Nella politica italiana il centro è ormai fantasma e araba fenice

Lo spazio tra destra e sinistra è conteso da tutti, ma esiste ancora? Il sistema elettorale maggioritario lo ha fatto scomparire
La Camera dei Deputati a Roma - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La Camera dei Deputati a Roma - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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All’improvviso il centro, ossia lo spazio politico tra destra e sinistra, è diventato l’obiettivo un po’ di tutti. Se lo contendono Calenda, Renzi e Tajani. Sono interessati al suo futuro anche Fratelli d’Italia e il Partito democratico. Ma esiste il centro, anche se non si vede? È infatti per metà fantasma, per metà araba fenice.

Per qualcuno si tratta solo di un’illusione ottica, che porta a dare consistenza a quello che consistenza non ha. Si parlerebbe insomma del nulla. Per altri invece esisterebbe ma, condannato com’è a condurre una vita precaria e stentata, è destinato, prima o poi, a morire, pronto però a rinascere. Insomma – come si diceva – insieme fantasma e araba fenice. La sua evanescenza deriva dal fatto che non c’è quasi mai un partito in carne e ossa che lo renda visibile agli occhi dell’elettore. Diversamente da destra e sinistra, non ha una faccia e un corpo. Non ha nemmeno un’ideologia che ne fissi chiaramente l’identità. Si definisce più in negativo che in positivo. Non vuole essere né destra né sinistra, ma non ha un’idea precisa di cosa vuole essere. Semplicemente rifugge da ogni prospettiva di cambiamento radicale.

Punta a quello che la Democrazia cristiana in una campagna elettorale di cinquant’anni fa ha definito con uno di quelli slogan che ne hanno caratterizzato la sua immarcescibile flessibilità: «Progresso nella continuità». In genere, si parla di centro anche come luogo dei moderati. L’equivalenza funziona se per moderati si intendono gli avversari degli estremisti. Meno, se li si vuole politicamente inconsistenti. Hanno infatti una precisa qualifica. Sono rispettosi delle istituzioni e delle sue procedure, per questo contrari alla militanza di partito e a una politica gridata, ancor più al ricorso alla violenza.

Vota il centro quasi esclusivamente un elettorato d’opinione, che non si lega perciò ad un partito specifico, ma che decide di volta in volta chi premiare. Non lo si vede, e scompare per poi ripresentarsi.

Tutto dipende dal sistema elettorale. L’habitat ideale per gli elettori del centro è il proporzionale. La possibilità che questo offre di esprimersi senza vincoli né di partito né di schieramento permette una piena libertà di scelta. Non solo. Poiché destra e sinistra non possono per definizione unirsi in una maggioranza, il centro diventa arbitro. Il suo ruolo anzi viene potenziato al massimo, perché è libero di servirsi di entrambi i «forni» e quindi dettare le sue condizioni per la formazione di una maggioranza di governo.

Ne abbiamo avuto una prova plateale dalla cinquantennale supremazia della Democrazia cristiana, nonché dal protagonismo dei cosiddetti partiti laici di centro: dei repubblicani, dei socialdemocratici, dei liberali e a partire dagli anni ’60 degli stessi socialisti. Il partito dello scudo crociato poteva appoggiarsi a destra o a sinistra a suo piacimento. I partiti minori, anche con percentuali del 3%, sono riusciti a ottenere una Presidenza del Consiglio: i repubblicani con Giovanni Spadolini, i socialisti con Bettino Craxi.

Tutt’altro destino è riservato al centro dal sistema maggioritario che stiamo sperimentando nelle sue varie declinazioni da ormai trent’anni. Il centro in questo caso scompare. Il suo elettorato o si rifugia nell’astensione o è costretto ad accasarsi negli schieramenti o di destra o di sinistra, ossia in Forza Italia su un fronte o nella progettata Casa dei riformisti sul fronte opposto. In mezzo resta per ora Azione di Calenda, nella speranza di una riforma elettorale che gli consenta di presentarsi alle elezioni autonomamente (ossia, se la soglia di sbarramento non sarà superiore al 2/3 percento). Altrimenti, sarà condannato anche lui ad accasarsi, pena restare escluso dal parlamento.

Matteo Renzi e Carlo Calenda - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Matteo Renzi e Carlo Calenda - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Non è un caso che, in vista dell’appuntamento elettorale dell’anno prossimo si assista ad un grande protagonismo di Renzi, Calenda e Tajani. Il centro resta un fantasma, ma sono in molti a volerlo rendere partito. Nel frattempo produce un sommovimento che scuote i due poli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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