Opinioni

Salvini al Viminale: la mossa anti-Vannacci

Si fa strada l’idea di scambiare gli incarichi ministeriali di Piantedosi e del leader leghista: un’operazione non facile e nemmeno indolore, che andrà condotta in porto solo a inizio settembre
Luca Tentoni

Luca Tentoni

Editorialista

Matteo Salvini in Parlamento - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Matteo Salvini in Parlamento - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

In questi giorni si fa strada un’ipotesi che fino a poco tempo fa appariva del tutto remota, ma che alla luce dell’avanzata di Futuro nazionale nei sondaggi e del parallelo crollo della Lega potrebbe essere una soluzione per salvare la coalizione di governo così com’è (senza allargarla) e dare a Meloni qualche possibilità in più di provare a vincere le politiche 2027. L’idea è semplice: scambiare gli incarichi ministeriali di Piantedosi e Salvini, mandando il leader leghista al Viminale. Certo, non una operazione facile e forse neanche indolore, quindi andrà condotta in porto – se ci sarà la volontà politica – solo quando l’Esecutivo in carica avrà raggiunto il record assoluto di durata nella storia repubblicana (cioè a inizio settembre).

Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

I vantaggi del trasloco di Salvini sono parecchi: 1) la Lega oggi annaspa nei sondaggi, quindi può recuperare – magari un punto o due – in quell’area di destra radicale oggi occupata da Vannacci; 2) i voti strappati a Futuro Nazionale aumentano le possibilità del destracentro di correre da solo senza dover fare concessioni al generale e mantenendo la possibilità di essere competitivo alle elezioni del 2027; 3) lanciare un salvagente al capo leghista significa non veder annichilire elettoralmente un alleato che in questi anni ha avuto posizioni diverse in politica estera ma non ha mai creato veri problemi al governo; 4) Salvini al Viminale non ripeterà la «cannibalizzazione» degli alleati che compì nel 2019-’20 ai danni del M5s, perché allora riportò al centrodestra voti pentastellati usciti dal Polo per disillusione, mentre oggi pescherebbe forse un po’ in FN e forse anche un po’ in Fratelli d’Italia (ma il partito della Meloni può benissimo sacrificarsi per un 2-3%, visto che ha tre volte i voti di Forza Italia, quattro volte i voti leghisti e almeno cinque punti di vantaggio sul Pd); 5) poiché in politica non si fa niente per niente, il regalo del Viminale sarebbe verosimilmente ricambiato con un via libera alla riforma elettorale (preferenze comprese) e a una totale e incondizionata fedeltà della Lega alla Meloni; 6) recuperando un po’ a FN e rimescolando un tantino i consensi ai vari partiti del polo di governo, il saldo totale potrebbe essere soddisfacente, anche se certamente inferiore rispetto a quando Vannacci ha fondato il suo soggetto politico.

Il generale Roberto Vannacci - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
Il generale Roberto Vannacci - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it

Ci sono però anche degli inconvenienti che potrebbero pesare negativamente sulla manovra: 1) Vannacci, finora, ha sfondato nell’elettorato di un certo orientamento, ma se facesse breccia anche in settori conservatori oggi rappresentati da Fratelli d’Italia, il saldo per il destracentro potrebbe essere zero o negativo (un rischio che va tenuto in conto: da un lato Salvini guadagna uno, dall’altro Vannacci recupera due, poniamo); 2) è noto che la cosa migliore che Salvini sa fare è la campagna elettorale e che il Viminale è la tribuna più adatta per promuovere al massimo la sua capacità mediatica, ma è anche vero che dal 2020 in poi non è certo per il destino avverso che la Lega è passata dal 34% delle europee al 6% stimato oggi, quindi non è detto che funzioni; 3) la legge elettorale può aiutare l’attuale maggioranza, perchè col sistema vigente Vannacci – correndo da solo – potrebbe far perdere i partiti di governo in parecchi collegi uninominali, mentre col premio fissato al 42% la Meloni si giocherebbe la partita, anche se non è certo che arrivi a quella quota e neanche che il campo largo non effettui il sorpasso.

Salvini al Viminale, però, sarebbe un messaggio chiaro della Meloni a Vannacci, perché chiuderebbe ogni spiraglio di possibile allargamento della coalizione e inaugurerebbe una fase di «guerriglia mediatica a destra» (da settembre alle politiche di primavera: 6-8 mesi che potrebbero bastare per ottenere risultati) capace di rafforzare il profilo conservatore della premier (alla quale, verosimilmente, nessuno chiederebbe più del fascismo, visto che alla sua destra c’è un partito molto più estremo di Fratelli d’Italia e della Lega).

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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