Politica

AfD, Pasini: «È un voto di protesta, i miei dipendenti non sono nazisti»

L’imprenditore bresciano, presidente della Feralpi Stahl di Riesa, sulla vittoria del partito di estrema destra nelle elezioni in Sassonia-Anhalt: «I grandi partiti tedeschi hanno la responsabilità di non averci in qualche modo dialogato»
Giuseppe Pasini
Giuseppe Pasini

A Riesa, nell’Alta Sassonia, in un vecchio kombinat della Ddr, sorge lo stabilimento della Feralpi Stahl, uno dei complessi siderurgici più moderni d’Europa. «Siamo arrivati nel 1992: qui abbiamo trovato una comunità che viveva per l’acciaio e che ci ha accolto molto bene» ha raccontato poco più di un anno fa il presidente Giuseppe Pasini, nel giorno dell’inaugurazione del nuovo laminatoio tedesco, valso un investimento di oltre 220 milioni di euro. Nel gennaio 2025, Riesa ha ospitato anche il congresso federale dell’Alternative für Deutschland tra forti proteste, che non hanno comunque impedito l’elezione di Alice Weidel come candidata alla cancelleria per le elezioni federali. La cittadina della Sassonia, confinante con il land della Sassonia-Anhalt dove domenica l’Afd con Ulrich Siegmund si è presa il 44,6% dei consensi, rappresenta da tempo una delle roccaforti del partito di estrema destra.

Un aspetto che non è mai stato sottovalutato dall’imprenditore bresciano, tant’è che già a margine della cerimonia in Feralpi Stahl, aveva sottolineato la rilevanza di quel «nuovo fenomeno sociale prima ancora che politico», a suo dire anche «minimizzato» dalle tradizionali forze politiche tedesche. «Mi aspettavo una netta vittoria dell’Afd, ma non con un risultato così rotondo – ha ammesso ieri Pasini –. Io credo che l’errore più grande che hanno fatto i grandi partiti tedeschi, a partire dalla Cdu, è stato quello di considerare i sostenitori di questo movimento "semplicemente" dei nazisti. Non è così».

Difficile però considerare l’Afd un partito «semplicemente» di destra.

Noi a Riesa abbiamo oltre 900 dipendenti se pensassi che, alla luce dei recenti risultati elettorali, gran parte di loro siano nazisti sarebbe come un tradimento nei loro confronti. Sono persone normalissime che, purtroppo, quando vanno a fare la spesa vedono il carrello della spesa riempirsi molto meno e che pagano l'energia il doppio di qualche anno fa. Io credo che il loro voto corrisponda alla famosa reazione di pancia.

Un voto di protesta come quello che fu alla base del Movimento 5 Stelle in Italia?

Esatto. In Italia abbiamo già vissuto queste situazioni: penso all’ascesa della Lega Nord di Umberto Bossi negli anni Novanta o appunto ai 5 Stelle più di recente. Entrambi sono movimenti nati da dei malcontenti. Anche per questo motivo ritengo che i grandi partiti tedeschi abbiano la pesante responsabilità di non aver in qualche maniera dialogato con quella parte di ultra destra.

Non è semplice sedersi al tavolo con chi professa idee e programmi con principi antidemocratici.

Come vede, tuttavia, cercando sempre di tenerli fuori dal perimetro gli ha portati a stravincere le elezioni. Io due anni fa feci un intervista a una rivista tedesca e gli invitai a dialogare con il movimento dell’Afd, ma loro mi risposero che non si poteva fare perché quel partito si rifaceva a una politica di destra estrema che rievoca vecchi spettri del passato. Non è così: in quel movimento c’è dentro un po’ di tutto, un gran malcontento e probabilmente anche qualche «nostalgico» dell’estrema destra, ma quest’ultimi non sono certo il 44,6% dei tedeschi che domenica hanno espresso la loro preferenza per l’Afd.

Il candidato di AfD in Sassonia-Anhalt, Ulrich Siegmund
Il candidato di AfD in Sassonia-Anhalt, Ulrich Siegmund

All’inaugurazione del nuovo laminatoio della Feralpi Stahl c’era anche il presidente della Sassonia Michael Kretschmer, esponente della Cdu. Crede che il voto di domenica possa in qualche modo condizionare la vostra attività in Germania?

Non credo. Con Kretschmer c’è un ottimo rapporto, l’ho incontrato non più tardi di un paio di mesi fa. A Riesa per il momento non riscontriamo alcun problema, anzi. Le città dell’ex Ddr sono luoghi dove l’Afd fa dei numeri molto alti e ciò deve fare ragionare tutta la Germania, che non può considerare i cittadini di quest’aree dell’Est dei «cugini poveri». Dopotutto stiamo parlando di circa 22 milioni di abitanti e se la politica tedesca non si è fin qui accorta del loro malcontento evidentemente ha una visione molto ridotta della situazione e distante dalla realtà. Mi creda, in Germania stiamo vedendo solo la punta dell’iceberg…

In che senso?

Oltre 100mila persone vedono il loro posto di lavoro a rischio in Volkwagen, senza ancora sapere quanti altri loro concittadini sono coinvolti nel settore dell’indotto che ruota intorno alla casa tedesca. I tedeschi credono di vivere ancora nella situazione di benessere di alcuni anni fa: con il gas russo a prezzi bassi e le esportazioni verso la Cina che trainavano il Pil. Oggi non è più così, l’epoca del benessere anche per loro è terminata e sono costretti a cambiare passo.

In questo momento, la situazione pare meno grave in Italia.

Attenzione, i malesseri della Germania iniziamo a riscontrarli anche in Italia. È un inevitabile riflesso della loro situazione: non a caso stiamo registrando anche noi l’ascesa di un nuovo movimento politico. Spiace dirlo, ma il Governo Meloni fatto delle buone cose e altre di cui noi imprenditori non siamo contentissimi. Penso in primis al costo dell’energia o ad altri temi a noi cari che non stati messi nell’agenda di governo. E poi anche tra le famiglie italiane c’è malcontento per i rincari delle bollette e sul tema della sicurezza, dove mi sembra ci sia lettera morta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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