Bassa

Steadfast Noon, i caccia della Nato tornano a Ghedi per l'esercitazione nucleare

La base dei Diavoli Rossi del 6° Stormo interessata insieme ad Aviano dalla simulazione come già nel 2021. In volo 60 aerei di 13 Paesi
Gianluca Gallinari

Gianluca Gallinari

Caporedattore

Due F35 Lightning II, gli aerei di quinta generazione da poco entrati in servizio a Ghedi - Foto Ufficio Relazioni Esterne 6° Stormo
Due F35 Lightning II, gli aerei di quinta generazione da poco entrati in servizio a Ghedi - Foto Ufficio Relazioni Esterne 6° Stormo

Ghedi, ancora una volta. Sarà assieme ad Aviano, Amendola, Trapani e Gioia del Colle al centro della principale esercitazione Nato per l’impiego di bombe nucleari, che coinvolgerà da oggi al 26 ottobre aerei e militari di 13 Paesi.

L’appuntamento annuale va sotto il nome di «Steadfast Noon», «mezzogiorno costante»: l’orario più distante dalla mezzanotte definitiva sul quadrante virtuale dell’orologio dell’Apocalisse, quel Doomsday Clock che gli scienziati del primo programma nucleare della storia idearono all’inizio della guerra fredda.

Mediterraneo al centro

L’esercitazione avviene tutti gli anni in Paesi differenti tra quelli che vedono dislocati sul proprio territorio ordigni nucleari del Patto Atlantico o strutture potenzialmente in grado di accoglierne: Italia, Olanda, Germania, Belgio, Turchia e Regno Unito. Tuttavia, non capita di frequente che a distanza di soli due anni l’esercitazione torni a toccare gli stessi Stati membri e le medesime basi: se è vero che l’edizione 2023 riguarderà con l’Italia anche la Croazia, è altrettanto vero che Ghedi aveva fatto da quinta già all’edizione 2021, solo due anni fa. Per un ulteriore precedente bisogna fare un balzo indietro al 2014

I Notam dei prossimi giorni sull'Italia: tra le aree soggette a segnalazione anche quella di Ghedi per la Steadfast noon - Immagine trattata da www.deskaeronautico.it
I Notam dei prossimi giorni sull'Italia: tra le aree soggette a segnalazione anche quella di Ghedi per la Steadfast noon - Immagine trattata da www.deskaeronautico.it

Segno probabilmente del peso che l’Italia assume nell’Alleanza atlantica, in un quadro geopolitico che va progressivamente restituendo centralità al Mediterraneo. E gli eventi di questi giorni - pur determinati ben dopo la pianificazione dell’esercitazione - giungono come la più sinistra delle conferme.

Anche i B-52 americani

Sull’esatta dislocazione dei reparti si sa poco. Verosimile che soprattutto gli annunciati B-52, i bombardieri strategici che giungeranno appositamente dal North Dakota, troveranno un più agevole contesto logistico ad Aviano, dove è molto consistente la presenza di personale statunitense. Quanto agli altri velivoli, assieme agli F16 del 31st Fighter Wing Usaf di stanza ad Aviano, ci saranno analoghi velivoli olandesi e belgi, F15E, ma probabilmente anche caccia di quinta generazione (per la componente italiana si veda di seguito). Saranno una sessantina in totale. Le operazioni duraranno una decina di giorni, dal 16 al 26 ottobre, come detto, ma l’attività di volo è prevista più in dettaglio il 17 e 23 ottobre dalle 11 alle 16, il 19 e 24 ottobre dalle 12 alle 17 e il 26 ottobre dalle 10 alle 15.

