La situazione della difesa aerea in Ucraina è drammatica. La Russia ha intensificato da mesi la campagna strategica di bombardamento, colpendo anche obiettivi «secondari» come semplici distributori di carburante, allo scopo di fiaccare sempre più l’incredibile resistenza di Kiev. Mosca ha raggiunto un livello impressionante (oltre 1.500 pezzi al mese) di produzione di droni a getto Geran 4 e 5 che volano a 600 km/h e sono più difficili da intercettare rispetto ai «vecchi» Geran 2 a elica da soli 160 km/h (che comunque vengono ancora lanciati a centinaia al fronte per impegnare le esauste difese). Inoltre, i russi mettono in linea ogni mese anche 130 nuovi missili balistici, destinati agli obiettivi più «paganti».
L’Ue tenta di correre ai ripari, dando via libera a Kiev per l’acquisto di missili intercettori Patriot, grazie a parte del mega prestito di 90 miliardi concesso dai 27. L’Ucraina, ha affermato Ursula von der Leyen, potrà usare la prossima tranche del prestito, 3,2 miliardi, «per proteggersi dagli attacchi indiscriminati russi». Per ora solo Berlino pare voler inviare a Kiev missili Patriot PAC-2 prelevandoli dalle scorte della Bundeswehr, già depauperate da precedenti forniture.
«Invito – ha detto il ministro della Difesa, Boris Pistorius - tutti i membri del gruppo di contatto per l’Ucraina a rivedere le scorte e a effettuare consegne analoghe». Pistorius ha poi aggiunto che «stiamo continuando le consegne di sistemi missilistici di difesa Iris-T, efficaci contro aerei, droni e missili da crociera e l’Ucraina ordinerà diverse migliaia di missili aggiuntivi, finanziati dal prestito Ue». Per soddisfare tale richiesta la Germania sta aggiungendo un’altra linea di produzione, per portare la produzione a mille esemplari all’anno.

Ma l’Iris-T è un intercettore più leggero del Patriot PAC-2 (ha un raggio d’azione di 40 km sino a una quota di 20.000 metri, mentre il Patriot PAC-2 raggiunge 160 km, sino a 40.000 m di quota) ed è poco efficace contro i moderni missili balistici. E, soprattutto, i fondi Ue rischiano di servire a poco, per il semplice fatto che di Patriot in giro non ce ne sono. Zelensky aveva sì annunciato un accordo con la Germania «per la fornitura di 600 Patriot PAC-2», che Berlino dovrebbe produrre su licenza americana con consegne a partire dal 2027. Ma l’infausta guerra in Iran ha gravemente depauperato le scorte degli Usa che han riservato la produzione di Patriot alle esigenze nazionali per almeno due anni.
Anche la recente decisione della Casa Bianca di concedere la produzione su licenza dei Patriot (probabilmente della versione Pac2, meno recente, la stessa che verrebbe fornita da Berlino) non cambia granché la situazione bellica se non in (lunga) prospettiva. Allestire una linea di produzione in Ucraina richiederà infatti ben più di un anno, ammesso che “l’operazione” inizi subito. La enorme superiorità aerea russa, poi, costringerà certo a disperdere la produzione su più siti (tutti almeno duplicati, per evitare che la distruzione di uno blocchi la produzione).
President Trump said that the US will license Ukraine to manufacture Patriot missiles — the only weapon in its arsenal capable of intercepting ballistic projectiles — as Russian aerial attacks intensify https://t.co/lfbxWh7srg pic.twitter.com/7iTPZl3y45
— Reuters (@Reuters) July 8, 2026
I Patriot «Made in Kiev» saranno destinati a difendere la prossima Ucraina: quella che auspicabilmente, sarà uscita con dignità statale da questa guerra di cui è vittima devastata. Anche le monarchie del Golfo sono a corto di intercettori per l’intenso impiego contro i vettori iraniani. Polonia, Finlandia, Olanda, Spagna e Romania hanno già fornito Patriot a Kiev, ma per mantenere una difesa minima dei loro cieli ora non possono più cederne. Atene, dal canto suo, non intende privarsi delle sue scorte temendo l’aggressività di Ankara. Idem la Svezia che, troppo vicina alla Russia, si tiene stretti i suoi 300 missili.
Il ministro della Difesa ucraino Yevgeny Khmara ha detto che servirebbero 280 Patriot al mese per provare ad abbattere i sempre più sofisticati missili russi: sta firmando contratti per acquistarne 1.000 col prestito Ue, ma le consegne, come detto, slitteranno di anni. Bloomberg, intanto, riferisce che anche i Paesi alleati che hanno ordinato i Patriot agli Usa potrebbero attendere cinque anni oltre il previsto.
Oggi la produzione di Patriot è di 650 pezzi l’anno e raggiungerà i 1.000 solo tra due anni: quindi la sola necessità Ucraina assorbirebbe in due mesi l’intera produzione annuale. Intanto (ammette lo stesso segretario Nato, Rutte) la Russia produce in tre mesi più armi e munizioni di tutto l’Occidente in un anno e, ricorda Pistorius, servono sempre 2 o 3 Patriot per abbattere un missile balistico. Secondo Kiev, inoltre, mancano anche 500 missili aria-aria, sinora lanciati a centinaia dai caccia F-16, Mirage 2000, Sukhoi 27 e Mig 29 per abbattere missili da crociera e droni Geran 4 e 5.
Ma è difficile reperire missili aria-aria russo-sovietici per i Sukhoi e i Mig di Kiev, mentre la Francia fatica a fornire quelli per i Mirage 2000, perché anche le sue scorte sono limitate. Idem per i missili aria aria Aim 9x e Aim 120 made in Usa impiegati dagli F-16. Come più volte sottolineato e con buona pace di chi si scaglia sempre contro i programmi di riequipaggiamento delle forze armate, l’improvvida politica dell’Europa, che ha depauperato sempre più le proprie difese dopo la caduta del Muro di Berlino sta presentando un conto salatissimo, sia economicamente, sia, più drammaticamente, per la popolazione ucraina, sempre più alla mercé dell’aggressione russa. Non era, e non è, infatti immaginabile poter recuperare in poco tempo una politica strategica al ribasso perseguita purtroppo per oltre 30 anni.




