Come sarà il prossimo inverno? Molto più caldo della norma, come da consuetudine ormai consolidata? Più freddo e nevoso della media, come non accade da tempo? Il campo delle previsioni stagionali è in continua evoluzione e richiede un approccio molto diverso da quello a cui siamo abituati quando consultiamo i classici bollettini, che propongono una tendenza a breve termine. Innanzitutto, serve cautela, perché non si tratta di una semplice previsione su scala locale, ma di un’ipotesi, a lunghissimo termine, relativa alle principali configurazioni atmosferiche che caratterizzeranno determinate aree geografiche nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio.
Il margine d’errore è elevato e non possiamo pensare che le tendenze stagionali siano utili per pianificare le vacanze o per capire se avremo un bianco Natale.
Temperature inferiori alla media?
A tal proposito, merita un approfondimento la notizia, diffusa nelle scorse settimane e relativa a una presunta previsione stagionale del centro di calcolo Ecmwf, che in molte zone d’Europa vedrebbe un inverno gelido e nevoso, con frequenti irruzioni artiche e temperature polari.
A corredo è stata pubblicata una mappa, relativa al mese di febbraio e da osservare con attenzione: le tonalità che spaziano dal blu all’azzurro farebbero pensare a temperature inferiori alla media in buona parte del continente, ma la dicitura «Mean Mslp anomaly» significa che si tratta delle anomalie della pressione media al livello del mare.

Tradotto: secondo questa tendenza stagionale, la seconda parte dell’inverno sarà caratterizzata da frequenti perturbazioni, mentre le mappe relative alle temperature mostrano valori al di sopra della media.
In sintesi: tanta pioggia, neve solo in alta quota e anomalie termiche positive. Uno scenario ben diverso da quello descritto negli articoli comparsi online, frutto di una errata lettura della mappa. Come chiarito in premessa, la cautela è d’obbligo e l’attendibilità di tali previsioni è tutta da verificare, ma la storia recente insegna che vivere inverni più freddi della media, o anche solo normali, è diventata un’impresa ai limiti dell’impossibile.
Ciò non significa che sia impossibile rivedere la neve in pianura o che non possano arrivare ondate di gelo, ma una stagione va analizzata nel suo complesso: l’inverno 2025-2026 è stato estremamente mite, ma durante la prima decade di gennaio è arrivata un’intensa ondata di freddo, con temperature inferiori alla media. Il singolo evento è sempre possibile, ma la tendenza degli ultimi anni parla chiaro e il crollo della nevosità bresciana è il risultato di un clima sempre più irriconoscibile.
Il nuovo meteoquiz
In ogni caso, le eccezioni sono sempre possibili e nessuno può escludere che la neve, prima o poi, torni a imbiancare i tetti della nostra città. A proposito di freddo, ecco la soluzione dell’ultimo meteoquiz: all’alba del 30 ottobre 1997 una clamorosa ondata di gelo fuori stagione fece crollare le temperature, tanto che l’osservatorio di Ghedi rilevò una minima di -5,8°C. Per il nuovo quiz a sfondo meteorologico, restiamo in tema e affrontiamo una curiosità legata all’affascinante mondo della neve.



