Opinioni

Supercalcolo, AI e infrastrutture digitali: dove stiamo andando

La condivisione di infrastrutture e delle competenze è la chiave del successo, così come lo è saper coniugare innovazione e valori fondamentali
Maurizio Tira
Fibra ottica - © www.giornaledibrescia.it
Fibra ottica - © www.giornaledibrescia.it

Si è tenuta nelle scorse settimane a Pisa la Conferenza nazionale di Garr «La forma del cambiamento: autonomia digitale, sostenibilità e condivisione nella comunità dell'università e della ricerca». La sede dell’evento annuale non è casuale: esattamente 40 anni fa i ricercatori del dipartimento Cnuce del Cnr di Pisa hanno inviato un messaggio internet oltreoceano. L’inizio di un’epoca in cui siamo immersi, ma di cui spesso dimentichiamo l’origine.

I fisici hanno sempre avuto necessità di lavorare in grandi gruppi di ricerca, con costosi e complessi esperimenti, producendo paper scientifici firmati da centinaia di ricercatori. Per questo furono i primi a porsi il problema della condivisione dei dati. Oggi sembra banale, semplicemente perché il mercato ne ha capito l’importanza e ha diffuso a tutta la popolazione l’accesso a questo servizio essenziale. Tuttavia, in un contesto sempre più complesso e interconnesso, la rilevanza delle infrastrutture digitali travalica gli aspetti puramente tecnologici e determina impatti significativi anche a livello sociale, economico e geopolitico.

Oggi ci interroghiamo sulla sicurezza di queste connessioni, sull’open science, ovvero la disponibilità per tutti dei dati prodotti dalla ricerca, sulla monopolizzazione dell’informazione. Diventa cruciale quindi approfondire il ruolo che il mondo dell’università e della ricerca può giocare in un settore sempre più dominato da pochi colossi privati. In particolar modo, se pensiamo alle intelligenze artificiali, non possiamo non considerare quanto si stiano affermando, facendo intravedere da un lato le loro immense opportunità, ma sollevando dall’altro rilevando questioni etiche.

Emerge dunque con forza la necessità di garantire che il progresso tecnologico sia guidato da principi di sostenibilità a vario livello: ambientale, sociale, economico ed anche politico-istituzionale. Ciò che i più non sanno è che l’Italia è un’eccellenza mondiale nella capacità di calcolo, storage e trasmissione dei dati. Da alcuni anni ho l’onore di presiedere il Garr, un giovane consorzio tra le università e i principali enti di ricerca pubblici del Paese, che crea le connessioni internet dedicate al mondo della ricerca, le implementa e le mantiene attive.

Anche grazie alle risorse del Pnrr (ben spese) la capacità della dorsale appenninica italiana (parte dei circa 23.000 km di rete internet dedicata) ha raggiunto la capacità delle decine di Terabit al secondo! Supercalcolo, disponibilità di dati e sviluppo delle reti per la trasmissione possono dare un contributo enorme nell’affrontare grandi sfide globali, come le politiche di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico o la medicina di precisione.

Data center
Data center

Fin dagli albori di Internet si è dimostrato come si possano ottenere risultati significativi anche senza disporre dei mezzi economici dei grandi operatori commerciali. Ciò è stato possibile grazie a strategie come la federazione dei servizi, l’armonizzazione dell’accesso ai dati e l’interoperabilità delle infrastrutture, che hanno permesso di creare sistemi efficienti e collaborativi. Un esempio, è appunto quanto fatto storicamente da Garr, in Italia, e dalle altre reti nazionali della ricerca, a livello mondiale.

La condivisione di infrastrutture e delle competenze è la chiave del successo, così come lo è saper coniugare innovazione e valori fondamentali. In questo è molto importante il ruolo dell’Europa che, seppur indietro negli investimenti in Ict rispetto a Stati Uniti e Cina (come ben evidenziato dal recente Rapporto Draghi) e apparentemente frenata da un’eccessiva attenzione agli aspetti normativi, rappresenta tuttavia un modello a cui fare riferimento affinché la crescita tecnologica non lasci indietro nessuno e garantisca quei pilastri irrinunciabili di democrazia, inclusione, impegno contro il digital divide.

Guardando più da vicino il nostro Paese, lo scenario che si sta delineando con le recenti iniziative, va proprio in questa direzione. Il Pnrr è stato un’occasione unica per recuperare un gap infrastrutturale e l’uso efficiente dei fondi a disposizione ha portato al completamento di una dorsale ad altissima capacità in grado di interconnettere data center distribuiti su tutto il territorio nazionale. È stato possibile raggiungere aree in forte divario digitale aumentando la capillarità della rete e dare così ai ricercatori le stesse opportunità, indipendentemente dalla loro posizione geografica. Questo consente anche avvicinare le risorse di calcolo all’utilizzatore, riducendo costi e consumi.

Le nuove sfide e la velocità con cui si susseguono i cambiamenti richiedono, tuttavia, un forte impegno sulla formazione delle competenze. Qualsiasi investimento in tecnologie avanzate o ricerca di frontiera richiede un livello di competenze adeguato, che deve essere costantemente sviluppato e valorizzato. Solo così è possibile garantire la sostenibilità e l’efficacia nel lungo termine.

Purtroppo l’Italia sconta un ritardo a livello europeo, come dimostra il «Report on the state of the Digital Decade 2024»: ci posizioniamo al quint’ultimo posto tra gli Stati Membri con il 45,8% della popolazione in possesso delle competenze digitali di base. Non brilliamo neanche per la percentuale di specialisti impiegati nel settore Ict: con il 4,1% ci collochiamo al quart’ultimo posto.

Anche le istituzioni universitarie bresciane, ovviamente collegate alla rete Garr, sono impegnate in questa sfida epocale. Non possiamo permettere che la velocità dello sviluppo della tecnologia, inarrestabile, lasci indietro ampie fasce di popolazione. Il rischio è grande: i sistemi sempre più friendly, i vendor internazionali sempre più aggressivi e capitalizzati, l’età sempre più bassa di familiarizzazione con i device, producono una società di utilizzatori passivi e quindi poco riflessivi.

Anche Brescia deve tuffarsi in questa avventura e dare il suo contributo di capacità imprenditoriale innata per non rimanere pericolosamente indietro in questa sfida e nel contempo difendere l’European way of life, fondato sulle libertà individuali, l’inclusione e l’equità.

Maurizio Tira – Presidente del Consortium Garr «The Italian Education & Research Network»

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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