Opinioni

Brexit, il fallimento di un’idea populista

Dieci anni fa la Francia salutò il risultato del referendum con applausi scroscianti, ma oggi nessuno rispolvera l’idea di una Frexit: è l’indice di un sentimento sempre più diffuso
Angelo Santagostino

Angelo Santagostino

Editorialista

Una manifestazione contro la Brexit, successiva al referendum: «Chiedetecelo di nuovo»
Una manifestazione contro la Brexit, successiva al referendum: «Chiedetecelo di nuovo»

C’è chi ci ripensa e c’è chi l’abbandona. In altre parole, c’è chi pensa a reintegrarsi e chi il disimpegno lo ha messo da parte. Le dramatis personae del caso sono il Regno Unito e la Francia, per quanto riguarda l’Ue.

Nel decennale del referedum con il quale il popolo britannico scelse di lasciare l’Ue, accompagnato dalle coincidenti dimissioni del sesto premier da quella data (siamo riusciti a fare meglio persino noi, fermatici a cinque nello stesso periodo), le manifestazioni dei remainer, a reclamarvi il ritorno, sono l’indice di un sentimento sempre più diffuso.

In Francia, la Brexit era stata salutata, nei due estremi dello schieramento politico, con applausi scroscianti. «Una vittoria della libertà! – era l’esultazione di Marine Le Pen – Facciamo anche noi il referendum». A tal squillo di tromba a destra, a sinistra rispose uno squillo: «La Brexit è l’inizio della fine di un’epoca!», furono le parole di Jean-Luc Mélenchon. A dieci anni di distanza l’idea di una Frexit è tramontata.

Se nel Regno Unito, tra la popolazione si ingrossa la schiera dei pentiti ad auspicare il ritorno, sul piano politico vi è più cautela. Nessuno ancora osa. Starmer, prima di annunciare tra le lacrime la propria rinuncia, non si è spinto oltre il riavvicinamento. Ma a condizioni ben precise: no all’unione doganale, no alla libertà di circolazione, no al riconoscere le sentenze della Corte europea di giustizia.

In Francia la campagna elettorale per le presidenziali del prossimo anno, di fatto, ha già preso il via. Tuttavia, né il Fronte Nazionale, né La France Insoumise, hanno rispolverato la Frexit. Non ve ne è traccia, almeno per ora, nei loro proclami. Jordan Bardella, possibile candidato (in attesa della sentenza del 7 luglio della Corte d’Appello sulla candidabilità di Marine Le Pen), sta cercando di darsi una verniciata europea. Ammicca ai conservatori e ai liberali, cerca di porsi come chi vuole “cambiare senza distruggere”, l’Ue.

Pure Jean-Luc Mélenchon ha tralasciato l’idea della Frexit, ma rimane fortemente scettico sull’Ue. È avverso a ogni forma di difesa comune. Si è esplicitamente pronunciato in termini di désobéissance aux règles européennes. Se l’Ue decidesse un qualcosa a noi non grato, allora non l’applicheremmo. Rimane molto critico dei trattati e del potere della Commissione europea, vuole una revisione, non l’uscita.

L'unione fa la forza, durante una manifestazione
L'unione fa la forza, durante una manifestazione

Vi è un motivo profondo dietro i paletti di Starmer. Un qualcosa di molto British. La repulsa del concetto di sovranità condivisa. Obtorto collo l’hanno accettata per il mercato comune e la politica commerciale, ma erano le condizioni indispensabili per accedere allora (1973) alla Cee. Arduo pensare possano cambiare questa mentalità, è parte del loro modo di essere. Anni fa il più europeista dei premier britannici, Tony Blair, ebbe a dire: concepiamo l’Ue come una forma di cooperazione, non come una messa in comune della sovranità. Pensiamoci bene, quindi, prima di avviarci in nuovi (molto eventuali) negoziati di adesione. Dobbiamo ben sapere chi ci portiamo a casa.

L’abbandono della Frexit è figlia dei magri risultati della Brexit. Ma anche di quanto complesso sia l’intero processo. Per la Francia vi sarebbe poi la complicazione dei costi per l’uscita dall’euro. Un centinaio di miliardi, secondo alcune stime.

Per quanto diverse siano le posizioni sull’Ue e su quanto fa, tanti anni di politiche comuni, tante decisioni – per quanto sofferte – prese insieme, hanno pur creato il sentimento di un destino inevitabilmente da condividere. Quanto tocca a uno finisce col toccare l’altro. Se tornare nella casa (reintegrazione) è magari troppo, una sua dépendance può sempre fare al caso. Se uscirvi (disimpegno) è pericoloso, restarvi, cercando di accomodarla alla meglio, è una soluzione accettabile.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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