Politica

AfD divide la politica bresciana, ma l’invito è comune: «L’Europa cambi»

Dopo il trionfo in Sassonia-Anhalt il confronto tra gli esponenti locali su disagio sociale, sicurezza e competitività. Si discute anche di alleanze e del cordone sanitario
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

I festeggiamenti per la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
I festeggiamenti per la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il successo di Alternative für Deutschland in Sassonia-Anhalt scuote la Germania, ma alimenta il dibattito anche fuori dai confini nazionali. Nella politica bresciana le letture divergono sulle cause e soprattutto sulle risposte da dare a un voto che mette sotto pressione il «Brandmauer», il cordone sanitario finora opposto ad AfD dagli altri partiti.

Giangiacomo Calovini

Intervenuto a Radio Radicale il deputato di Fratelli d’Italia Giangiacomo Calovini ha invitato a non leggere il voto come un fatto soltanto locale. «È un risultato che sicuramente colpisce», osserva, ricordando che la Sassonia-Anhalt è «il Land più povero dei 16 della Germania». Ma «davanti comunque a un 44,6% di un partito come AfD, tutti devono fare delle riflessioni». E sul rapporto con il partito tedesco aggiunge: «All’unanimità si è sempre detto che con loro non si doveva dialogare, non si doveva governare. Probabilmente però, davanti a questi risultati, qualche domanda in più bisognerà farsela». Calovini sottolinea inoltre che «non si può pensare che il 44,5% degli elettori nella Sassonia-Anhalt non possano essere considerati».

Gian Antonio Girelli

Di segno opposto la lettura del deputato Pd Gian Antonio Girelli. «È una vittoria che non giunge certo inaspettata. È un risultato maturato e cresciuto in più di 10 anni». Per Girelli «non basta preoccuparsi del fenomeno, serve occuparsene», perché ripropone «temi e paure che hanno generato il peggio del secolo scorso». La risposta dei partiti democratici «deve partire da una condivisa indisponibilità a collaborare», per poi concentrarsi su immigrazione, sicurezza, redditi e ruolo dell’Ue. «La pura denuncia di un pericolo di estrema destra serve a poco se non accompagnata da chiare e forti proposte».

Mariastella Gelmini

Parla di «sveglia per l’Europa» la senatrice di Noi moderati Mariastella Gelmini. «Il voto degli elettori va sempre rispettato e il risultato di AfD in Sassonia non può essere né minimizzato né ignorato». Quel consenso, sostiene, racconta «un disagio profondo, fatto di insicurezza, timori per il futuro, difficoltà economiche e senso di abbandono da parte delle istituzioni». Ma la risposta «non può essere quella di rincorrere gli estremismi o chi prova a far credere che si possa prescindere dall’Europa». Da qui l’appello a «più Europa, proprio come prevede l’Agenda Draghi; più competitività, più capacità di decidere, più attenzione ai reali bisogni delle persone, più sicurezza, crescita e lavoro», senza arretrare «di un millimetro sui principi democratici, sullo Stato di diritto e sui valori che sono alla base del progetto europeo».

Fabrizio Benzoni

Anche Fabrizio Benzoni, deputato di Azione, invita a non fermarsi al cordone sanitario. Il populismo, osserva, «riesce a dare ai cittadini l’illusione di essere ascoltati», ma limitarsi alle barriere rischia di rafforzare la narrazione dell’estrema destra contro le élite. «Serve invece tornare ad ascoltare i problemi più profondi delle persone e ad affrontarne la rabbia con risposte concrete». Perché «AfD, Reform e Vannacci non sono la soluzione ma sembrano esserla: sono, piuttosto, slogan travestiti da illusioni di ascolto».

Luca Cremonini

Per Luca Cremonini, segretario provinciale del Movimento 5 stelle, quello tedesco è «un segnale molto preoccupante per tutta l’Europa», ma «sarebbe però un errore liquidare il risultato con una semplice dichiarazione d’allarme». Cremonini richiama «disuguaglianze, precarietà e insicurezza sociale» e critica un’Europa che «sceglie di investire centinaia di miliardi nella corsa al riarmo anziché nel lavoro, nella sanità, nella scuola e nella propria competitività industriale». Così «si lascia solo spazio alla paura e all’emergere dei nazionalismi».

Luca Rossi

Una posizione nettamente diversa arriva da Luca Rossi di Futuro nazionale. «La crescita esponenziale di AfD non è certamente una novità tra gli addetti ai lavori. Le politiche fallimentari della Ue capitanate dal gruppo von der Leyen ed i venti di guerra che aleggiano grazie al governo Merz non hanno fatto altro che gonfiare le fila a destra». Rossi lega il voto anche alla crisi dell’industria energivora e chimica della Sassonia-Anhalt, che a suo giudizio ha risentito «delle politiche della “transizione verde” e dal colpo mortale dato dalle politiche di chiusura alle fonti energetiche russe», con ricadute su famiglie e lavoratori. E legge il risultato come parte di una questione più ampia: «Si può dire che il vento è decisamente cambiato e Fn rappresenta in Italia la stessa forza rivoluzionaria che fischia nei Land dell’Est della Germania». La ricetta, per Rossi, passa dal ritorno «alle esigenze dell’industria» e dall’energia a basso costo, «fondamentale in un’economia di mercato globale soprattutto nell’industria pesante».

Paolo Fontana

Chiude il quadro Paolo Fontana, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale a Brescia: «È una vittoria preoccupante di una forza populista e antitetica ai valori liberali e popolari». Un risultato che «impone, se vogliamo salvare il sogno dell’Europa di De Gasperi, Schuman e Adenauer, di rivedere urgentemente l’agenda politica europea». Dopo «vent’anni di austerità, woke culture, integralismo green, tecnofinanza selvaggia e burocrazia europea asfissiante», sostiene, bisogna «porre con forza al centro il lavoro, i diritti sociali, lo sviluppo economico e la libertà d’impresa».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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