Il Parlamento vara la nuova legge elettorale voluta da Giorgia Meloni, ma non sappiamo se sarà effettivamente questa a regolamentare la conta e l’assemblaggio dei voti espressi quando si andrà, l’anno prossimo, effettivamente ai seggi. Le opposizioni già annunciano ricorsi alla Corte Costituzionale per denunciarne presunti gravi elementi di anticostituzionalità e chiederne l’inapplicabilità pratica. Che seguito avranno?
L’approvazione della legge, dopo mesi di esame parlamentare, è carica di conseguenze. La maggioranza, che in dirittura d’arrivo vi ha appostato il carico pesante della fiducia, supera compatta lo scoglio del voto segreto alla Camera. In caso di bocciatura ad opera di franchi tiratori – che si sentivano penalizzati dai nuovi meccanismi che si chiedeva di varare – poteva portare, nell’immediato, allo scioglimento del Parlamento e alla fine anticipata della legislatura. Ora si apre ufficialmente – nei fatti già in corso da tempo – un’intensa campagna elettorale, volta a convincere tutti noi cittadini a non disertare l’impegno elettorale e a sostenere le contrapposte opzioni che si propongono.
Si tratta del delicato e vincente passaggio dalla contesa nelle aule parlamentari ai comportamenti nella vita sociale. Singoli partiti e potenziali coalizioni, in cerca di ottenere le codificate maggioranze premiali, hanno ora quali interlocutori principali noi cittadini. Devono convincerci della bontà delle loro proposte, nel discrimine del fare attuale e di quanto intendono attuare nel prossimo futuro grazie al nostro sostegno elettorale. Convincerci della bontà del loro modo di intendere la nuova democrazia, nel cambiamento in corso del sistema istituzionale. Si attribuisce alla Meloni il disegno di modificare il quadro di riferimento complessivo attraverso la legge elettorale, non essendole riuscito per la via della riforma costituzionale, agognata e non dismessa.

Ci sono le emergenze economiche, che gravano sulle nostre tasche e fanno valutare i provvedimenti che vengono adottati e quelli prospettati come alternativi. Sanità, lavoro, pensioni, mutui, risparmi presentano il conto di scadenze quotidiane e prevalgono rispetto a ipotizzati scenari operativi. Il carrello della spesa detta concretamente le sue priorità. I bilanci, personali e comunitari, plasmano la qualità del vivere. Si capisce così la battaglia, mai sopita ma ora sempre più rinfocolata, sulla gestione dei molteplici strumenti della comunicazione.
Tanto replicata da far scattare persino atteggiamenti di ripulsa, legata alla saturazione dei messaggi contrapposti. Ma non ci sarà alternativa al bisogno conclamato di far emergere la positività delle proprie ragioni e la negatività di quelle contrapposte. Non c’è spazio per un’alternanza, fondata sulla condivisione di accolte ragioni di fondo. Le parti si contendono il tutto o niente, portatrici di una giustizia giusta che va premiata alla radice. Non si potrà essere passivi uditori, piuttosto responsabili protagonisti di una partita che ha per posta un presente che si fa prossimo futuro.



