Politica

«Basta Nato e soldi all’Ue. AfD? Non usa slogan nazisti, sono fake news»

Parla Petr Bystron, eurodeputato del partito tedesco reduce dal recente successo in Sassonia-Anhalt: «La gente ha di nuovo la speranza che il cambiamento sia possibile»
Carlo Muzzi

Carlo Muzzi

Vicedirettore

Bystron (a sinistra) con Ulrich Siegmund
Bystron (a sinistra) con Ulrich Siegmund

A poche ore dall’apertura delle urne a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania, la Germania torna a misurare la forza di Alternative für Deutschland. Dopo il successo in Sassonia-Anhalt, per AfD il voto di oggi è un nuovo test della crescita che sta ridisegnando gli equilibri politici tedeschi: nel Meclemburgo-Pomerania il partito si presenta alla vigilia del voto in testa nei sondaggi, mentre a Berlino punta a rafforzare la propria presenza. Petr Bystron, eurodeputato e uno dei volti più noti dell’ala radicale di AfD, non ha dubbi: «La Brandmauer appartiene al passato». E nell’intervista al Giornale di Brescia va molto oltre. Difende la «remigrazione», accusa gli altri partiti tedeschi di voler mettere fuori gioco AfD attraverso magistratura e servizi segreti e liquida la Nato come «obsoleta». Sullo sfondo c’è una Germania che, nella lettura di Bystron, sta cambiando definitivamente: «La gente ha di nuovo la speranza che il cambiamento sia possibile».

AfD continua a crescere. Come spiega gli ultimi risultati del partito?

Stiamo vincendo un’elezione dopo l’altra e ora abbiamo ottenuto un risultato eccellente: il 44% in Sassonia-Anhalt con una partecipazione dell’80%. Una persona su due ha votato AfD.

Perché?

Siamo l’unico partito in Germania che si prende cura dei tedeschi. Il nostro è un programma assolutamente normale, di centro, per chi lavora, per chi paga le tasse.

I festeggiamenti per la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
I festeggiamenti per la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Con percentuali così alte, pensa che la Brandmauer sia destinata a cadere? Nella Cdu c’è chi pensa a una qualche forma di collaborazione con voi?

La Brandmauer (il cordone sanitario per cui gli altri partiti non fanno alleanze con AfD ndr.)appartiene al passato. Si è incrinata. Non si può fermare a lungo la volontà della maggioranza della popolazione. Friedrich Merz ha vinto le elezioni federali con una promessa: “La sinistra è finita”. Ha detto che avrebbe fermato l’immigrazione illegale. Implicitamente ha promesso agli elettori che avrebbe fatto una coalizione con AfD. Subito dopo le elezioni che cosa ha fatto? Ha detto: “No, faremo una coalizione con i socialisti”. Il più grande tradimento di sempre. La gente pensa: “Non crediamo più a nulla di quello che ci dicono. Non vogliamo queste bugie”. E soprattutto crede che AfD sia l’unico partito realmente capace di produrre questo cambiamento. Ulrich Siegmund è riuscito a convincere le persone che un cambiamento politico sostanziale è possibile. È la prima volta dalla caduta del Muro che le persone hanno di nuovo la speranza che il cambiamento sia possibile.

Quindi in futuro ritiene possibile un’alleanza politica? Magari con Markus Söder alla guida della Cdu-Csu?

Söder è un opportunista. Non sono sicuro di come si comporterà. Ma la decisione spetta alla CDU. Ci sono molti parlamentari regionali, soprattutto in Sassonia e Turingia, che vogliono lavorare con noi già da dieci anni e gli è sempre stato vietato da Berlino. Ora sta a loro avere la spina dorsale e dire: «I nostri elettori lo vogliono, i nostri iscritti lo vogliono, noi lo vogliamo, quindi lo faremo».

Ci sono molte accuse contro AfD e alcuni suoi dirigenti per l’utilizzo di slogan riconducibili al passato nazista. Björn Höcke, per esempio, è stato accusato per aver utilizzato lo slogan «Alles für Deutschland».

Mi fa piacere che me lo chieda perché mi dà la possibilità di spiegare al pubblico italiano quanto siano assurde queste accuse. Che cosa ha detto Björn Höcke? “Alles für Deutschland”, tutto per la Germania. È come quando Donald Trump dice “America first”. Alcuni storici hanno approfondito la questione e hanno scoperto che tra la Prima e la Seconda guerra mondiale era molto comune che politici di tutti i partiti, soprattutto i socialdemocratici, dicessero “Alles für Deutschland”, nel senso di: "Ricostruiremo il Paese". Quindi non era uno slogan nazista. Queste accuse vengono costruite dai nostri avversari soltanto per etichettarci.

C’è stato anche un dibattito al Bundestag sulla possibilità di rivolgersi alla Corte costituzionale di Karlsruhe per mettere AfD fuori legge.

