Luca Ducoli e Leo Gheza sono due giovani alpinisti nati e residenti in Valle Camonica, rispettivamente a Breno e a Esine, che da alcuni anni stanno regalando alle cronache seguite dalla comunità di appassionati del mondo verticale diversi spunti di interesse per le loro importanti salite, più volte raccontate anche dal Giornale di Brescia. Non si è mai saturato il loro impegno sulle pareti delle montagne di casa, e a quelle dell’Adamello in particolare, ma è sempre rimasta ampia la loro disponibilità per dedicarsi alla conoscenza di pareti, montagne e luoghi diversi e talvolta molto lontani (come il Pakistan o la Patagonia), dove sperimentare nuovi sapori dell’avventura e della novità.
Sulle Dolomiti
Le attenzioni di questa cordata camuna di grande esperienza si sono recentemente indirizzate tra i «Monti Pallidi» dove, nella zona delle Dolomiti di Fanes famosa per le leggende ladine che qui trovano ambientazione, hanno eletto a terreno d’azione alcune pareti non particolarmente conosciute e poco frequentate dagli alpinisti, ma caratterizzate da ottima roccia e dal grande potenziale per l’arrampicata.
Nel corso dell’anno 2022 Ducoli e Gheza erano già stati protagonisti, in questa bella zona, dell’apertura di una importante nuova via sulla parete sud della Furcia Rossa III, chiamata «Il tempo sospeso», tracciata con stile avventuroso nel rispetto dell’etica dell’arrampicata «trad», che sulla base della loro esperienza non aveva nulla da invidiare in termini di richiamo alle grandi classiche dolomitiche.

Nuova via
Nel corso di questa estate che volge al termine i due amici e alpinisti hanno ripreso di nuovo la direzione delle Dolomiti Settentrionali e della Furcia Rossa per impegnarsi lungo una linea nuova, ammaliati dal piacere di immergersi in un contesto selvaggio, discreto e libero dalla frequentazione di massa. Questa volta la ricerca della linea si è concentrata tra le porzioni della parete caratterizzate dalla migliore qualità della roccia, che rimane comunque sempre elevata. È nata così una salita diretta di impronta marcatamente sportiva, ma con chiodatura distanziata da non sottovalutare, con difficoltà obbligatoria di grado 7a su 320 metri di sviluppo complessivo distribuiti su un totale di dieci lunghezze di corda.
La via sale tra strapiombi e placche verticali sulle quali si progredisce sfruttando appigli di dimensioni ridotte e piccole gocce, in una sorta di danza verticale che prevede anche il superamento di delicati tratti di traverso orizzontali. Lo sviluppo del nuovo itinerario avviene lungo porzioni di parete che rimangono quasi sempre asciutte, e l’esposizione a sud-est è favorevole per poterlo affrontare anche nelle mezze stagioni.
Memori dell’avventura vissuta sulla stessa parete della Furcia III lo scorso anno, Ducoli e Gheza hanno scelto «Déjà vu» come nome per questa nuova salita. L’avvicinamento alla parete avviene dalla Malga Gran Fanes e richiede circa un’ora, e la discesa può essere affrontata a piedi o in corda doppia con calate attrezzate



