Politica

A Chiari FdI aizza «i patrioti»: «Vogliamo Comuni, province e Regione»

Durante un evento a Villa Mazzotti i leader di Fratelli d’Italia hanno messo in tavola le carte per conquistare il territorio
La serata a Villa Mazzotti a Chiari
La serata a Villa Mazzotti a Chiari

L'Apocalisse arriva alle otto in punto, ma fortunatamente è soltanto la colonna sonora. A Villa Mazzotti la musica ha una solennità da fine del mondo, il maxischermo si accende d’oro e mille patrioti aspettano che cominci la festa per il governo più longevo della Repubblica. L’inno nazionale, ovviamente, non manca: cantato con entusiasmo non perfettamente uniforme, ma costituzionalmente sufficiente. Fratelli d’Italia era nato per mandare a casa gli altri. Dopo 1.413 giorni, a Villa Mazzotti, celebra soprattutto il fatto di essere riuscito a restarci.

Tutto esaurito

A Chiari sono in mille, sistemati ai tavoli verdi, bianchi e rossi che compongono un tricolore nel parco. Tutto esaurito. Di più: c’è la lista d’attesa. Sul palco il segretario provinciale Diego Zarneri, il coordinatore regionale Carlo Maccari, gli onorevoli Giovanni Donzelli e Galeazzo Bignami, parlamentari ed eurodeputati.

Donzelli, però, scende presto dalla pedana, gira tra i tavoli e detta il La a una gag. A un certo punto perde Bignami: «Dov’è Galeazzo?». La risposta arriva da qualche metro più in là: «Quando non mi trovi, guarda a destra».

In sette parole un problema che tormenta il centrodestra da mesi: stabilire dove sia esattamente la destra (il problema è che da qualche mese Roberto Vannacci sostiene di averla trovata un po’ più in là e il mercato dei patrioti si è fatto concorrenziale). Poi giocano a comporre il governo della sinistra. Farlo durante una cena, avverte Bignami, «ti rovina molte cose», ma procede: Nicola Fratoianni agli Esteri, Maurizio Landini al Lavoro, Laura Boldrini all’Interno, Ilaria Salis alla Casa. Il toto-ministri dell’opposizione occupa diversi minuti del comizio della maggioranza. Anche questa, a suo modo, è stabilità.

Donzelli rivendica invece il rovesciamento del vecchio «ce lo chiede l’Europa»: sull’immigrazione, dice, ora a Strasburgo si sente dire «dobbiamo fermare gli immigrati clandestini perché ce lo chiede l’Italia». Elly Schlein compare soprattutto come bersaglio: è sparita un mese in vacanza e, osserva Bignami, «il Pd ha smesso di scendere nei sondaggi».

Poi Roma lascia spazio a Brescia. Maccari mette le carte sul tavolo: è «la provincia sopra il Po in grado di dare i maggiori consensi a Giorgia Meloni» e il lavoro sulla città «sarà proficuo e importante». Quindi allarga il campo: «Su Desenzano vogliamo giocare una partita da protagonisti: non rinunciamo al nostro ruolo. E lo stesso vale per la Lombardia».

Strategie

Il problema dei voti, quando diventano tanti, è che prima o poi chiedono una sedia. E non sempre ce n’è una libera. Zarneri indica il 36,17% delle Europee, miglior risultato lombardo, e annuncia che la celebrazione «apre una stagione nuova»: Comuni, Provincia, Regionali, Politiche. Il consenso nazionale, insomma, ora va trasformato in potere locale. A partire da Brescia città, dove l’onda meloniana finora si è fermata prima di Palazzo Loggia. In politica la responsabilità tende ad aumentare insieme ai voti (e anche alle candidature).

Finito lo show, i microfoni si spengono e la politica torna prosaica: a un tavolo si ragiona di legge elettorale, preferenze, data del voto. Qualcuno dice che anche FdI dovrà cominciare a organizzare vere feste di partito. FdI e Lega discutono della Lombardia come due eredi davanti allo stesso appartamento: entrambi hanno già iniziato a misurare il salotto, ma il proprietario abita ancora dentro.

FdI considera naturale che dopo Attilio Fontana la candidatura alla presidenza tocchi al primo partito della coalizione. La Lega considera altrettanto naturale che la Regione che governa da trent’anni continui a essere cosa sua (trent’anni aiutano a confondere l’amministrazione con il diritto di proprietà). Prima o poi uno dei due concetti di naturalezza dovrà arrendersi all’altro.

A Chiari, intanto, le sedie sono mille e sono tutte occupate. Ma quelle che interessano davvero a Fratelli d’Italia, da Brescia alla Lombardia, sono ancora da assegnare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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