Domenica 4 ottobre il Brasile va alle urne. Si vota per il primo turno delle elezioni presidenziali, mentre l’eventuale secondo turno è previsto per il 25 ottobre. Si tratta di una elezione importante anche per il rinnovo di parte del Senato, della Camera, dei governatori e dei parlamenti statuali. Nel campo progressista, l’ottantenne Lula si ripresenta per il suo quarto mandato (i primi due tra il 2003 e il 2011, e l’attuale terzo dal 2022 al 2026). Nel campo delle destre, il candidato principale è Flavio Bolsonaro, il figlio maggiore di Jair, avvocato, imprenditore e senatore in carica.
La maggior parte dei sondaggi, da prendere con le dovute precauzioni, danno Lula in vantaggio al primo turno di un paio di punti su Flavio Bolsonaro (40% contro 38%). Lo scenario più probabile è dunque il secondo turno. In questo caso, quasi tutte le proiezioni indicano un pareggio tecnico. Insomma, una elezione che può essere decisa per pochi voti. E sarà quindi fondamentale intercettare i voti degli indecisi (7,5%) e di quel 20% circa attribuito agli altri candidati che, pur non essendo la «terza via» tra i due principali contendenti, occupano uno spazio significativo nel centro moderato conservatore, il cui peso decisivo, in caso di secondo turno, è stato ben messo in rilievo dagli specialisti.
O Brasil não cabe no quintal de ninguém.
— Lula (@LulaOficial) September 30, 2026
Nosso povo merece respeito e tem o direito de decidir o próprio futuro de cabeça erguida e diálogo aberto com o mundo inteiro.
É por essa soberania que luto todos os dias.
Quem tem orgulho do nosso país, vem com a gente. É Lula, é 13!… pic.twitter.com/Mb0V5TUvHG
Per tali motivi, Lula ha impostato parte della campagna elettorale sugli appelli all’ala progressista del cattolicesimo brasiliano. E sempre nell’ottica di una moralizzazione della società brasiliana, alternativa al reazionarismo delle destre estreme supportate dal movimento evangelico, pochi giorni fa ha firmato il decreto che estingue le concessioni agli operatori nel campo delle scommesse e del gioco d’azzardo online e in ambienti fisici. D’altronde il suo terzo mandato è stato più spostato al centro dei due precedenti.
A rendere ancor più delicate le elezioni brasiliane vi è la crescita delle destre in America del Sud. Tra il 2025 e il 2026, le elezioni presidenziali nei principali paesi sudamericani sono state vinte da candidati di destra. Non da ultimo Abelardo de la Espriella, attuale presidente della Colombia, che dice di ispirarsi a Trump e al leader populista, di destra estrema, Bukele, presidente di San Salvador. Non è un caso che i tre siano imprenditori entrati in politica nel segno dell’antipolitica.
Il Brasile appare allora come l’ultimo grande baluardo del progressismo sud americano, sotto attacco dell’onda delle destre che si beneficiano dell’appoggio, anche finanziario, dell’amministrazione Trump. Tuttavia, in un recente summit Trump-Lula negli Usa, il presidente brasiliano ha provato a ricomporre la crisi diplomatica tra i due paesi (2025-2026), all’indomani delle rigide politiche tariffarie ai prodotti brasiliani negli Usa. Lula ha spostato il discorso sul piano della cooperazione tra i due «giganti» delle Americhe per il rilancio delle rispettive economie.
Il presidente brasiliano ha inoltre evitato abilmente alcuni dei temi centrali della narrativa «trumpista» contro le sinistre sudamericane. In particolare, le accuse di complicità tra i governi progressisti e i cartelli dei narcotrafficanti. L’obiettivo è di contrastare le reti transnazionali di cui gode la destra estrema brasiliana. Basti ricordare che dopo la sconfitta elettorale del 2022, Jair Bolsonaro si rifugiò negli Usa, per non parlare poi del figlio Eduardo Bolsonaro, terzogenito, di Jair, grande articolatore delle politiche di dazi contro il Brasile, nonché animatore di una vera e propria macchina del fango tesa a screditare le istituzioni brasiliane e il governo Lula. Le ingerenze statunitensi possono avere un peso nelle elezioni brasiliane.
Un ultimo fattore da prendere in considerazione è il transfert di carisma dal «mito» Jair Bolsonaro al figlio. A prima vista, potrebbe essere un’operazione controproducente, visto che Flavio è un politico abbastanza inespressivo. Ma va tuttavia osservato che nelle ultime elezioni in Sud America, l’elettorato di destra ha votato in modo pragmatico, premiando candidati al centro di grandi scandali, pur di sbarazzarsi del candidato progressista. Nel caso brasiliano l’«antilulismo» e l’«antipetismo» possono dunque essere dei poderosi catalizzatori di voto contro Lula e il Partido dos Trabalhadores.




