Il Brasile è in piena campagna elettorale. Il 4 ottobre si vota per il primo turno delle elezioni presidenziali, mentre l’eventuale secondo turno è previsto per il 25 ottobre. Sono passati quattro anni dall’ottobre del 2022, allorché Lula sconfisse Jair Bolsonaro per pochi voti. Nel frattempo, l’ex militare, in caso di sconfitta, aveva architettato con l’appoggio di settori dell’esercito, del governo e delle istituzioni un piano golpista per sovvertire il processo di transizione del potere al presidente eletto Lula e mantenersi alla presidenza del Brasile. L’8 gennaio del 2023 Brasilia fu invasa da gruppi di «bolsonaristi» che devastarono le sedi istituzionali della democrazia brasiliana. Il processo ai golpisti si è chiuso nel settembre del 2025 con la condanna di Bolsonaro e di altri integranti del piano sovversivo a 27 anni di reclusione. Per la prima volta nella sua storia, il Brasile ha condannato un ex presidente e alti ufficiali delle Forze Armate.
L’ottantenne Lula si ripresenta per il suo quarto mandato (i primi due tra il 2003 e il 2011, e l’attuale terzo dal 2022 al 2026). Il suo principale sfidante è Flavio Bolsonaro, il figlio maggiore di Jair, avvocato, imprenditore e senatore in carica.
Con l’approssimarsi del primo turno elettorale, i sondaggi danno Lula in vantaggio su Flavio Bolsonaro (37% contro 29%). Benché Lula ci abbia abituato a «missioni impossibili», o quasi, sembra tuttavia difficile che il «presidente operaio» possa vincere al primo turno. Il restante 34% esprime intenzioni di voto a candidati che, pur non essendo la «terza via» tra i due principali contendenti, occupano uno spazio significativo nel centro moderato conservatore, il quale – in accordo con analisi politologiche recenti - può avere un peso decisivo, se si va al secondo turno. Per tali motivi, Lula ha inaugurato la sua campagna elettorale con discorsi moderati. D’altronde il suo terzo mandato è stato più spostato al centro dei due precedenti. Pochi sono stati i richiami al «Lulinha paz e amor» delle precedenti campagne.

A rendere ancor più delicate le elezioni brasiliani, vi è la crescita delle destre in America del Sud. Tra il 2025 e il 2026, le elezioni presidenziali nei principali paesi sudamericani sono state vinte da candidati di destra. Non da ultimo Abelardo de la Espriella, attuale presidente della Colombia, che dice di ispirarsi a Trump e al leader populista, di destra estrema, Bukele, presidente di San Salvador. Non è un caso che i tre siano imprenditori entrati in politica nel segno dell’antipolitica.
Il Brasile appare allora come l’ultimo grande baluardo del progressismo sud americano, sotto attacco dell’onda delle destre che si beneficiano dell’appoggio, anche finanziario, dell’amministrazione Trump.
In un recente summit Trump-Lula negli Usa, il presidente brasiliano ha provato a ricomporre la crisi diplomatica tra i due paesi (2025-2026), all’indomani delle rigide politiche tariffarie ai prodotti brasiliani negli USA. Il discorso è stato polarizzato sui buoni legami politici ed economico-finanziari tra i due «giganti» delle Americhe, evitando inoltre alcuni dei temi centrali della narrativa «trumpista» contro le sinistre sudamericane. In particolare, le accuse di complicità tra i governi progressisti e i cartelli dei narcotrafficanti.
Lula non vuole intromissioni nordamericane negli affari politici interni brasiliani. Ma è noto che a fare da tramite tra il presidente americano e Flavio Bolsonaro vi è Eduardo Bolsonaro, terzogenito, di Jair, grande articolatore delle politiche di dazi contro il Brasile, nonché animatore di una vera e propria macchina del fango tesa a screditare le istituzioni brasiliane e il governo Lula. Le ingerenze statunitensi possono avere un peso nell’elezioni brasiliane. Ciononostante, ci sembra difficile che possa avvenire il transfert di carisma dal «mito» Jair Bolsonaro al figlio Flavio, politico abbastanza inespressivo e coinvolto in scandali. L’ultimo dei quali è l’accusa di aver avuto ingenti finanziamenti su conti stranieri dal proprietario del Banco Master, l’imprenditore Daniel Vorcaro, arrestato dalla Polizia Federale brasiliana nell’ambito dell’Operazione «Compliance Zero».
Fabio Gentile, docente di Scienze Politiche, Università federale del Cearà, Fortaleza (Brasile)




