Le regionali ci consegnano un sistema più polarizzato

È giunto il momento di fare un bilancio delle prime quattro elezioni regionali di questo 2025. Siamo al giro di boa (manca l’appuntamento con le urne del 23-24 novembre, quando si voterà in Veneto, Campania e Puglia) quindi una prima tendenza sulle liste si può già individuare.
A livello di maggioranze regionali, non è successo praticamente niente. In Val d’Aosta ha vinto la Uv (Union Valdôtaine) che non governava da sola, ma comunque c’è continuità, mentre nelle Marche, in Calabria e in Toscana sono stati confermati presidenti e maggioranze uscenti. Questo è il quadro di ciò che è rimasto stabile, cioè il «macro-bilancio». Però, fra poli e liste è cambiato qualcosa. Il centrodestra passa dal 46,6% delle scorse Regionali al 48,2%, guadagnando un 1,6% che può tornare buono anche a livello nazionale, mentre le differenze con le Politiche (+7,8% sul 2022) e con le Europee (+4,3% sul 2024) vanno prese con più cautela, trattandosi di consultazioni differenti da quelle di queste settimane.
Il «campo largo» (che nel 2020 c’era e non c’era, a seconda delle regioni) passa dal 45,3% al 47,6%, anche qui con un progresso del 2,3%, mentre i raffronti con le elezioni «nazionali» sono impietosi: -4,7% rispetto alle Politiche e -4,3% sulle Europee. Anche qui vale l’avvertenza di distinguere le dinamiche locali da quelle nazionali, anche perché sembrano chiari due punti: 1) gli italiani, dal 2022 in poi, tendono a confermare – tranne rare eccezioni – chi già governa il territorio; 2) la presenza nel «campo largo» di un partito (il M5s) che sistematicamente ottiene risultati molto più bassi alle Regionali (5,1% contro 6,8% del 2020) che alle Politiche (15,4%) e alle Europee (10,2%) falsa un po’ il confronto, perché i pentastellati defezionano quando ci sono votazioni locali ma non quando si elegge il Parlamento.
Infatti, il centrosinistra (senza M5s) è oggi al 42,5% contro il 38,5% delle scorse Regionali, il 36,9% delle Politiche e il 41,7% delle Europee: ciò non significa che è più forte, ma che Avs e un po’ il Pd drenano voti al M5s e che molti pentastellati non vanno alle urne. L’affluenza alle Regionali è stata del 47,1% contro il 56,7% della scorsa volta, il 64,2% delle Politiche e il 52,4% delle Europee. Quando ci sono appuntamenti che richiamano l’interesse nazionale, ci sono elettori (non solo dei Cinquestelle) che partecipano. Quindi, meglio comparare elezioni simili.
Unica eccezione dobbiamo farla per Lega e FdI 2020, perché nel frattempo, già dal 2022 quando sembra nato un sistema dei partiti più solido e strutturato, la Meloni ha ottenuto le percentuali che un tempo aveva Salvini (e viceversa). Detto ciò, vediamo che Forza Italia torna sopra il 10% (10,1%) contro il 7,7% delle scorse Regionali, il 7,9% delle Politiche e il 9% delle Europee, mentre la Lega scende al 6,5% contro il 7,1% delle politiche e il 7,3% delle Europee (alle Regionali aveva il 18,6%); FdI è al 22,2% (al netto delle liste del candidato presidente, che hanno il 6,1%) contro il 24,8% delle Politiche e il 27,1% delle Eeuropee (Regionali: 13,2%).
I partiti di centro sono al 6,5%, poco sotto il dato di Politiche ed Europee (dove solitamente sono più forti) ma oltre il 3,5% delle scorse Regionali. Il Pd ottiene stavolta il 25,3% contro il 27% delle scorse Regionali (Politiche 22,3%, Europee 26,9%) mentre Avs ha il 5,5% contro il 3,1% di cinque anni fa (Politiche 3,8%, Europee 6,9%). Del M5s abbiamo già detto.
In sostanza, sembra che il sistema si stia fortemente bipolarizzando, che gli scarti fra i dati presenti e passati di ciascun partito siano compresi in percentuali non troppo rilevanti (mentre fra il 2010 e il 2021 potevamo avere crolli o balzi del 10-20%, che oggi non si registrano) e che i primi due partiti (Pd e FdI) stiano consolidandosi e avvicinandosi al 50% dei consensi (regionali ’25: 47,5% più liste dei presidenti; Regionali ’20-’21: non le consideriamo, per quanto già detto sul travaso di voti a destra; Politiche ’22: 47,1%; Europee ’24: 54%) proprio mentre nell’elettorato tende a diminuire – in modo costante – la voglia di votare.
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