Se permaneva ancora qualche dubbio, le recenti consultazioni regionali hanno provveduto a dissiparlo: l’astensionismo, questa patologia della vita pubblica, è ormai un dato fisiologico che segnala tutta la distanza tra il Palazzo e l’opinione pubblica. Se non nutrissi antipatia nei confronti del termine «gente», proprio alla gente farei riferimento, a quella che recentemente ha riempito le piazze, riappropriandosi delle parole che appartengono all’agorà in cui si manifesta una volontà diretta, senza mediazioni. Insomma come si diceva una volta: «piazze piene, urne vuote».
Rispetto alle politiche, le Regionali rimandano ad un rapporto col territorio, consentono il ricorso alla preferenza, non vedono la presenza di candidati calati dall’alto come spesso accade per la scelta dei parlamentari. Eppure l’assenteismo è sempre più marcato e probabilmente troverà conferma in Veneto, in Campania e in Puglia. Dove sta allora il problema? L’interrogativo veicola una risposta che chiama in causa la crisi della democrazia nel suo complesso: istituzioni, partiti, la stessa società civile.




