Politica

Calenda: «Serve l’Europa contro il colonalismo di Usa, Cina e Russia»

Il leader di Azione rilancia un centro moderato liberaldemocratico, progressista e europeista»
Carlo Muzzi

Carlo Muzzi

Caporedattore

CRONACA BRESCIA IL SENATORE CARLO CALENDA IN VISITA AL GDB REDAZIONE CRONACA 25-05-2026 GABRIELE STRADA NEW EDEN GROUP
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Carlo Calenda in redazione al GdB

Il leader di Azione, Carlo Calenda, passa da Brescia per presentare il suo ultimo libro «Difendere la libertà. L’ora dell’Europa». Un’occasione per parlare di politica internazionale oltre che di politica italiana e delle sfide delle forze liberali

Il libro parla di Ucraina, Europa e nuovo scenario internazionale. Da dove nasce l’esigenza di scriverlo?

Nasce dal fatto che pensiamo che le cose lontane da noi non abbiano impatto sulla nostra vita, mentre ce l’hanno moltissimo. Stiamo perdendo di vista il quadro storico: siamo in una nuova età degli imperi, con caratteristiche simili a quella tra il 1870 alla Prima guerra mondiale. Una è la crescita di un capitalismo monopolista: tutta la crescita di questi anni è andata ai detentori di capitale. Ne nasce un malessere fortissimo nelle società occidentali e una radicalizzazione per cui la politica non è più politica del fare, ma dell’essere: si rappresenta la rabbia, non proporre come risolvere i problemi che la generano.

Non solo, la democrazia liberale si è contratta: nel 2012 la maggioranza del mondo viveva in una democrazia liberale, oggi circa il 20%. In questa emergenza Russia, Cina e Stati Uniti hanno per la prima volta un obiettivo comune: smantellare l’Unione europea, perché siamo una ricca preda. Questa volta i colonialisti li abbiamo fuori dall’Europa e noi siamo le colonie. I cittadini devono esserne informati.

Qual è, in questo quadro, la posizione europea?

Gli europei pensano di poter sopravvivere con una sovranità che per il 90% resta agli Stati e per il 10% alla Commissione. Ma quando l’Ue ha una competenza vera, come sul commercio, ha dimostrato di saper reagire: di fronte ai dazi di Trump ha potuto fare accordi di libero scambio con India e Sud America. Siamo ad un tornante della storia come quello che affrontarono le colonie americane con la Gran Bretagna e che abbiamo affrontato in Italia con il Risorgimento. Dobbiamo renderci conto che o si fa l’Europa o si muore. E si muore come colonie degli Usa, della Russia o della Cina.

I liberaldemocratici europei vivono una fase difficile. Che cosa non funziona?

La storia si sta muovendo contro, perché c’è un profondo rancore per ciò che i liberaldemocratici hanno prodotto: società ineguali, classe media impoverita, ricchezza polarizzata. Per questo deve nascere un’offerta moderata nei valori, riformista nell’azione e molto pragmatica. Un’offerta che dica che il Green Deal così com’è sta distruggendo la base industriale italiana; che l’immigrazione illegale va contrastata e che i centri per i rimpatri vanno costruiti in tutte le regioni, non in Albania.

Serve quindi un blocco europeista al centro?

Sì. Oggi in Italia le due coalizioni non rappresentano la costruzione dell’Europa, la difesa e la politica industriale; anzi, hanno contraddizioni enormi. Lega e M5s votano allo stesso modo in Europa. Per questo deve esserci un blocco europeista al centro. Paradossalmente il livello di europeismo è ai massimi storici: la gente capisce che con Trump, con la Cina e con la Russia rischiamo davvero. Però poi vota sulla base di un meccanismo da influencer. L’Europa deve diventare politica:serve la difesa europea con quella alla fine, c’è l’Europa politica.

Spezzare il bipolarismo resta però molto difficile, in molti ci hanno provato dal 1994 ad oggi, senza successo.

Voglio bloccare il bipolarismo e sconfiggerlo. Ha massacrato il Paese: in trent’anni non c’è un indicatore migliorato. Destra e sinistra hanno trovato una scorciatoia: radicalizzare sempre di più. Dobbiamo ricostruire la cultura centrista del Paese, che non è moderatismo: è pragmatismo. Altrimenti davanti all’alternativa Conte-Meloni non andranno a votare.

La direttrice del GdB Nunzia Vallini e Carlo Calenda in redazione - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
La direttrice del GdB Nunzia Vallini e Carlo Calenda in redazione - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Perché insiste tanto sull’Europa come scelta di futuro?

Perché le condizioni oggi sono le più pericolose dal 1945. La Russia ripete che i Paesi baltici vogliono attaccarla: è come dire che il Principato di Monaco vuole invadere la Francia, ma il fatto che lo ripetano è lo stesso schema visto prima dell’Ucraina. Io penso che Putin, per dimostrare che la NATO non c’è, possa colpire l’Estonia, vedere che nessuno reagisce e dichiarare finita la NATO. Tutto questo non può essere affrontato col modo in cui facciamo politica oggi. I giovani lo capiscono: sono più puliti di noi dal punto di vista del bipolarismo. Anche solo per loro bisogna costruire un programma europeista, liberale e progressista, rimettendo al centro anche la redistribuzione della ricchezza. L’Europa è il posto migliore in cui vivere. Ma serve qualcuno disposto a difenderla.

Che giudizio dà del governo Meloni?

La premier Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La premier Giorgia Meloni - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Meloni ha capito una cosa fondamentale degli italiani: quando votano vogliono persone che urlano, ma quando governano vogliono che non facciano assolutamente niente. Lei ha applicato questo principio: non fare nulla. Questo ha prodotto un disastro sull’industria e sul costo dell’energia.

Noi le abbiamo portato proposte, io l’ho vista molte volte, ma non c’è un’idea. Sugli armamenti viene accusata dai Cinque Stelle di aver investito, ma non ha investito un euro: ha solo riclassificato spese che con la difesa non c’entrano niente per far finta di raggiungere il 2%. La classe dirigente di Meloni è un disastro. Ma anche la sinistra, se le chiedi che cosa fare, risponde solo: più pensioni, più sanità, più spesa, e poi di nuovo Green Deal. Bisogna dare un’alternativa al mondo moderato nei valori, riformista, pragmatico e serio. Se no la gente andrà a votare meno del 50% alle politiche e prima o poi qualcuno dirà che chi governa non è legittimato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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