Questo dimostra quanto siano disperati gli altri partiti, perché stanno perdendo un’elezione dopo l’altra contro di noi. Vedono che il popolo sovrano vuole noi e non hanno altra risposta se non abusare del potere che ancora possiedono. Quindi cercano di vietarci. Combattono contro di noi usando i servizi segreti. Guardate quello che è successo a me. Negli ultimi due anni ho subito 30 perquisizioni a causa di un’accusa completamente costruita. La polizia è venuta nel mio ufficio al Bundestag e nei documenti della perquisizione c’era scritto «secondo quanto riportato dai giornali». Dopo due anni e 30 perquisizioni non c’è nemmeno un’accusa davanti a un tribunale. Tutto questo abuso della polizia e della giustizia ha un solo scopo: ricattare e danneggiare AfD.

Uno dei temi maggiormente associati ad AfD è la «remigrazione». Non è un concetto nuovo: compariva già nei programmi del Vlaams Blok negli anni Novanta. È un tema molto controverso.

Non lo è. Sono i media mainstream a creare una controversia attorno a questo tema. Negli anni Novanta politici come Friedrich Merz o la Cdu dicevano le stesse cose che diciamo noi oggi. La questione è molto semplice: abbiamo valori europei, tradizioni europee. E per duemila anni abbiamo combattuto davvero, sui nostri confini per difenderci. Voi siete italiani, noi siamo tedeschi. E se abbiamo permesso l’ingresso di persone che non rispettano la nostra cultura, che non rispettano la nostra eredità cristiana, che violentano le nostre donne, che uccidono la nostra gente, allora la cosa più logica è dire: «Devono tornare a casa». Se qui non gli piace, noi li aiuteremo a tornare a casa. Siamo molto gentili.

Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione Ursula von der Leyen ha parlato dei rischi rappresentati dai partiti nazionalisti e dalle interferenze russe, inserendoli tra le minacce alla democrazia europea. Cosa ne pensa?

Questa è una narrazione prodotta due anni fa, prima delle Europee. Il giornalista investigativo americano Michael Shellenberger ha scoperto che si trattava di una campagna pagata dalla Nato e diffusa in tutta l’Unione per colpire i partiti contrari alla guerra in Ucraina. Hanno costruito questa narrazione secondo cui tutti i partiti nazionalisti lavorerebbero con la Russia. È la stessa accusa che ha dovuto affrontare Trump. Ha funzionato: ha fatto perdere consensi e alcuni miei colleghi non sono stati rieletti al Parlamento europeo. Questa campagna è costata ai partiti conservatori di destra 27 seggi che sono finiti da un’altra parte. Questo Parlamento avrebbe una composizione diversa, con lo spostamento di 54 seggi.

A Berlino proteste contro AfD - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
A Berlino proteste contro AfD - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

In Identità&Democrazia nel 2024, alla vigilia del voto europeo si è consumata una rottura con i francesi del Rassemblement National e siete stati espulsi dal gruppo.

Posso dirle che i francesi sono il problema di ogni gruppo conservatore. È già la seconda volta che il gruppo finisce per disgregarsi e cambiare nome. Anche i Patrioti avranno gli stessi problemi, perché i francesi non sono capaci di cooperare con nessuno.

Se AfD governasse la Germania, uscireste dall’euro o dall’Unione europea?

Per prima cosa smetteremo di versare tutti quei soldi all’Unione europea. E secondo me questa sarebbe la fine di questa Unione europea, perché il giorno dopo se ne andrebbero i polacchi e i francesi e una settimana dopo anche gli italiani, gli spagnoli e i portoghesi. A nessuno piace essere governato da Bruxelles, sentirsi dire da Bruxelles che cosa bisogna fare a Roma o a Brescia. Ma tutti lo accettano soltanto per i miliardi che ricevono dall’Unione europea. Se i soldi finiscono, la gente se ne andrà perché non ci sarà più alcuna ragione per restare.

E la Nato?

La Nato ha perso la sua ragion d’essere già nel 1990. È un’organizzazione di difesa creata contro la minaccia del comunismo, non della Russia. E abbiamo sconfitto il comunismo. Nel 1991 il Patto di Varsavia ha firmato il proprio scioglimento e l’Armata Rossa ha lasciato i Paesi occupati. Abbiamo perso l’occasione di sciogliere la Nato già nel 1990. Penso che ora Donald Trump lo farà per noi. La Nato è obsoleta. Abbiamo bisogno di una nuova struttura di sicurezza in Europa.

Europea?

Sì, composta dai Paesi europei.

Con Francia, Paesi baltici e gli altri Stati europei? Il commissario Kubilius ci ha parlato anche del progetto di un Consiglio europeo di sicurezza.

Vedremo come si svilupperà. Gli Stati Uniti sono ancora l’egemone, il partner dominante, ma stiamo vivendo un cambiamento di paradigma. Il mondo unipolare sta finendo. Il periodo in cui gli Stati Uniti erano l’unica superpotenza sta finendo. Abbiamo un mondo multipolare. Vediamo quanto è diventata forte la Cina e che i Paesi BRICS sono davvero un fattore. Questo sviluppo deve essere preso in considerazione nella costruzione delle strutture di difesa militare in Europa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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