del mondo, anche per ridurre dipendenze strategiche, in particolare dagli Stati Uniti. Il problema, però è che questo accordo distribuisce male costi e benefici. L’accordo Ue-Mercosur, negoziato da oltre 25 anni, è uno dei più grandi trattati commerciali dell’Unione europea e coinvolge circa 780 milioni di persone in Europa e in Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Incide su agricoltura, industria, lavoro e ambiente; ma favorisce un modello produttivo che sostiene grandi imprese e catene globali del valore, a scapito di agricoltura di piccola e media scala, Pmi e produzioni locali, mentre i controlli sui prodotti importati resteranno limitati (circa il 4%).
Nel complesso, l’accordo rischia di indebolire standard ambientali e sociali, aumentare scambi relativamente inutili di prodotti a lunga distanza con effetti climatici negativi e ridurre lo spazio per politiche industriali, sociali e ambientali ambiziose. Negli ultimi anni, Ong ambientali, organizzazioni agricole e reti della società civile hanno avanzato proposte per rendere vincolanti e sanzionabili gli impegni ambientali e sociali; garantire una reale reciprocità degli standard, in particolare su pesticidi, sicurezza alimentare, benessere animale e diritti del lavoro; rafforzare la trasparenza e il controllo democratico, assicurando un ruolo pieno al Parlamento europeo.
UE-Mercosur: il Parlamento europeo ha deciso di chiedere alla Corte di giustizia dell’Unione europea di valutare se l’accordo UE-Mercosur sia conforme ai Trattati dell’UE.
— Parlamento europeo (@Europarl_IT) January 21, 2026
➡️I dettagli: https://t.co/BBSjxbz2fZ
A questi problemi di contenuto si sono aggiunte questioni di coerenza con il diritto europeo. È per questo che un gruppo trasversale di 144 deputati del Parlamento europeo ha proposto che l’Europarlamento chiedesse alla Corte di giustizia dell’Unione europea di esprimersi sulla compatibilità dell’accordo con i Trattati su tre aspetti centrali. Il primo riguarda il modo in cui l’accordo è stato costruito: governi e Commissione hanno deciso di dividerlo in due parti per consentire l’applicazione «provvisoria» della componente commerciale prima della ratifica del Parlamento europeo e senza il voto dei Parlamenti nazionali.
Il secondo riguarda una clausola che consente ai Paesi del Mercosur di chiedere compensazioni se nuove norme europee su ambiente, salute o sicurezza alimentare riducono le loro esportazioni, con il rischio concreto che una maggiore tutela dell’interesse pubblico diventi sanzionabile. Il terzo riguarda il principio di precauzione, pilastro del diritto europeo, che permette di intervenire per proteggere salute e ambiente anche in assenza di certezze scientifiche definitive, e che potrebbe essere indebolito dalla riduzione dei controlli e dal ricorso a meccanismi arbitrali.
Un po’ a sorpresa, il Parlamento europeo ha approvato questa richiesta con una maggioranza molto risicata. È importante chiarire però che questa decisione non dovrebbe bloccare l’applicazione provvisoria dell’accordo se i Paesi del Mercosur completeranno le loro ratifiche interne. Tuttavia, se la Corte dovesse contestare uno dei tre punti citati, le conseguenze politiche e giuridiche sarebbero rilevanti e imporrebbero una revisione di alcune parti dell’accordo. Il punto centrale che non dobbiamo mai dimenticare è che, in fondo, il Mercosur è figlio di una visione degli anni Novanta, fondata sull’idea che più commercio e meno regole producano automaticamente crescita e benessere.
Oggi però l’Unione europea e il mondo tutto deve confrontarsi con crisi climatica, sicurezza alimentare, transizione ecologica e disuguaglianze. Il tempo che si apre ora può e deve essere usato per correggere l’accordo, rendendo gli impegni ambientali e sociali vincolanti, rafforzando le regole e garantendo il pieno rispetto delle prerogative democratiche. Senza questo passaggio, anche l’accordo Ue-Mercosur rischia di restare totalmente incapace di rispondere alle sfide del presente.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Economia & Lavoro
Storie e notizie di aziende, startup, imprese, ma anche di lavoro e opportunità di impiego a Brescia e dintorni.
