Il provvedimento amministrativo clou è l’atteso Piano aria e clima (alias Pac), ma tutti gli occhi sono puntati sulle interrogazioni e, soprattutto, sui corridoi di Palazzo Loggia, per carpire chi e quali sponsor – questo pomeriggio – la sindaca incontrerà per salvare il basket a Brescia: sicuramente alle 17.30 a varcare la soglia del Palazzo sarà l’ex Cda, Ferrari escluso.
Mentre attorno alle 19 sono attesi i potenziali partner di un nuovo progetto che – per nascere davvero – ha tempi strettissimi: l’iscrizione della squadra è infatti possibile entro il 7 luglio. La diretta della seduta si può seguire in streaming qui:
L’ultimo prima dei lavori
Insomma, quello di oggi non è un Consiglio comunale «classico»: un po’ perché l’attenzione è concentrata sul «caso pallacanestro», un po’ anche perché quello di oggi è l’ultimo confronto politico che si consumerà in Loggia: da luglio, infatti, i lavori di riqualificazione dell’aula faranno traslocare l’assemblea municipale in Broletto, nella sala in cui si riunisce il Consiglio provinciale.
Il caso Frattini

Il caso Frattini entra nell’aula del Consiglio comunale e ne esce più politico di prima. L’interrogazione di Fratelli d’Italia sulla cooperativa Dedalus diventa il terreno di uno scontro che va oltre un affidamento da poco più di diecimila euro: da una parte il centrodestra, che chiede di ricostruire rapporti e passaggi che hanno portato all’incarico; dall’altra la sindaca Laura Castelletti, che difende senza esitazioni la scelta dell’amministrazione e liquida le accuse come «insinuazioni» prive di qualsiasi riscontro.
A rompere gli indugi è il consigliere di Fratelli d’Italia Carlo Andreoli. «Chiediamo di fare piena luce sulle modalità con cui la cooperativa Dedalus è stata coinvolta nelle attività del Comune», esordisce, prima di ricostruire i collegamenti finiti nei giorni scorsi al centro dell’attenzione politica. L’interrogazione punta a chiarire quando siano nati i primi contatti tra Palazzo Loggia e la cooperativa napoletana, chi ne abbia suggerito il coinvolgimento, perché sia stata preferita ad altre realtà del territorio e quali rapporti esistessero tra Frattini, il Forum Disuguaglianze e Diversità, il progetto «Ti Candido» e Andrea Morniroli. Sul tavolo anche la richiesta di conoscere tutte le somme impegnate dal Comune a favore di Dedalus dal 2023 a oggi.
La replica
La risposta arriva direttamente dalla sindaca. E il tono è quello di chi considera la vicenda già archiviata. «Stiamo discutendo di un affidamento di 10.370 euro Iva compresa, l’unico conferito dal Comune di Brescia alla cooperativa Dedalus, a fronte di un’attività regolarmente rendicontata e coprogettata. Eppure si è scelto di trasformarlo in un caso politico, dimenticando la sola domanda che dovrebbe interessare quest’aula: perché quell’incarico è stato dato e quali risultati ha prodotto?».
Castelletti riporta il dibattito all’estate in cui Piazza Vittoria era diventata il simbolo del disagio giovanile. «C’era chi riteneva che il problema potesse essere affrontato esclusivamente con strumenti di controllo e chi, come questa amministrazione, era convinto fosse necessario affiancare alla sicurezza un lavoro educativo e sociale». Da qui la scelta di coinvolgere Dedalus, indicata come «una delle esperienze più avanzate a livello nazionale» sui temi dell’amministrazione condivisa, delle fragilità giovanili e del lavoro di strada.
La sindaca respinge soprattutto il cuore dell’accusa politica, quella che prova a collegare il contributo di 650 euro ricevuto da Frattini durante la campagna elettorale attraverso la piattaforma «Ti Candido» con il successivo affidamento alla cooperativa. «Un collegamento che semplicemente non esiste», scandisce. E insiste su un punto: «L’affidamento è avvenuto attraverso una procedura prevista dalla legge. L’atto è stato adottato dal dirigente nell’ambito delle competenze che l’ordinamento gli attribuisce».
Quindi l’affondo contro l’opposizione: «Si continuano a evocare ombre e sospetti senza indicare una sola violazione di legge, una sola irregolarità procedurale o un solo elemento concreto che dimostri un conflitto di interessi. Quando mancano i fatti restano soltanto i sospetti. Non si sta facendo opposizione, si sta alimentando la cultura del sospetto».
«Nessuna smentita»
Andreoli non lascia cadere la replica. Definisce «un’arringa» quella della sindaca e parla di «viltà che in quest’aula non manca mai». Poi rilancia: «Non ho sentito una smentita su quanto scritto dal quotidiano La Verità, neppure una”. Secondo il consigliere di Fratelli d’Italia, Palazzo Loggia avrebbe anche fornito una rappresentazione incompleta dell’esperienza maturata da Dedalus: «Se lei pensa che con due incontri online e due in presenza sia stato risolto il disagio giovanile in Piazza Vittoria è fuori strada. Il progetto di Napoli che viene continuamente richiamato è durato 36 mesi, non due incontri online e due in presenza».
