Economia

Manovra, il taglio dell’Irpef è per pochi: chi ci guadagna davvero

La nuova aliquota favorisce chi dichiara più di 50mila euro. Nel Bresciano la platea è stimata in circa 74mila contribuenti, l’8% del totale
Giovanna Zenti

Giovanna Zenti

Giornalista

A beneficiare del taglio sono i contribuenti con redditi sopra i 50mila euro
A beneficiare del taglio sono i contribuenti con redditi sopra i 50mila euro

Nella scorsa manovra il taglio dell’Irpef ha interessato una parte consistente del ceto medio, con l’aliquota scesa dal 35 al 33% per la porzione di reddito compresa tra 28mila e 50mila euro. Adesso, per quanto il governo continui a parlare di sostegno al ceto medio, l’ulteriore riduzione prevista dal disegno di legge di Bilancio per il 2027 porta benefici a una fetta di contribuenti decisamente più ristretta e collocata nella parte alta della distribuzione dei redditi.

Per capire chi ci guadagna bisogna però partire da una domanda: che cosa intendiamo oggi per ceto medio?

Cos’è il ceto medio

Secondo la definizione utilizzata dall’Ocse, appartengono al ceto medio le famiglie con un reddito compreso tra il 75% e il 200% di quello mediano nazionale, tenendo conto anche della composizione del nucleo familiare. In Italia, secondo una ricostruzione di Eurispes basata sui dati Istat, significa collocarsi indicativamente tra 22.529 e 60.078 euro annui di reddito familiare netto.

È una definizione molto ampia, che non coincide con gli scaglioni Irpef: l’Ocse considera il reddito delle famiglie, mentre il fisco italiano tassa quello dei singoli contribuenti. Le due soglie, dunque, non possono essere sovrapposte. La definizione aiuta però a comprendere quanto sia difficile identificare il ceto medio attraverso un unico livello di reddito.

Quanto si risparmia

La novità della manovra è l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% fino a 55mila euro, rispetto all’attuale limite di 50mila. La differenza è significativa: sulla fetta di reddito compresa tra 50mila e 55mila euro l’aliquota scende dal 43 al 33%, dieci punti percentuali in meno.

Vediamo gli effetti, partiamo dal basso. Per chi ha un imponibile Irpef fino a 50mila euro, questa specifica misura non cambia nulla. Chi supera la soglia comincia invece a risparmiare: 100 euro all’anno con un imponibile di 51mila euro, 200 con 52mila, 300 con 53mila e 400 con 54mila. A 55mila euro il vantaggio raggiunge il massimo di 500 euro all’anno, poco meno di 42 euro al mese.

Ma il beneficio non si ferma a chi guadagna 55mila euro. La progressività dell’Irpef fa sì che anche chi dichiara 70mila, 100mila euro o più possa risparmiare gli stessi 500 euro sulla quota di reddito interessata dal taglio, salvo eventuali limitazioni previste dal testo definitivo.

La conseguenza è che l’intervento, diversamente da quello precedente, non riguarda la parte centrale della distribuzione dei redditi, ma esclusivamente i contribuenti che superano una soglia relativamente elevata.

Quanti sono i beneficiari

I dati del ministero dell’Economia, relativi alle dichiarazioni presentate nel 2025 per l’anno d’imposta 2024, consentono di misurare le dimensioni di questa platea, almeno in parte.

In Italia sono 602.928 i contribuenti con reddito complessivo compreso tra 50mila e 55mila euro: l’1,4% del totale. In Lombardia la percentuale sale all’1,8%, pari a 138.432 persone. Considerando anche chi dichiara più di 55mila euro, nella regione si arriva a circa 794mila contribuenti, il 10,4% del totale.

Per Brescia il quadro è meno dettagliato. Le statistiche comunali del Mef accorpano infatti tutti i redditi tra 26mila e 55mila euro, senza consentire di isolare la fascia interessata dalla novità fiscale. Sappiamo però che in provincia almeno 57.618 contribuenti dichiarano un reddito complessivo superiore a 55mila euro e sono il 6,2% dei 928.838 contribuenti bresciani con reddito complessivo rilevato.

Di questi contribuenti, 27.962 si collocano tra 55mila e 75mila euro, 20.645 tra 75mila e 120mila e 9.011 superano i 120mila euro. Nel complesso questa fascia di contribuenti dichiara un reddito medio di circa 98mila euro.

A questa platea va aggiunta quella, ancora da quantificare con precisione, dei contribuenti tra 50mila e 55mila euro. Ipotizzando però di applicare al contesto provinciale la proporzione regionale, si ottiene una prima stima di circa 16.600 persone. Il totale provinciale sopra i 50mila euro salirebbe così a circa 74mila contribuenti, pari circa all’8% del totale.

Reddito e ricchezza

Resta infine una questione più ampia. Il reddito dichiarato è davvero sufficiente per stabilire chi appartenga al ceto medio e chi possa essere considerato benestante? Due famiglie con entrate identiche possono vivere condizioni molto diverse: è sufficiente che una abbia una casa di proprietà e l’altra un mutuo o un affitto da pagare. Una distinzione che assume ancora più peso se osserviamo la distribuzione della ricchezza. Secondo uno studio dell’Osservatorio First Cisl e della Fondazione Fiba, il 5% delle famiglie italiane più ricche detiene oggi il 50,2% della ricchezza netta complessiva, contro il 39,9% del 2010. Alla metà meno abbiente delle famiglie resta appena il 7,3%.

In questo quandro, il nuovo taglio dell’Irpef è concreto e, per chi ne beneficerà, certamente gradito. Ma la scelta di concentrare le risorse su una platea relativamente ristretta di contribuenti, presentando ancora una volta l'intervento come un sostegno al ceto medio, è soprattutto una questione politica. Perché se è vero che il ceto medio è molto più ampio della platea che beneficerà del taglio, il punto non è solo quanti euro in più resteranno nelle tasche dei contribuenti, ma a chi, in vista del voto, si è deciso di destinarli.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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