Le aree interessate

Sull’estensione delle aree interessate dall’esercitazione, vengono invece in aiuto i Notam, vale a dire i provvedimenti emessi dalle autorità civili e militari che disciplinano il volo, contenenti restrizioni, divieti o specifiche per precise rotte o zone. I documenti (pubblici) che citano esplicitamente Steadfast Noon riguardano più aree del Belpaese: quella di Ghedi e del lago di Garda, fino a Verona, la zona di Aviano, in Friuli, un’ampia porzione dell’Adriatico settentrionale, davanti alla costa croata, le acque del Tirreno (vero cuore della maxi simulazione) e l’area del Mediterraneo a sud ovest della Sardegna. Le indicazioni contenute in tali Notam, ad uso e consumo dei piloti, sono chiare: «Intensa attività di volo militare, con impiego di armi e di velivoli a conduzione non umana», vale a dire i droni. Sul punto, è utile precisare che nessuna bomba atomica verrà impiegata realmente nel corso dell'esercitazione. 

L'impiego dell'F35?

L’edizione 2023 risulterà di particolare interesse per quel che riguarda il nostro Paese anche perché potrebbe trattarsi della prima edizione alla quale il 6° Stormo - e con esso l’intera Arma Azzurra - impiegherà accanto al Tornado (o invece di esso) il nuovo F35. Un velivolo strettamente connesso all’impiego delle nuove bombe B61-12 che nell’arsenale atomico Nato in Europa hanno sostituito le versioni più vetuste della sola bomba tattica in dotazione.

La loro sostituzione anche all’aerobase di Ghedi è dei mesi scorsi, stando a quanto ricostruito dalla Federazione degli Scienziati Americani, che monitora scelte e dotazioni dei Paesi che dispongono di armi nucleari: pur in assenza di conferme ufficiali, per comprensibili logiche di riserbo militare, sono infatti numerosi gli elementi dai quali è possibile desumere la presenza di quello che con formula tecnica (ed eufemistica) viene indicato come armamento di deterrenza.

L'annuncio della Nato

Gli F35 italiani (tra cui quello di Ghedi) rischierati a Marbork, in Polonia, con militari che esibiscono le bandiere di Italia, Polinia e Alleanza Atlantica - Foto ministero della Difesa Polacco
Gli F35 italiani (tra cui quello di Ghedi) rischierati a Marbork, in Polonia, con militari che esibiscono le bandiere di Italia, Polinia e Alleanza Atlantica - Foto ministero della Difesa Polacco

L’annuncio dell’imminenza dell’esercitazione è stata data dallo stesso segretario generale della Nato Jens Stoltenberg al termine del vertice dei ministri della Difesa Nato di giovedì. Nell’indicare che lo scenario sarebbe stato quello di Italia, Croazia e del Mediterraneo (sarebbe interessato anche il canale di Sicilia), il referente del Patto Atlantico ha sottolineato come ogni fase dell’esercitazione si svolgerà a più di mille chilometri dai confini russi. Un modo per rassicurare il Cremlino e scongiurare l’acutizzarsi delle tensioni già notevoli tra Mosca e la Nato, dopo l’ingresso della Finlandia e il costante sostegno garantito a Kiev nel quadro della crisi ucraina. Al riguardo, non si può dimenticare che proprio F35 anche dei Diavoli Rossi di Ghedi sono al momento impegnati in Polonia nel pattugliamento dei confini orientali del Patto Atlantico. 

Il Regno Unito

Interessante sarà comprendere anche quale sarà il livello di coinvolgimento del Regno Unito: lo scorso anno infatti, la medesima esercitazione si era in parte svolta anche su basi britanniche oltre che belghe. E proprio su una base Usaf su suolo britannico, quella di Lakenheath, viene segnalato il possibile ripristino dello stoccaggio di armamento nucleare statunitense: la Fas troverebbe riscontro nei bilanci della Difesa Usa laddove per il 2023 viene espressamente menzionato il Regno Unito accanto ad Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia quale Paese in cui trova ricovero parte dell’arsenale di deterrenza. Con parte dei 384 milioni di euro stanziati per lo specifico capitolo di spesa dalla Nato destinati proprio alla riattivazione del sito.

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