Politica

Gianni Cuperlo al Pd: «La sinistra torni a fare la sinistra»

Alla festa della Valverde di Botticino usa il suo libro per lanciare un messaggio ai suoi: «Non basta la retorica europeista»
L'onorevole Gianni Cuperlo - Foto Ansa/Filippo Venezia © www.giornaledibrescia.it
L'onorevole Gianni Cuperlo - Foto Ansa/Filippo Venezia © www.giornaledibrescia.it

I ventagli si fermano tutti insieme soltanto una volta. Per il resto della serata sono stati l’unico modo per tenere testa al caldo di un agosto che non fa sconti, con le signore costrette a scegliere se applaudire o cercare un filo d’aria. Succede quando Gianni Cuperlo arriva all’ultima curva del suo ragionamento, nello spazio dibattiti della Festa dell’Unità della Valverde, troppo piccolo per contenere tutti. E succede perché smette di parlare della destra e comincia, in realtà, a parlare del Pd.

Il pretesto è la presentazione dell’ultimo libro, «La frontiera ferita». Guerre, fascismo, foibe, esodo. Il punto di arrivo, però, è un altro. Più che una lezione di storia, quella dell’esponente democratico è un ragionamento sul futuro del centrosinistra e sulla tentazione, che vede serpeggiare anche nel Pd, di limitarsi a fare opposizione senza offrire un’idea di Paese e di Europa.

La premier

L’inizio è tutto affidato al 2 agosto. Cuperlo ricorda la strage di Bologna e il discorso pronunciato in mattinata dal sindaco Matteo Lepore. Poi cambia tono. La dichiarazione diffusa da Giorgia Meloni, dice, è «un’offesa» perché omette la matrice neofascista della bomba, accertata da sentenze definitive. «Se hai giurato sulla Costituzione non puoi non riconoscere pubblicamente quella radice. Se non lo fai, non sei all’altezza del ruolo istituzionale che ricopri». L’applauso è immediato, ma sarebbe un errore pensare che il cuore dell’intervento sia qui. Meloni, in fondo, è l’incipit. Non il punto d’arrivo.

Cuperlo parte da Bologna per introdurre un ragionamento più largo sulla memoria. O, meglio, sul modo in cui la politica la maneggia. La sua accusa è che una parte della destra scelga la storia come si scelgono le pagine di un’antologia: alcune si leggono, altre si strappano. È quello che definisce il tentativo di «sbianchettare» il passato. Da qui la lunga risalita dentro il confine orientale. Le foibe, l’esodo giuliano-dalmata, il fascismo di confine.

La retorica europeista

È proprio quando sembra parlare soltanto del Novecento che il discorso cambia direzione. Una delle frasi più politiche della serata arriva quasi in sordina: «Non può bastare la più sana, onesta, sincera retorica europeista». Non è una stoccata ai sovranisti: da loro nessuno si aspetta l’elogio dell’integrazione europea. È, piuttosto, un richiamo rivolto a chi si considera naturalmente europeista.

Come a dire: non basta rivendicare una cultura politica. Bisogna tornare a darle un orizzonte. Per Cuperlo l’Europa non nasce da un compromesso burocratico, ma da «un grande atto di coraggio politico» compiuto dopo la più devastante carneficina del continente. Se oggi vuole sopravvivere, non può limitarsi a difendere ciò che esiste. Deve ritrovare quello slancio. Ed è qui che, quasi senza accorgersene, il libro esce definitivamente di scena. Comincia il discorso sul Pd.

Un momento dell'intervento di Cuperlo - © www.giornaledibrescia.it
Un momento dell'intervento di Cuperlo - © www.giornaledibrescia.it

Il «cinismo» della destra

L’esempio è Schengen: Cuperlo definisce «pazzesco» l’attacco del governo italiano dopo gli sbarchi nelle enclave spagnole e parla di «cinismo», di una scelta che considera «la negazione del germe che ha dato vita all’unità dell’Europa». Poi allarga il campo: «Questa destra è una roba diversa». Non la destra conservatrice che ha governato l’Europa negli anni di Chirac o Merkel, ma una destra che, a suo giudizio, mette in discussione l’idea stessa di democrazia liberale, guarda con insofferenza ai corpi intermedi e considera la rappresentanza un ostacolo più che una garanzia. Dentro questo ragionamento trova posto anche Roberto Vannacci, liquidato come un «generale sciagurato» che usa «il linguaggio dell’arditismo, dei fasci di combattimento», quello che «ha prodotto le peggiori tragedie del secolo alle nostre spalle».

Il passaggio chiave

Fin qui sarebbe un intervento di opposizione. Il passaggio successivo, invece, esplicita il vero destinatario: «La sinistra deve tornare a fare la sinistra». È una delle poche frasi che Cuperlo pronuncia con il tono di chi non sta polemizzando con gli avversari, ma discutendo con i propri. Vale per il lavoro, per il welfare, per la politica industriale. Vale anche per la guerra. Conferma il sostegno all’Ucraina aggredita dalla Russia, ma chiede che l’Europa ritrovi un’iniziativa politica e diplomatica, perché una forza progressista, sostiene, non può limitarsi a rincorrere gli eventi.

Il pubblico presente questa sera - © www.giornaledibrescia.it
Il pubblico presente questa sera - © www.giornaledibrescia.it

È qui che torna, quasi ossessivamente, una parola: coraggio. Non il coraggio della testimonianza, ma quello della proposta: «Dobbiamo scommettere su questo Pd» dice. E precisa subito dopo che non è una questione di rapporti di forza nella coalizione. Il punto è un altro: senza un Partito democratico «forte e solido al cuore della proposta politica dell’alternativa», costruire un’alternativa di governo diventa molto più difficile. È probabilmente il messaggio più netto della serata. Elly Schlein non viene mai nominata, non ce n’è bisogno, eppure il riferimento è evidente.

Le elezioni

Quando insiste sul fatto che «non basta la retorica europeista», quando invoca «coraggio politico», quando ripete che la sinistra deve recuperare una visione, Cuperlo non sta soltanto descrivendo ciò che manca alla destra. Sta indicando ciò che, secondo lui, dovrebbe ritrovare il suo partito. «Non posso dirvi che ho la certezza che tra dieci mesi noi saremo in grado di battere questa destra». È un’ammissione insolita in una festa di partito.

La frase successiva, però, ribalta il senso dell’attesa: «Una certezza però ce l’ho: noi tra dieci mesi dobbiamo vincere le elezioni e mandare questa destra all’opposizione». Non lo lega soltanto all’alternanza di governo. Lo lega all’idea di custodire «un patrimonio di valori e di principi» ricevuto dalla democrazia repubblicana e di consegnarlo «intatto» a chi verrà dopo. È su questa frase che i ventagli si fermano davvero per cedere il passo all’applauso più lungo della serata. Non perché Cuperlo abbia affondato un colpo contro Meloni (quello il pubblico se lo aspettava). L’applauso arriva quando comincia, con parole misurate ma difficili da equivocare, a chiedere qualcosa di più ai suoi.

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