Facilmente è scoppiato il pandemonio. Sotto accusa c’era la gestione della segreteria di Marco Ferretti, coordinatore provinciale di Forza Italia. Il faccia a faccia era con quelli che, senza chiedergli di andarsene (sarebbe scortese), hanno proposto di affiancargli due vice e altrettanti organismi incaricati di condividere ogni sua decisione. Una sfiducia senza sfiducia, un commissariamento senza commissario. E dire che sulla convocazione del Direttivo di ieri sera c’era scritto, con ammirevole innocenza, «situazione politica e organizzativa». Situazione, a quanto pare, piuttosto movimentata.
Un golpe gentile
A organizzare l’imboscata politica, nella sede di via Inganni, sono state le componenti che fanno riferimento ad Adriano Paroli e Maurizio Casasco. All’ordine del giorno c’erano tesseramento, congressi comunali, amministrative 2027 e una generica «situazione politica e organizzativa» (formula abbastanza elastica da contenere anche il tentativo di ridimensionare chi aveva convocato la riunione). Et voilà, sorpresa: ecco che fuori sacco spunta la proposta di discutere una mozione. Il frontman è Bruno Bettinsoli, vicecoordinatore vicario.
Hanno fatto squadra per mettere a punto un «golpe gentile», almeno nelle intenzioni: niente defenestrazioni, chiedono al coordinatore di restare dov’è, ma possibilmente senza muoversi troppo. Il bersaglio dichiarato è la gestione Ferretti, quello indiretto è Simona Tironi, assessora regionale e referente politica del coordinatore anche se il suo nome non compare (e ci mancherebbe). Per ridimensionarne l’influenza, si comincia da chi le è vicino: una guerra per procura, con Ferretti nel ruolo poco invidiabile di campo di battaglia.
Il documento è una requisitoria in abiti da cerimonia. Comincia evocando «pluralismo» e «rispetto reciproco». Poi presenta il conto. Il congresso del febbraio 2024 aveva eletto Ferretti sulla base di un accordo di «gestione congiunta e paritetica» con Bettinsoli. Patto disatteso, accusano i promotori: «La gestione del coordinatore provinciale ha progressivamente abbandonato il metodo concordato». Il gruppo di lavoro incaricato del confronto non sarebbe più stato convocato da un anno e mezzo. Una pausa di riflessione piuttosto lunga, anche per Forza Italia.
Seguono quattro contestazioni, ciascuna con un indirizzo. A Salò Ferretti avrebbe avallato senza confronto le scelte dell’ex sindaco, contribuendo alla sconfitta. A Travagliato avrebbe rotto «in autonomia» l’alleanza tradizionale, lasciando gli azzurri fuori dalla maggioranza. A Lumezzane avrebbe «scavalcato» gli esponenti locali nella vicenda dell’assessore Rocco Ferraro. A Flero non avrebbe ricucito lo strappo culminato nel passaggio del sindaco a Fratelli d’Italia. La mozione fa il giro della provincia e a ogni fermata lascia una contestazione. Ferretti, stando ai suoi accusatori, avrebbe il curioso vizio di comportarsi da coordinatore senza però coordinarsi con nessuno.
Triumvirato
Il punto, però, non è soltanto il metodo. Dopo 137 congressi locali sui 205 Comuni bresciani, sostengono i firmatari, esistono ormai «tre aree politiche», non più le due del 2024. Due anni fa bastava un patto a due, ora bisogna essere in tre. Non è chiaro se sia cresciuto il pluralismo o il numero di quanti vogliono mettere le mani sul volante.
La proposta: accanto a Ferretti, Bettinsoli e un secondo vice in quota Casasco, ruolo per il quale circolano i nomi di Luca Masneri ed Ermanno Pasini. Ma le poltrone sono l’antipasto. Si chiede il «coinvolgimento preventivo e sostanziale» dei vice su nomine, candidature, alleanze e strategie. Poi un organismo di indirizzo politico con parlamentari e consiglieri regionali, e uno operativo incaricato perfino di concordare l’ordine del giorno del Direttivo. Infine la clausola: «Per qualsiasi scelta riguardante il partito, il coordinatore provinciale dovrà sempre coinvolgere preventivamente» gli organismi competenti.
Montesquieu applicato a via Inganni: i poteri vengono separati, ma in questo caso soprattutto da chi li esercita. La posta in gioco sono le prossime candidature, le alleanze e il controllo della macchina provinciale. Intanto il documento promette una guida «autorevole e condivisa». Sulla condivisione, viste le strutture previste, non si correrebbero rischi. Sull’autorevolezza la partita è ancora tutta da giocare.