Nel finale il consigliere torna sui rapporti tra Andrea Morniroli, il Forum Disuguaglianze e Diversità e l’assessora Frattini, mostrando alcune immagini relative alla presentazione di un libro e sostenendo che «questo sistema forse è stato tutto un caso». Poi la chiusura più dura, rivolta alla maggioranza: «Massima vicinanza ai lavoratori del Comune, che oggi hanno preso uno schiaffo. Questo tipo di risposte dovrebbe portarvi soltanto a vergognarvi».
La maggioranza, almeno per ora, considera il dossier chiuso. L’opposizione, al contrario, continua a vedere nella vicenda più domande che risposte. Il caso Dedalus resta così quello che era all’inizio della seduta: meno una questione amministrativa, più un terreno di scontro politico.
L’Urbanistica
Le città cambiano anche nei corridoi degli uffici. È lì, molto prima che nelle aule consiliari, che prende forma un Piano di governo del territorio. Ed è sempre lì che Fratelli d’Italia dice di vedere un problema: mentre Brescia riscrive il proprio Pgt, due dirigenti lasciano l’Urbanistica. La giunta minimizza. L’opposizione no.
Lo scontro arriva in Consiglio comunale con l’interrogazione della consigliera Mariachiara Fornasari, che punta i riflettori sulla partenza dell’architetta Elena Todeschini, dirigente del settore Pianificazione urbanistica e Trasformazione urbana, destinata al Comune di Monza dopo aver vinto un bando di mobilità. Una vicenda che, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, rischia di incidere proprio nella fase più delicata della variante generale al Piano di governo del territorio, il principale dossier urbanistico del mandato Castelletti.
«Nessun rischio paralisi»
La risposta dell’assessora Michela Tiboni prova a chiudere subito il caso. “Da mesi assistiamo a una campagna costruita sull’idea che queste uscite possano rallentare le attività o mettere a rischio il lavoro degli uffici. È una narrazione che non trova alcun riscontro nella realtà”. Tiboni ricorda che dal 5 ottobre il ruolo di dirigente sarà assunto dall’architetta Bombardieri e assicura che «non c’è alcun vuoto, alcuna incertezza e nessun rischio di paralisi».
La titolare dell’Urbanistica rivendica il lavoro portato avanti in questi mesi. Dall’Agenda urbana 2050 alla costruzione del nuovo Pgt, gli uffici, sostiene, «hanno continuato a lavorare con professionalità e competenza». Prima della pausa estiva verrà presentata la proposta di piano, che sarà poi illustrata alla città prima dell’adozione. «I fatti parlano più delle polemiche», conclude, accusando l’opposizione di trasformare un tema strategico «in propaganda permanente».
Ma è proprio sul piano politico che Fornasari sceglie di spostare il confronto. «Questa non è una critica alle persone. È una critica politica», premette. Poi ricostruisce la successione degli avvicendamenti che hanno interessato l’assessorato: la dirigente arrivata nel 2024 che, dopo pochi mesi, aveva già tentato di trasferirsi a Milano, fino al recente passaggio a Monza, oltre all’uscita del responsabile della variante generale.
Il momento
Per la consigliera di Fratelli d’Italia il problema non è la mobilità dei dirigenti, ma il momento in cui avviene. «Nel pieno della più importante attività urbanistica della città, due delle figure centrali di questo percorso lasciano l’ufficio. Non raccontateci che tutto questo sia normale». E aggiunge che anche «presidenti di ordini professionali e di quartiere» avrebbero espresso dubbi sulla tempistica con cui l’amministrazione intende arrivare all’approvazione della variante.
A quel punto il dibattito smette di parlare di organigrammi e comincia a parlare di politica. Tiboni difende la solidità della struttura comunale e la continuità del lavoro tecnico. Fornasari ribalta il ragionamento: «La politica ha il compito di costruire squadre capaci di gestire i dossier più importanti. Non bastano faldoni di carte che passano da una scrivania all’altra. Ci vogliono solidità, coerenza e visione».
L’ultimo affondo è rivolto direttamente all’assessora: «Noi smetteremo di criticare il suo assessorato quando lei ci dimostrerà di saperlo guidare». Il nuovo Piano di governo del territorio arriverà nei prossimi mesi. Prima ancora dell’approdo in aula, però, il confronto è già aperto. Per la maggioranza gli avvicendamenti fanno parte della fisiologia della macchina amministrativa. Per l’opposizione raccontano invece una difficoltà politica nel governare il passaggio urbanistico più importante della legislatura.



