Opinioni

Urne e carovita, doppio incubo per il governo

I nodi stanno venendo al pettine nel momento politicamente più delicato: il pieno avvio della campagna elettorale
Roberto Chiarini

Roberto Chiarini

Editorialista

All'Altare della Patria per la cerimonia del 4 novembre - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
All'Altare della Patria per la cerimonia del 4 novembre - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Verrebbe da dire: «Piove, governo ladro». Sarà anche uno stereotipo linguistico, ma cattura con efficacia l’essenza del rapporto - spesso ingrato, ma storicamente ineludibile - tra il cittadino e il potere politico. Se le cose vanno male, il primo referente a cui addebitare la tempesta è chi siede al timone.

E oggi, mentre una nuova fiammata inflazionistica torna a erodere la spesa degli italiani, l’antico paradosso ritrova un’attualità bruciante e persuasiva.

Il malessere attuale viene da lontano. Va ad innestarsi su una ferita strutturale che sanguina da almeno un ventennio: la mancata crescita della produttività del nostro sistema economico. Oggi i nodi stanno venendo al pettine nel momento politicamente più delicato: il pieno avvio della campagna elettorale. Le piazze d’Italia tornano a riempirsi. Cortei, manifestazioni, scioperi sono la spia rossa di un vero allarme sociale. Ed è qui che si addensano le brutte notizie per Giorgia Meloni. La narrazione di governo, imperniata sulla battaglia securitaria messa con ostinazione al primo posto dell’agenda politica, rischia di rivelarsi un’arma spuntata.

L’ansia della microcriminalità svanisce di fronte al macro-allarme dell’impoverimento quotidiano: il rincaro della benzina, del carrello della spesa, dei servizi essenziali - sanità, scuola, casa - sta ridefinendo le priorità reali del Paese.

Sulla strada del governo si allungano due fantasmi speculari. Il primo è la scadenza elettorale imminente. Il secondo, ben più insidioso, è lo spettro di un’inflazione destinata ad accentuarsi nei prossimi mesi, la cui percezione psicologica rischia di superare persino la cruda percentuale dei dati statistici. Questo doppio incubo produce una tenaglia stringente: incrementa i timori del governo di trovarsi di fronte a un deterioramento macroeconomico incontrollabile e ringalluzzisce le opposizioni, pronte a scaricare sull’esecutivo la responsabilità esclusiva della stangata sociale.

All'interno di questo perimetro, segnato dall’obbligo vincolante di non far saltare i conti pubblici per non scatenare le ire dei mercati e della Commissione europea, esplode una seconda dinamica inevitabile: la faida interna alla maggioranza. Più i sondaggi registrano crepe nel consenso dei singoli partiti, più lievitano le pretese dei leader. Divergenze, che in tempi normali sarebbero state ricomposte al riparo dalle telecamere, diventano pretesti sbandierati per smarcarsi. Si pensi al balletto sull’Ucraina offerto da Matteo Salvini e al suo no all’invio di nuovi aiuti militari. Tutto ciò alimenta forti tensioni con il ministro della Difesa Guido Crosetto e con Forza Italia.

Ma l’Ucraina e le armi sono solo la punta dell’iceberg. Lo scontro vero si consuma sui dossier economici e sociali: pensioni, scuola, sanità, prelievo sugli extraprofitti bancari. Consapevole di non aver tenuto fede alla promessa storica di superare del tutto la legge Fornero, la Lega tenta il blitz dell’ultimo minuto, proponendo la libertà di uscita a 64 anni invece che a 67, senza troppo preoccuparsi delle coperture finanziarie. Parimenti, il Capitano leghista si mette di traverso sul taglio del personale della scuola, pur conseguente al calo demografico dei giovani in età scolastica. Il che apre un altro fronte di tensione con gli alleati e lancia un segnale inquietante ai mercati. Nel frattempo, l’assalto parlamentare da parte di miriadi di macro e micro interessi di categoria, promette di fare il resto, esponendo settori vitali della vita pubblica al rischio concreto di paralisi per sciopero.

Fino ad oggi l’esecutivo ha tenuto il punto sui saldi di bilancio e sul rigore chiesto dall’Ue. Ma l’inflazione non perdona. E quando il carovita comincia a mordere la carne di chi lavora, la retorica della sicurezza perde il suo potere anestetizzante e anche i governi più solidi scoprono quanto possa diventare scivoloso il terreno della realtà.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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