Legarsi alla stessa corda, scoprire nuovi terreni d’azione e assaporare il gusto della scalata come elemento di saldatura tra generazioni diverse che assecondano nell’esplorazione, nella gestualità e nel piacere della compagnia la stessa contagiosa passione. Questi elementi hanno caratterizzato la recente esperienza vissuta da un gruppo di alpinisti che ha indirizzato le sue attenzioni nell’affascinante Valle di Stabio, dov’è stata individuata e tracciata una nuova via.
La zona
Assieme alla vicina Valle di Cadino anche la Valle di Stabio, sul limite meridionale del territorio del Parco dell’Adamello, rappresenta un ambito di grande varietà geologica e di notevole interesse floristico, nel quale si collocano anche alcune zone umide preziose per la conservazione della biodiversità.
A differenza di numerose altre aree e valli del parco, questa non è supportata dalla presenza di rifugi o di altre strutture di appoggio, e l’avvicinamento richiede tempi di percorrenza piuttosto lunghi.
L’impresa
Tali elementi non hanno scoraggiato il gruppo di scalatori composto da Marco Ambrosi, Paolo Amadio, Gianni Tomasoni, Ralf Steinhilber, Sarah Haase e Michele Locatelli che, alla fine dello scorso mese di settembre, si sono impegnati nell’apertura di un nuovo itinerario sulla parete nord-ovest della Corna Bianca di Stabio. L’itinerario ha uno sviluppo di poco superiore a trecento metri e oppone difficoltà obbligatorie di settimo grado.

È stato l’esperto Paolo Amadio, autore di un centinaio di prime salite su varie pareti del gruppo adamellino, a lanciare la proposta allo scalatore Marco Ambrosi che, sulla scia di ricordi e di narrazioni paterne relative a questa zona, ha aderito subito con entusiasmo.
«L’ambiente è molto attraente e la cosa che mi ha colpito di più è il silenzio, interrotto solo dalle strida delle aquile», racconta Marco.
«Non ho mai scalato su una roccia così, dove placche di straordinaria compattezza butterate da solidissime estrusioni di quarzo di colore grigio-azzurro e grossularia marrone si alternano ad altre circoscritte più friabili».
E proprio questi elementi mineralogici hanno offerto lo spunto per il nome «Zucchero e cannella» che è stato dato alla via, come riferisce ancora Marco: «L’abbiamo voluta dedicare alle migliaia di estrusioni presenti su questa parete della Valle di Stabio che ricordano nel colore lo zucchero e la cannella».
Anche Paolo Amadio rivolge il suo apprezzamento alla particolarità del contesto ambientale e alla qualità della roccia.
«La Corna Bianca è un monumento naturale di spiccata bellezza. Si erge nella sezione mediana della piccola Val di Stabio agli estremi limiti sud-occidentali del gruppo dell’Adamello, oltre i quali iniziano le boscose vallate prealpine che si inoltrano verso la zona del Maniva».
È un regalo della natura tra le montagne bresciane? «Arrampicare qui e creare qualcosa di nuovo è stato un privilegio ed al contempo un dono della montagna. Ci auguriamo che altri abbiano l’opportunità di provare le belle sensazioni e il trasporto entusiastico che abbiamo avuto la fortuna di vivere noi scalando questa costruzione così particolare, una vera millefoglie metamorfica». La pietra ha un sapore dolce.



