Sa quasi di paradosso. Mentre l’Italia punta fra cautele, polemiche e rinnovati dibattiti a riaprire la strada che porta all’atomo per produrre energia, gli spazi aerei del Belpaese (e i suoi cacciabombardieri) tornano ad essere al centro dei «wargame» nucleari dell’Alleanza atlantica. Si svolgerà infatti per lo più sui cieli del mar Tirreno, ma col coinvolgimento diretto di almeno cinque aerobasi dell’Aeronautica Militare, a partire dalla bresciana Ghedi, l’esercitazione «Steadfast Noon 2026». Un nome entrato nella consuetudine di quanti seguono con attenzione la situazione geopolitica globale, dal momento che costituisce la principale simulazione militare Nato per l’impiego aereo dell’«arsenale di deterrenza». O per dirla in modo più esplicito, per l’uso di bombe atomiche. L’esercitazione, che si svolge annualmente in uno dei Paesi europei che ospitano ordigni Usa nell’ambito dell’Alleanza atlantica, si svolgerà dal 13 al 20 ottobre prossimi.
Dal Friuli alla Sardegna
La notizia, a dispetto del totale riserbo che per le intuibili ragioni mantengono le forze armate, si desume da una speciale nota diffusa da Enav - l’ente che sovrintende alla gestione del traffico aereo in Italia -, in gergo «Aip S», sigla per «Supplemento alla pubblicazione di informazioni aeronautiche».
Nella fattispecie, la «S56/2026», che fornisce a piloti e addetti una serie di restrizioni, divieti e indicazioni per il volo in una trentina fra aree e «corridoi». Si va dal Friuli, dove ha sede la base di Aviano – che secondo la Fas (Federation of american scientists) ospiterebbe ordigni atomici tattici del tipo B61-12 al pari di Ghedi –, alla stessa Bassa Bresciana, sino a raggiungere lungo lo stivale Puglia e Sicilia, come mostra lo schema ripreso qui a fianco.
Il grosso dell’attività addestrativa risulta concentrato sulla porzione del Tirreno compresa fra Trapani (aeroporto pure coinvolto) e la costa orientale della Sardegna. Quanto alle basi impiegate, oltre alle tre già menzionate (Ghedi, Aviano e Trapani), ci sarà Amendola, sede degli F35 del 32° Stormo, e sempre in Puglia, Gioia del Colle (casa dei Typhoon del 36°), destinate queste principalmente ad accogliere reparti di altri Paesi. Uno scenario che coincide con quello che fu definito per la medesima esercitazione nel 2023 e nel 2021.

I Paesi coinvolti
Più difficile allo stato comprendere quanti aerei e di quanti Paesi saranno rischierati in Italia: è ragionevole ipotizzare, sulla scorta del passato, che saranno non meno di una dozzina le aviazioni militari interessate, a partire da quelle dei membri della Nato che, come l’Arma azzurra, potrebbero essere chiamate all’impiego di atomiche Usa: si tratta di Belgio (che le ospita nella base di Kleine Brogel), Olanda (Volkel), Germania (Buchel, basi le ultime due che hanno ospitato l’edizione 2025), e Turchia (Incirlik), cui va aggiunto il Regno Unito, la cui base di Lakenheath oltre ad accogliere reparti Usaf è potenzialmente in grado di ospitare le B61-12. Nel complesso, saranno non meno di una sessantina i velivoli in campo, a partire dai Tornado di Ghedi. Non è invece previsto l’impiego dei più moderni F35 dei Diavoli Rossi, dato che quelli italiani sono ancora in attesa della certificazione di «dual capability», la capacità di operare sia con armamento convenzionale che appunto con ordigni atomici.
La «Steadfast noon» («mezzogiorno costante»: l’orario più distante dalla mezzanotte definitiva sul quadrante virtuale dell’orologio dell’Apocalisse, quel «Doomsday Clock» che gli scienziati del primo programma nucleare idearono all’inizio della guerra fredda) coinciderà temporalmente e in parte anche per zone interessate con un’altra grande simulazione militare multinazionale, la «Mare Aperto 2026», forse la più importante promossa dalla Marina Militare. Se da un lato si riconferma l’impegno delle forze armate per garantire una prontezza operativa calibrata agli scenari in costante mutamento, dall’altro il quadro non manca di suscitare allarme, oltre alle proteste delle realtà pacifiste, come Peacelink, che anche solo alla luce della prevedibile partecipazione a Steadfast Noon di velivoli italiani, hanno lanciato una campagna con raccolta firme per chiedere al Governo e al Parlamento di ritirare l’adesione.
Solo 85 secondi
Mentre si parla sempre più spesso di un rischio di conflitto frontale tra Paesi della Nato (e di conseguenza dell’intera Alleanza) con la Russia - l’ultimo allarme, giunto dagli 007 tedeschi è di ieri - la riconferma indiretta della presenza di atomiche nei bunker di Ghedi non può che suscitare preoccupazione. Tanto più che le lancette dell’orologio che scandisce quanto tempo ci separa da una guerra nucleare segnano il loro minimo storico: 85 secondi, quattro in meno del 2025.




