Regionali: in Veneto elezione scontata, sarà battaglia fra Lega e FdI

Il 23 e 24 novembre, fra una settimana, si svolgerà l’ultimo turno delle elezioni regionali 2025, che stavolta vedrà andare alle urne veneti, campani e pugliesi. Dopo aver trattato di Puglia e Campania, in questo caso ci occupiamo del Veneto dove le consultazioni hanno un copione già scritto, vedendo lo storico della distribuzione dei consensi fra i poli.
Nel 2020 Luca Zaia (Lega-Lista Zaia) vinse col 76,8% dei voti, contro il misero 15,72% di Arturo Lorenzoni (centrosinistra senza centristi e senza M5s).
I candidati
Stavolta gli sfidanti principali sono il giovane leghista Alberto Stefani e l’esponente del Pd Giovanni Manildo (già sindaco di Treviso). Mentre il centrodestra si presenta con la stessa coalizione di cinque anni fa, il «campo largo» (che in questa regione è un po’ un eufemismo) raccoglie Pd, M5s, Avs, centristi e civiche, più Rifondazione comunista.
È importante notare che il Veneto ha sempre sostanzialmente confermato la tradizione di roccaforte democristiana (e leghista) del passato, perché ha avuto in trenta anni solo due presidenti (prima Galan, forzista, poi Zaia, leghista) entrambi così moderati nel loro partito da poter essere considerati «Dc ad honorem», in una terra da sempre moderata e desiderosa di mantenere una certa continuità politica e amministrativa, prima con la sola Dc, poi anche con la Lega (che qui è la Liga dei veneti, non quella dei lombardi: la distinzione, in regione, è sempre ribadita dagli interessati). Per dare la misura dello strapotere elettorale del centrodestra basta analizzare i dati delle ultime tre consultazioni: Regionali 2020, 77% di lista (ma 44,6% civica Zaia, 16,9% Lega, 9,6% FdI, 3,6% Forza Italia); Politiche 2022 55,8% (FdI 33,1%, Lega 14,7%, FI 7%); Europee 2024, 59,6% (FdI 37,6%, Lega 13,2%, FI 8,6%).
L’unica sfida degna di nota di queste elezioni 2025 riguarda il duello fra Fratelli d’Italia (che in regione hanno sfondato ampiamente quota 30% e intendono mantenersi primo partito con ampio margine sul Carroccio) e la Lega, che ha risultati più bassi ma schiera Zaia capolista, cercando di conquistare almeno la metà di quel 44,6% della lista Zaia 2020.
Interessante la crescita di Forza Italia, che in questi cinque anni è arrivata quasi al 9%. Sull’altro versante, i centristi (8,5% alle Politiche, 7,3% alle Europee) sono più forti del M5s (5,9% alle Politiche, 2,7% alle Regionali 2020, 4,8% alle Europee) mentre il Pd naviga fra il modestissimo 11,9% delle scorse Regionali, il 16,5% delle Politiche e il 18,9% delle Europee (l’obiettivo della Schlein è arrivare almeno al 20%, ma non sarà facile) e Avs parte dal 3,7% del 2020 e dal 3,4% del 2022 ma ha avuto un lusinghiero 6,1% alle Europee (sorpassando i pentastellati di 25mila voti).
La coalizione Stefani ha dunque una base di partenza (di lista) del 77% nel 2020, del 55,8% nel 2022 e del 59,6% nel 2024, quindi punta almeno al 60%; il raggruppamento che sostiene Manildo ha avuto invece complessivamente il 20,3% nel 2020, il 38,1% alle Politiche e il 39,1% alle Europee (l’obiettivo è andare il più possibile oltre il 40%). Un conto, infatti, è che il centrodestra vinca 60 a 40, un altro che si ripeta il 77 a 16 del 2020.
L’affluenza, in Veneto, è sempre alta anche se la partita è costantemente chiusa: i non votanti sono stati solo il 30,6% alle Politiche, il 47,4% alle Europee (meno della media nazionale) e il 38,9% alle Regionali. Su scala provinciale va notato che si vota molto meno a Belluno (2020: 47,8%) e molto di più a Padova (65,4%) e Venezia (65,5%). Infine, va sottolineato il voto al solo candidato presidente: mentre nel complesso delle sette regioni interessate dal rinnovo dei Consigli regionali c’era stato, la volta precedente, un 5,8% di consensi al solo aspirante governatore, in Veneto quella percentuale era addirittura pari al 9,7%: 398mila voti su quattro milioni di elettori (e 2,5 milioni di votanti). Una fortissima personalizzazione che ha premiato Zaia. Ma ora si apre il «dopo Zaia», che per il giovane Stefani e la Lega è una prova impegnativa.
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