A due settimane dal voto in Sassonia-Anhalt, che ha sconvolto la politica tedesca sancendo l’ascesa di Alternative für Deutschland fino a sfiorare la maggioranza assoluta dei seggi, altri due Länder sono chiamati alle urne per rinnovare i rispettivi parlamenti e governi: il Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Land orientale affacciato sul Mar Baltico, esteso quasi quanto la Lombardia e scarsamente popolato, con circa 1,6 milioni di abitanti; e la città-Stato di Berlino, capitale della Repubblica federale, con quasi quattro milioni di residenti. In gioco ci sono almeno due questioni importanti: la capacità dei partiti democratici di fermare l’onda dell’AfD e la sopravvivenza politica del cancelliere Friedrich Merz, la cui popolarità, a meno di un anno e mezzo dall’inizio del mandato, è precipitata a un minimo storico (il 78% per cento degli elettori non lo ritiene adatto a guidare il governo).
Nel Meclemburgo la situazione presenta alcune analogie con quella della Sassonia-Anhalt: AfD è in continua ascesa da anni e questa volta potrebbe diventare la prima forza politica della regione, più che raddoppiando i consensi ottenuti nella tornata precedente. Se fino a pochi giorni fa lo scenario appariva ben delineato, alla vigilia del voto i sondaggi indicano un forte recupero di Manuela Schwesig, governatrice socialdemocratica uscente e ricandidata. Durante la campagna elettorale è stata abile nel prendere sul serio le inquietudini sociali e identitarie intercettate dall’estrema destra, contrapponendo a esse gli investimenti realizzati e le misure di protezione sociale adottate. In questo Land è dunque possibile che Spd, Linke e Verdi conquistino i numeri necessari per formare una coalizione di governo. La Cdu è invece pronosticata al 6 per cento, un risultato catastrofico, con il rischio di scendere sotto la soglia del 5 e restare fuori dal Landtag.
Berlino offre un quadro completamente diverso. La capitale cosmopolita non sembra pronta a consegnarsi all’AfD, che tuttavia, con il 18%, raddoppierebbe il 9,1 ottenuto nel 2023. Sarebbe una crescita impressionante nella città simbolo dell’apertura tedesca. A contendersi il primato sono la Linke, data al 22%, e la Cdu al 20, seguite da AfD, Verdi e Spd. Se i risultati rispetteranno i sondaggi preelettorali, il governo uscente Cdu-Spd non avrà più i numeri e formare una nuova coalizione non sarà facile, soprattutto se il primo partito sarà la Linke. La sua candidata, la giovane Elif Eralp, figlia di immigrati turchi e già ribattezzata da parte della stampa internazionale «la Mamdani tedesca», è stata protagonista di una campagna incentrata sul diritto alla casa e sulla solidarietà con la comunità palestinese.

La grande sconfitta annunciata è la Cdu, destinata a perdere voti in entrambe le regioni. Dopo il tracollo in Sassonia-Anhalt, il processo a Merz è già cominciato. Indiscrezioni di stampa parlano di un possibile cambio alla Cancelleria e circolano i nomi di Hendrik Wüst, governatore del Nord Reno-Vestfalia, e del bavarese Markus Söder, presidente della Csu. Il fatto che gli otto ministri-presidenti cristianodemocratici abbiano pubblicato una lettera aperta a sostegno di Merz rivela la gravità della crisi più di quanto riesca a nasconderla.
Il cancelliere paga un’economia debole, riforme impopolari, una comunicazione fredda e uno stile di comando giudicato arrogante. Paga soprattutto il fallimento della sua strategia: spostare la Cdu a destra per recuperare AfD ne ha legittimato temi e linguaggio, senza riconquistarne gli elettori. La promessa, formulata all’inizio del mandato, di dimezzare in pochi mesi i consensi dell’AfD gli si sta clamorosamente ritorcendo contro.

A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta l’ex cancelliera Angela Merkel. Parlando nei giorni scorsi a un evento pubblico, ha ricordato di non avere inventato la parola Brandmauer, la barriera spartifuoco contro l’AfD, e di non apprezzare particolarmente questa espressione. Merkel non ha messo in discussione il rifiuto di collaborare con l’estrema destra: ha invitato piuttosto la Cdu a concentrarsi sulle proprie proposte, a spiegare meglio le ragioni dell’incompatibilità politica con l’AfD e a comprendere le preoccupazioni degli elettori attratti dalla destra nazionalista, invece di limitarsi a demonizzarli. Un’osservazione apparentemente neutrale, ma di fatto una sconfessione del suo storico rivale, oggi alla guida della Cdu e del governo tedesco.




