Politica

Bonaccini (Pd): «Il centrosinistra può vincere con un programma condiviso»

Il presidente nazionale dem a Botticino: «Il campo largo sta già insieme, nessun problema con Conte, al tempo del Covid ci collaborai benissimo»
Festa di Valverde: Stefano Bonaccini tra i dem bresciani Elena Ringhini e Michele Zanardi - © www.giornaledibrescia.it
Festa di Valverde: Stefano Bonaccini tra i dem bresciani Elena Ringhini e Michele Zanardi - © www.giornaledibrescia.it

«Viva l’Italia» di De Gregori è il primo Lp che ha comprato, ma – tiene a precisare – «se devo scegliere una canzone su tutte, è Enjoy the Silence dei Depeche Mode». La barba stile hipster con gli iconici occhiali a goccia (barba e occhiali nel 2020 erano assurti a marchio pop della sua campagna elettorale per il bis a governatore dell’Emilia Romagna, stava su ogni tipo di gadget immaginabile) e passo agile. Il presidente nazionale del Pd Stefano Bonaccini sul palco della festa della Valverde di Botticino arringa il popolo dem sull’attualità, ma non si sottrae alle domande sul futuro del partito.

Il centrosinistra ripete di dover stare insieme, ma stare insieme non è un progetto politico. Si sta costruendo un’alternativa di governo o solo un’alleanza elettorale?

Dice bene: alternativa. Che significa una coalizione non costruita solo perché «contro» la destra, ma «per» proporre un progetto per un Paese più giusto, sostenibile e competitivo. Non basterà parlare male solo di Meloni e del governo per vincere le elezioni.

Quante chance ha il centrosinistra di vincere?

Io sono convinto si possa vincere il prossimo anno, perché alla domanda agli italiani se stanno meglio o peggio di cinque anni prima, la maggioranza dei cittadini risponderà che sta peggio: la situazione economica e sociale è in costante peggioramento. Proprio per questo, però, bisogna costruire subito una proposta di governo alternativa, con un programma comune e la coalizione unita.

Quindi il campo largo esiste?

Il nome campo largo mi piace poco, preferisco Campogalliano (ride). Battute a parte, l’importante è mettere assieme tutti coloro che vogliono battere le destre con un programma condiviso. In realtà sono già tre anni – e questo è uno dei principali meriti di Elly Schlein – che, ad ogni tornata elettorale, il campo largo sta già insieme. Ora si tratta di renderlo persino più aperto e civico, ma le condizioni ci sono tutte.

Festa di Valverde, platea numerosa per Bonaccini - © www.giornaledibrescia.it
Festa di Valverde, platea numerosa per Bonaccini - © www.giornaledibrescia.it

Qual è l’errore che Giorgia Meloni spera che continuiate a commettere?

Quello di dividerci. Fu demenziale e sciagurata la divisione del centrosinistra in tre parti nel 2022. Le porte di Palazzo Chigi a Meloni non le hanno aperte gli italiani, ma le nostre divisioni. Il centrodestra tutto assieme prese poco più del 40% dei voti reali, ma grazie alle nostre divisioni ha portato a casa la maggioranza più larga mai vista prima in Parlamento, perché la legge premia chi si coalizza. Sono convinto che quella lezione ci sia servita. Stare uniti non è sufficiente per battere le destre, ma è condizione necessaria per provarci.

Lei e Giuseppe Conte avete culture politiche molto diverse e il M5s le faceva opposizione da governatore. Come sono i rapporti?

Non siamo identici altrimenti militeremmo nello stesso partito. D’altra parte, dopo la caduta del governo gialloverde nel 2019, nei sette anni successivi va dato atto al M5S di non avere più fatto alleanze con il centrodestra. Peraltro, quando fu presidente del Consiglio, io ero presidente non solo dell’Emilia-Romagna, ma anche della Conferenza delle regioni. Assieme abbiamo affrontato la pandemia e la programmazione del Pnrr: ho collaborato benissimo.

Se domani Meloni uscisse di scena, pensa che il campo largo resterebbe in piedi?

Certo. Anche perché un’alternativa di centrosinistra va organizzata a prescindere da chi guiderà le destre.

Lei ha detto: sulla sicurezza Meloni ha fallito. Il Pd al governo cosa farebbe?

Innanzitutto alzare gli stipendi delle forze dell’ordine e assumere maggiori agenti. Quello della sicurezza non è un tema di destra, è una priorità del vivere civile per tutti. Insieme al salario minimo e al finanziamento della sanità pubblica.

Il presidente nazionale del Pd Stefano Bonaccini a Botticino © www.giornaledibrescia.it
Il presidente nazionale del Pd Stefano Bonaccini a Botticino © www.giornaledibrescia.it

Primarie sì o primarie no a Milano? E per la leadership del campo largo?

Io preferirei che la scelta non avvenisse con le primarie, ma non è un tabù. La prima volta che io diventai presidente dell’Emilia-Romagna, nel 2014, vinsi le primarie; il mio successore, Michele de Pascale, è stato indicato unitariamente dalla coalizione. In piazza, un minuto dopo le vittorie, i nostri militanti hanno festeggiato non per il percorso scelto, ma per il risultato finale.

La Lombardia sembra inespugnabile. Emilio Del Bono sta coordinando il laboratorio 2028: abbiamo il nome del candidato governatore?

Deve decidere il centrosinistra lombardo. Certamente Emilio ha qualità amministrative molto solide: è stato un eccellente sindaco di Brescia e, in ragione anche di quell’esperienza, ha raccolto tantissime preferenze alle precedenti elezioni regionali.

Lei è tra i dirigenti del Pd che gode della maggiore autonomia politica. Quanto è difficile essere leale a una leader senza rinunciare alla propria identità?

Per me è stato tutto molto naturale, perché da quando iniziai a fare politica, ventenne, ho sempre avuto ben chiaro che prima del mio destino veniva quello della comunità cui avevo deciso di appartenere. E che gli interessi generali valgono molto più di quelli particolari. Cosa che, per me, vale non solo in politica, ma anche nelle scelte di vita.

Il pubblico della serata a Valverde - © www.giornaledibrescia.it
Il pubblico della serata a Valverde - © www.giornaledibrescia.it

Lei viene spesso descritto come un mediatore. Ma ogni mediazione ha un prezzo. Qual è la battaglia politica alla quale ha rinunciato per tenere insieme il suo partito?

Ai miei ideali non rinuncerò mai, chi mi conosce sa anche che difficilmente rinuncio alle mie convinzioni. Ma in un grande partito serve pure capacità di mediazione, perché sensibilità diverse meritano approcci conseguenti. Per rispondere alla sua domanda, le direi che ho rinunciato a fare come troppi hanno fatto nel passato, o come diversi mi suggerivano: lavorare per logorare chi aveva vinto le primarie. Ma io non ci ho pensato un attimo a condividere una gestione unitaria del Pd con Elly Schlein, pur avendo storie e personalità differenti. Quindi, in realtà, non è stata una rinuncia, ma volontà di contribuire a rendere il Pd più unito, meno litigioso e più forte.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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