Il Regno Unito ha vissuto nella sua storia alcuni momenti decisivi, dai suoi stessi cittadini definiti rivoluzionari: la Guerra civile, che portò alla decapitazione di Carlo I nel 1649; la «Gloriosa rivoluzione» del 1689, che portò alla deposizione degli Stuart, cattolici, a favore del protestante Guglielmo III.
Poi l’introduzione del welfare state dopo la fine della seconda guerra mondiale, a opera del governo laburista di Attlee e, infine, la «rivoluzione liberista» di Margaret Thatcher. Nel suo discorso pronunciato al People’s History Museum di Manchester, Andy Burnham, di fatto Primo Ministro laburista in pectore, ha fatto capire chiaramente di voler sfidare, per la prima volta dal 1979, l’eredità thatcheriana.
È una sorta di rivoluzione socialdemocratica necessaria a trasformare il paese, con l’introduzione di un maggiore decentramento locale e un rinnovato controllo statale sulla vita pubblica. Per decenni, il paese ha privilegiato il mercato rispetto ai servizi pubblici, indebolendo il governo locale e organizzando lo Stato dal centro; e ha considerato i servizi di pubblica utilità, l’edilizia abitativa e l’industria come settori adatti solo alla gestione privata e alla concorrenza.

Nel suo discorso (intitolato Rewiring Britain, «Riorganizzare la Gran Bretagna»), Burnham non si è limitato a chiedere che il Parlamento ceda determinati poteri ai consigli comunali: ha chiesto che le comunità locali si possano assumere la responsabilità di interi sistemi, come i servizi di formazione il supporto all’occupazione, nonché i finanziamenti, i poteri legali e il personale necessari per gestirli.
Starà a Whitehall decidere se accettare le richieste, consapevole che per rendere efficace la «rivoluzione» chiesta da Burnham servono capacità istituzionale, flessibilità fiscale e risorse finanziarie aggiuntive per tutte le comunità. Lo scopo principale di quanto chiesto è di porre fine a un sistema sociale che dalla metà degli anni ’80 del secolo scorso ruota attorno a proprietari privati di beni e servizi essenziali, che ha portato i cittadini a pagare prezzi eccessivi per i servizi di base.

Il futuro Primo Ministro vorrebbe che lo Stato intervenisse per assicurare il controllo pubblico necessario a ridurre i costi dei servizi, offrire servizi essenziali a prezzi bassi, alloggi sociali, istruzione tecnica e migliorare il tenore di vita reale, mediando tra la cautela del Partito Laburista, preoccupato per gli effetti elettorali di un programma troppo socialista, e la rabbia degli elettori, che dalla Brexit in poi hanno visto peggiorare le loro condizioni di vita. Ciò significa adottare un piano di crescita che finirà per regolamentare le società private di servizi pubblici con poteri straordinari o addirittura per assumerne il controllo totale.
Il discorso di Burnham, quindi, offre una «visione alternativa» per lo Stato britannico in termini di decentramento costituzionale, controllo statale dei prezzi, reindustrializzazione, con strumenti simili a quelli presenti nella Legge fondamentale tedesca; e si pone in netto contrasto con le proposte di coloro, come Nigel Farage e il suo Reform UK Party che, difendendo il liberismo come britannico e sottolineando le differenze tra aree e aree, sembrano voler dividere il Regno Unito piuttosto che unirlo.
“The truth is neither Andy Burnham nor Kemi Badenoch are willing to admit the fact that Britain is broken, because their parties are the ones who broke it.”
— Reform UK (@reformparty_uk) June 30, 2026
Read Nigel Farage in The Telegraph. 👇 https://t.co/SCQDJ1oyoU
Bisognerà vedere se un simile programma sarà davvero bene accolto da una opinione pubblica la quale, anche nelle fasce più umili, per decenni si è abituata a vedere nel sistema liberale un fattore distintivo del paese.
E, inoltre, sarà anche necessario capire cosa Burnham vorrà fare per gestire i rapporti con l’Unione europea, il secondo e più delicato nodo dell’agenda politica britannica: oramai è palese che solo il riavvicinamento con Bruxelles potrà ridare slancio all’economia britannica e, così, sostenere i progetti socialdemocratici del futuro Primo Ministro.




